REGGINA: ADESSO LA VERA PRIORITÀ È SOPRAVVIVERE
Si è chiusa, aggiungiamo finalmente, una stagione agonistica per tutti logorante e costellata da grandi aspettative, delusioni, nuove illusioni ed alla fine rabbia e sfinimento, soprattutto per un popolo costretto a vivere, suo malgrado, tre campionati in uno.
L’ultimo atto si è svolto e chiuso in perfetta coerenza con il resto dell’annata: difesa granitica contrapposta ad un attacco insanabilmente sterile, ma soprattutto, e relativamente agli ultimi mesi, quell’atteggiamento di potrei ma non voglio risultato decisivo, ovviamente in negativo, nelle ormai tristemente famose partite “alla portata” steccate proprio perché affrontate con lo spirito di chi intende certamente portare a termine il compitino ma, visto il percorso fatto e le prospettive ritrovate ed a portata di mano, avrebbe dovuto dare molto di più, per una squadra che non ha mai perso con le due compagini che l'hanno preceduta in classifica ma che ha colpevolmente lasciato per strada dieci punti con le due retrocesse ai play out.
Sulle vicende extra campo ci siamo già espressi esaustivamente e con dovizia di particolari, sia sul merito della questione che sul probabilissimo esito: adesso non sta più a noi premere sull’acceleratore di una vicenda che in questo momento è in mano a chi di dovere e che dovrà decidere se salvaguardare il rispetto delle regole o, molto più probabilmente, uno status quo molto più comodo e lineare. E comunque, in questo momento, non assume certamente la precedenza nei pensieri del tifoso amaranto. Nè può distogliere chicchessia dall'affrontare le questioni veramente importanti ed attuali.
Questo perché, ove qualcuno non lo avesse capito, la vera priorità è capire che ne sarà della AS Reggina 1914: parliamo di futuro, parliamo di sopravvivenza.
Non sono certamente passate inosservate le dichiarazioni di Torrisi, prima e dopo la finale play off, sul paventato ritardo con cui si starebbe affrontando, o meglio non affrontando, una programmazione indispensabile per poter pensare ad un campionato davvero di vertice per la prossima serie D: tale ragionamento, certamente corretto ed opportuno, nasconde però altre problematiche molto più complicate, per non dire oscure.
Chiedere di pianificare una stagione a chi apparentemente si trova già sull’uscio con le valigie in mano, salvo clamorosi colpi di scena in questo momento difficilmente prevedibili, risulta quantomeno azzardato, anzi fondamentalmente inutile, soprattutto quando, dall’altra parte del portone, non si vede nessuno pronto a prendere possesso dell’appartamento, quantomeno in tempi brevi.
Dare per scontato che ci sia già pronto qualcuno non solo ad assumere le redini del club, ma addirittura pronto ad allestire una corazzata per il prossimo torneo, è operazione molto pericolosa e, almeno al momento, irrealistica, considerando innanzitutto che la prossima urgenza consisterà nel concludere formalmente la stagione e creare le condizioni per l’iscrizione al prossimo campionato di quarta serie: se qualcuno pensa si stia parlando di qualcosa si scontato, vista la situazione, forse è un po’ troppo ottimista.
Ovviamente stiamo raccontando sensazioni dettate certamente anche dall’emotività del momento, che non è detto che possa cambiare radicalmente (ed auspicabilmente) nel giro di qualche giorno, visto che il calcio giocato è andato momentaneamente in archivio; tuttavia sottovalutare il problema sarebbe un grave errore, nel momento in cui non abbiamo conoscenza diretta dell’esistenza di trattative in corso e, in caso affermativo, di condizioni poste o non poste che rendano vicina o lontana un esito positivo dei confronti.
Abbiamo sempre chiesto alla politica di stare alla larga dalle vicende amaranto, troppo spesso in questi anni usate per fini legati ad interessi quanto mai lontani da quelli della squadra e dei propri tifosi, e continuiamo a farlo: ci rivolgiamo, semmai, alle istituzioni che, indipendentemente dalla provenienza partitica, hanno il dovere di tutelare quello che è un bene della collettività, favorendo per quanto possibile, qualora le percepibili intenzioni dell’attuale proprietà trovassero conferma nei fatti, che si creino situazioni serie e concrete per un avvicendamento il più possibile tempestivo e credibile.
Per fare ciò, al di là dell’esito delle prossime consultazioni elettorali, l’ideale sarebbe assistere ad un’azione condivisa e collaborativa senza fini legati al primato o alla primigenia della scelta, che certamente risulterebbe più efficace ed andrebbe a far cessare tutte quelle insopportabili guerre di opinione che hanno dilaniato la città negli ultimi tre anni e che, senza voler negare le responsabilità dirette, hanno inequivocabilmente finito per condizionare il rendimento sportivo delle ultime stagioni: è chiedere troppo?
