Giovanni Malagò nuovo presidente FIGC: il programma completo del nuovo numero uno del calcio italiano
Giovanni Malagò è il nuovo presidente della FIGC. Eletto al primo scrutinio con il 68,58% delle preferenze (343,084 voti), l’ex numero uno del CONI ha avuto la meglio su Giancarlo Abete (29,17%, 145,936 voti - 2,25% le schede bianche), suo sfidante nella corsa a due alla presidenza della Federazione. Succede a Gabriele Gravina, al timone della FIGC negli ultimi otto anni. È questo l’esito dell’Assemblea Elettiva che si è tenuta ggi al Rome Cavalieri A Waldorf Astoria, dove i 266 delegati presenti hanno scritto con il loro voto una nuova pagina della storia del calcio italiano. “Da solo non posso fare niente – le prime parole di Malagò dopo la proclamazione – con voi posso fare tutto”.
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Vediamo il programma completo presentato da Giovanni Malagò:
INTRODUZIONE POLITICA: UNA FEDERAZIONE CHE RICOMPONE IL SISTEMA
Il calcio italiano non ha bisogno di una stagione di contrapposizioni. Ha bisogno di una stagione di ricomposizione. La Federazione deve tornare a essere il luogo in cui interessi diversi, tutti legittimi, vengono ricondotti a una visione comune: la competitività delle Nazionali, la sostenibilità dei club, la crescita dei giovani, la tutela dei territori, la modernizzazione degli impianti e la credibilità delle regole.
La fotografia del sistema è insieme forte e fragile. Forte, perché il calcio resta il primo linguaggio sportivo del Paese, con quasi un milione e mezzo di tesserati FIGC nella stagione 2023-2024, oltre trenta milioni di interessati tra la popolazione adulta e un impatto economico che lo rende una vera industria nazionale. Fragile, perché La crescita dei ricavi non ha ancora risolto il problema strutturale dell'equilibrio economico, della qualità degli impianti, dell'accesso dei giovani italiani al calcio di vertice e della semplificazione per Le società di base. Una candidatura autorevole alla Presidenza federale deve partire da qui: non dalla promessa di una riforma generica, ma dalla costruzione di un patto di responsabilità.
Il professionismo deve riconoscere il valore della base, il dilettantismo deve essere Liberato da pesi amministrativi sproporzionati, le Leghe devono trovare nella FIGC un interlocutore forte ma non invasivo, e le componenti tecniche devono essere coinvolte nelle scelte che determinano il futuro sportivo del Paese. Il mandato federale dovrà essere impostato su pochi obiettivi misurabili.
Il primo è rendere più competitivo il calcio italiano sul piano internazionale.
iI secondo è rafforzare La sostenibilità del sistema, non solo con controlli, ma con strumenti che aiutino i club a programmare.
Il terzo è avviare una politica nazionale sulle infrastrutture, assumendo l’impiantistica come tema industriale e sociale.
Il quarto è ricostruire una filiera del talento italiano, dal settore giovanile —con particolare attenzione alvincolo sportivo alla prima squadra.
ll quinto è trasformare la Federazione in una piattaforma di servizio moderna, digitale, capace di ridurre tempi e complessità.
Questa è la discontinuità necessaria: meno gestione dell’emergenza e più governo dei processi; meno annunci e più attuazione; meno burocrazia e più responsabilità; meno frammentazione e più sistema.
