Assemblea Elettiva FIGC, il programma di Malagò: riforma dei campionati, sostenibilità, vincolo sportivo, le idee dell'ex presidente del CONI
Giancarlo Abete e Giovanni Malagò hanno depositato la candidatura alla presidenza della FIGC corredata dai rispettivi programmi entro il termine stabilito dal regolamento, ovvero 40 giorni prima dell’Assemblea Elettiva convocata per lunedì 22 giugno (ore 8.30 in prima convocazione, 11 in seconda convocazione) presso il Rome Cavalieri Waldorf Astoria Hotel.
La candidatura di Abete è stata sottoscritta dalla Lega Nazionale Dilettanti, mentre quella di Malagò dalla Lega Calcio Serie A.
Giovanni Malagò, ex presidente del CONI, sostenuto da Lega A, Lega B, AIC e AIAC, ha voluto concentrarsi segmento per segmento delle varie componenti fedeali e ha così toccato i temi della struttura dei campionati e della sostenibilità. Si legge:
SERIE A: ASSET INDUSTRIALE, BRAND GLOBALE E RESPONSABILITÀ DI SISTEMA
La Serie A è l principale asset industriale e mediatico del calcio italiano, dati più recenti confermano una fase di ripresa: l’audience della Serie A nel mondo, stimata in 710 milioni di fan, è cresciuta in modo significativo rispetto aLle stagioni precedenti, mentre l’affluenza negli stadi ha raggiunto livelli che non si registravano da decenni. Il campionato è percepito all’estero come un simbolo del Made in ltaly: questo è un capitale reputazionale che va trasformato in crescita economica, attrattività per gli investitori e maggiori ricavi strutturali.
La sfida è evitare che La crescita resti episodica. La Serie A deve rafforzare La propria dimensione internazionale, ma non può farlo senza stadi moderni, governance economica più robusta, lotta alla pirateria, politiche sul taLento e una migliore valorizzazione commerciale del prodotto. Il confronto con Premier League, Bundesliga e Liga non può essere ridotto ai diritti televisivi: riguarda infrastrutture, fan experience, data strategy, academy, sostenibilità finanziaria, internazionalizzazione e rapporto con i territori.
La Federazione deve accompagnare La Serie A senza invadere l’autonomia della Lega, ma assumendo il ruoLo di garante dell’interesse generale. La crescita della massima divisione deve produrre benefici sull’intera piramide. Per questo Le politiche federali dovranno collegare licenze nazionali, investimento nei vivai, sviluppo del calcio femminile, ammodernamento degli impianti e sostenibilità economica. Una Serie A più forte non è in contraddizione con un sistema più equilibrato: al contrario, senza una base solida La stessa competitività della massima divisione si indebolisce nel medio periodo.
Il tema dei diritti audiovisivi è centrate, ma non sufficiente. IL valore del prodotto va difeso contrastando la pirateria, ampliando te piattaforme di distribuzione internazionale e migliorando l’esperienza allo stadio. La Serie A deve diventare una Lega più globale senza perdere la propria identità italiana: qualità tecnica, cultura tattica, storia, territori, rivalità sportive e stile devono essere organizzati come parte di una narrazione commerciale unitaria.
La Presidenza federale dovrà sostenere questa agenda con una forte interlocuzione istituzionale su impiantistica, fiscalità, sicurezza, tecnologia e tutela dei contenuti, affinché la crescita della Serie A diventi crescita dell’intero sistema calcio.
SERIE B: CATEGORIA PONTE, PATRIMONIO TERRITORIALE E LABORATORIO DEL TALENTO
La Serie B occupa una posizione strategica nella piramide calcistica italiana. Non è soltanto il secondo campionato professionistico: è la categoria che più spesso misura la capacità di un Club di trasformare radicamento territoriale, organizzazione manageriale, sostenibitità economica e sviluppo tecnico in un progetto sportivo credibile.
La Serie B può e deve diventare il principale laboratorio del talento italiano. Molti giovani, per completare il percorso verso iL caLcio di vertice, hanno bisogno di contesti competitivi veri, di responsabilità, di minutaggio e di allenatori capaci di accompagnarne la crescita. La categoria deve essere sostenuta con strumenti federali che valorizzino e tutelino chi investe sui vivai, sulla formazione, sui centri sportivi e su modelli gestionali solidi. Il tema economico è particolarmente delicato.
La Serie B vive spesso una tensione strutturale tra ambizione sportiva e sostenibiLità. La rincorsa alla promozione può generare costi non coerenti con i ricavi ricorrenti, mentre la retrocessione produce shock economici difficili da assorbire. Le licenze nazionali e i controlli preventivi devono quindi essere pensati non come barriere punitive, ma come strumenti di stabilizzazione. Parametri di liquidità, costo del lavoro, indebitamento e continuità aziendale devono essere chiari, progressivi e applicati con tempi che consentano ai club di correggere gli squilibri.
La Federazione dovrà inoltre sostenere la Serie B sul fronte infrastrutturate. Il Report Calcio evidenzia come Le età media degli impianti della categoria sia molto elevata e come La percentuale di posti coperti sia ancora insufficiente. Questo incide sui ricavi, sulla qualità dell’esperienza del tifoso e sulla capacità delle società di costruire comunità commerciali attorno all stadio.
Una Serie B forte serve alla Serie A, alle Nazionali e ai territori. Per questo dovrà essere trattata come categoria di sviluppo strategico, non come semplice area di passaggio.
LEGA PRO: STABILIZZAZIONE DELLA CATEGORIA E SOSTENIBILITÀ INDUSTRIALE
La Lega Pro rappresenta una delle questioni più complesse del calcio italiano. La Lega Pro custodisce piazze storiche, identità territoriali, settori giovanili, occupazione sportiva e un patrimonio di passione che non può essere disperso. Allo stesso tempo è la categoria in cui emergono con maggiore evidenza le tensioni tra status professionistico, ricavi limitati, costi organizzativi, obblighi infrastrutturali e capacità finanziaria delle proprietà.
Il tema non può essere affrontato con slogan. La stabilizzazione della Lega Pro richiede un progetto pluriennaLe che tenga insieme sostenibilità economica, credibilità dei campionati, tuteLa dei Lavoratori sportivi e riduzione del contenzioso. Il primo obiettivo deve essere prevenire le crisi, non inseguirle. I controLli federali devono essere capaci di individuare tempestivamente situazioni di rischio, con percorsi correttivi graduati e trasparenti.
La riflessione sulla struttura della categoria deve essere condotta con serietà, senza scelte calate dall’alto. Numero di club, format dei campionati, criteri di ammissione, costi minimi di partecipazione, parametri infrastrutturali e sostegni alla formazione dei giovani devono essere vaLutati insieme. Una categoria troppo esposta a fragilità finanziarie produce danni a tutti: Club, calciatori, fornitori, tifosi, territori e credibilità federale.
La Lega Pro deve diventare anche il luogo di valorizzazione del talento. Per molti giovani italiani rappresenta il primo passaggio reale nel calcio adulto. Questo ruolo va incentivato con strumenti concreti: premiaLità legate al minutaggio qualificato, rapporti più ordinati con i club di Serie A e Serie B, sviLuppo delle seconde squadre da individuarsi attraverso un condiviso percorso di sistema.
La Presidenza federale dovrà aprire un tavolo dedicato alla stabilizzazione della categoria, con Lega Pro, AIC, AIAC, e rappresentanti delle società. L’obiettivo non è ridurre il valore della Lega Pro, ma aumentarne credibilità, sostenibilità e capacità formativa.
GIOVANI: INDIVIDUAZIONE E SVILUPPO DEL TALENTO E IL CONTRASTO ALLA SUA POSSIBILE DISPERSIONE
Il tema dei giovani è il punto in cui competitività sportiva e sostenibilità economica coincidono. Il calcio italiano produce talento, come dimostrano i risultati delle NazionaLi giovanili negLi uLtimi anni. Il problema è che quel talento fatica a trovare spazio stabile nel calcio di vertice. Il dato più netto è il minutaggio degLi Under 21 italiani in Serie A nella stagione 2023-2024: appena iL 2,3% del totale. Ancora più preoccupante è la situazione nel ruolo dell’attaccante, dove l’incidenza dei giovani italiani è marginale.
Questa non è una questione identitaria o protezionistica. È una questione tecnica, economica e strategica. Un sistema che non valorizza i propri giovani riduce la base di selezione delle Nazionali, aumenta La dipendenza dal mercato estero, disperde investimenti formativi e indeboLisce il patrimonio dei club. Il Report Calcio evidenzia anche come l‘Italia sia tra i Paesi con minore utilizzo di giocatori formati nel cLub di appartenenza tra i principali campionati europei
La risposta non può essere una norma isolata. Serve una fiLiera. La FIGC dovrà Lavorare con Leghe, AIC, AIAC e club per costruire un percorso che colleghi scuola calcio, settore giovanile, Primavera, Lega Pro, Serie B, seconde squadre o partnership tecniche, fino alla prima squadra. IL passaggio decisivo e tra 17 e 21 anni: Li si vince o si perde gran parte del capitale tecnico nazionale.
Le misure premiali devono essere ripensate per vaLorizzare non solo La presenza formale di giovani in lista, ma il loro impiego qualificato, la continuità di percorso, la formazione interna e il successivo valore sportivo. Allo stesso tempo bisogna migliorare [a qualità degli staff, degli impianti, della preparazione atletica e dell’accompagnamento psicologico.
Il talento italiano non va protetto abbassando La competizione. Va protetto alzando La qualità del percorso che lo porta alla competizione.
VINCOLO SPORTIVO:
Il tema del vincolo sportivo va affrontato con equilibrio. La progressiva revisione del vincolo ha introdotto un principio di maggiore Libertà per gli atleti, ma ha anche aperto interrogativi reali perle società professionistiche, dilettantistiche e giovanili che investono tempo, risorse e competenze nella formazione. La soluzione non può essere il ritorno a logiche superate, ma nemmeno lazzeramento del valore formativo prodotto dai club. Occorre costruire meccanismi di indennizzo e premio di formazione più chiari, semplici e proporzionati, capaci di tutelare la libertà dell’atleta e di riconoscere il lavoro delle società formatrici.
LICENZE NAZIONALI E SOSTENIBILITÀ: REGOLE A TUTELA DEL SISTEMA CALCIO:
Le licenze nazionali sono uno degli strumenti più importanti per rafforzare La sostenibilità del calcio italiano. Tuttavia, devono essere interpretate in modo evoLuto. Non possono essere soltanto un momento di verifica formale a ridosso dell’iscrizione ai campionati; devono diventare un percorso continuo di accompagnamento, prevenzione e miglioramento gestionale.
Il contesto europeo va in questa direzione. Le norme UEFA sulla sostenibilità finanziaria hanno introdotto principi più stringenti su stabilità, controllo dei costi e squad cost rule. Le nuove Financial Sustainability Regulations introdotte dalla UEFA prevedono una progressiva limitazione della spesa destinata a salari di calciatori e allenatori, ammortamenti dei trasferimenti e commissioni agli agenti, fino a un massimo del 70% dei ricavi dei club. Questo orientamento non va copiato meccanicamente nelle competizioni domestiche, ma deve ispirare una cultura gestionale più responsabile.
Nel calcio italiano il problema è strutturale. Il professionismo maschile ha accumulato perdite aggregate molto rilevanti negli ultimi diciassette anni, con un livello di indebitamento cresciuto neltempo. Nelle ultime stagioni vi sono segnali di migLioramento, legati all’aumento del valore della produzione e al contenimento dell’incidenza del costo del lavoro. Ma il miglioramento non può essere considerato definitivo se non si traduce in capitale, investimenti, gestione prudente e programmazione.
In questo quadro sarà necessario aprire anche una riflessione concreta sul peso della fiscalità che grava sul sistema calcio. La Federazione dovrà promuovere un confronto stabile con Governo e istituzioni affinché il calcio venga riconosciuto non soltanto come comparto sportivo, ma anche come settore economico, occupazionale e sociale strategico per il Paese. In tale contesto, sarà importante lavorare progressivamente verso una revisione del carico fiscale che oggi incide sulLe società sportive, valutando anche il superamento dell’IRAP per le attività calcistiche legate a formazione, settore giovanile, sviluppo territoriaLe e investimenti infrastrutturali. Ridurre la pressione fiscale sulle società virtuose significherebbe liberare risorse da reinvestire in giovani, impianti, sostenibilità e qualità organizzativa.
Parallelamente sarà necessario awiare una riflessione anche sulle regole di funzionamento della stanza di compensazione, con L’obiettivo di verificare possibili evoluzioni del sistema che garantiscano maggiore equilibrio, sostenibilità finanziaria e tutela per tutti i soggetti coinvolti anche con l’obbiettivo di armonizzare il sistema di pagamenti tra club a livello domestico a quello internazionale.
Il sistema delle licenze dovrà quindi essere rafforzato per garantire il rispetto dei parametri economico-finanziari e strutturali, ma anche accompagnato da strumenti che incentivino comportamenti virtuosi e modelli digestione sostenibili.
La stabilizzazione delle categorie, in particolare della Lega Pro, dovrà essere collegata a questo processo. Meno emergenze, meno ricorsi, meno incertezze e più programmazione rappresentano un vantaggio per tutto il sistema. Una Federazione forte non utilizza le licenze come semplice strumento sanzionatorio, ma come leva strategica per accompagnare il calcio italiano verso una maggiore solidità economica, gestionale e patrimoniale.
