Assemblea Elettiva FIGC, il programma di Malagò: le intenzioni programmatiche dell'ex presidente del CONI

15.05.2026 11:45 di  Redazione Tuttoreggina  Twitter:    vedi letture
Assemblea Elettiva FIGC, il programma di Malagò: le intenzioni programmatiche dell'ex presidente del CONI
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© foto di Antonello Sammarco/Image Sport

Giancarlo Abete e Giovanni Malagò hanno depositato la candidatura alla presidenza della FIGC corredata dai rispettivi programmi entro il termine stabilito dal regolamento, ovvero 40 giorni prima dell’Assemblea Elettiva convocata per lunedì 22 giugno (ore 8.30 in prima convocazione, 11 in seconda convocazione) presso il Rome Cavalieri Waldorf Astoria Hotel.

La candidatura di Abete è stata sottoscritta dalla Lega Nazionale Dilettanti, mentre quella di Malagò dalla Lega Calcio Serie A.

Giovanni Malagò, ex presidente del CONI, sostenuto da Lega A, Lega B, AIC e AIAC, ha fornito le sue intenzioni programmatiche generali. Si legge nel documento:

INTRODUZIONE POLITICA: UNA FEDERAZIONE CHE RICOMPONE IL SISTEMA

Il calcio italiano non ha bisogno di una stagione di contrapposizioni. Ha bisogno di una stagione di ricomposizione. La Federazione deve tornare a essere il luogo in cui interessi diversi, tutti legittimi, vengono ricondotti a una visione comune: la competitività delle Nazionali, la sostenibilità dei club, la crescita dei giovani, la tutela dei territori, la modernizzazione degli impianti e la credibilità delle regole.

La fotografia del sistema è insieme forte e fragile. Forte, perché il calcio resta il primo linguaggio sportivo del Paese, con quasi un milione e mezzo di tesserati FIGC nella stagione 2023-2024, oltre trenta milioni di interessati tra la popolazione adulta e un impatto economico che lo rende una vera industria nazionale. Fragile, perché La crescita dei ricavi non ha ancora risolto il problema strutturale dell'equilibrio economico, della qualità degli impianti, dell'accesso dei giovani italiani al calcio di vertice e della semplificazione per Le società di base. Una candidatura autorevole alla Presidenza federale deve partire da qui: non dalla promessa di una riforma generica, ma dalla costruzione di un patto di responsabilità.

Il professionismo deve riconoscere il valore della base, il dilettantismo deve essere Liberato da pesi amministrativi sproporzionati, le Leghe devono trovare nella FIGC un interlocutore forte ma non invasivo, e le componenti tecniche devono essere coinvolte nelle scelte che determinano il futuro sportivo del Paese. Il mandato federale dovrà essere impostato su pochi obiettivi misurabili.

Il primo è rendere più competitivo il calcio italiano sul piano internazionale.

iI secondo è rafforzare La sostenibilità del sistema, non solo con controlli, ma con strumenti che aiutino i club a programmare.

Il terzo è avviare una politica nazionale sulle infrastrutture, assumendo l’impiantistica come tema industriale e sociale.

Il quarto è ricostruire una filiera del talento italiano, dal settore giovanile —con particolare attenzione alvincolo sportivo alla prima squadra.

ll quinto è trasformare la Federazione in una piattaforma di servizio moderna, digitale, capace di ridurre tempi e complessità.

Questa è la discontinuità necessaria: meno gestione dell’emergenza e più governo dei processi; meno annunci e più attuazione; meno burocrazia e più responsabilità; meno frammentazione e più sistema.

VISIONE FEDERALE: UNA FIGC MOTORE E PIAUAFORMA DI SERVIZIO

La FIGC non può essere percepita soltanto come autorità regolatoria. Deve essere, insieme, arbitro istituzionale, motore strategico e piattaforma di servizio. Arbitro, perché le regole devono essere certe, uguali, tempestive e credibili. Motore, perché il calcio italiano ha bisogno di una guida che sappia aprire dossier nazionali su infrastrutture, fiscalità, lavoro sportivo, diritti audiovisivi, formazione e tutela del talento. Piattaforma di servizio, perché società professionistiche e dilettantistiche non possono essere lasciate sole nella gestione di adempimenti sempre più complessi.

Il ruolo federale va interpretato con equilibrio. La FIGC non deve sostituirsi alle Leghe, né comprimere l’autonomia delle componenti. Deve però esercitare pienamente la propria funzione di indirizzo, soprattutto quando l’interesse generale del movimento rischia di disperdersi nella somma di interessi particolari. La sostenibilità economica, La credibilità dei campionati, la competitività internazionale e la qualità della formazione non appartengono a una sola componente: sono beni comuni del calcio italiano.

La visione federale proposta si fonda su un principio semplice: ogni decisione deve essere valutata per l’impatto che produce sull’intera piramide. Una misura sui giovani non può riguardare solo i settori giovanili, incide sulle Nazionali, sul valore patrimoniale dei club, sulla Serie 8, sulla Lega Pro e sulla sostenibilità dei dilettanti. Una misura sugli stadi non riguarda solo la Serie A; incide sulla sicurezza, sulla fan experience, sui ricavi da matchday, sulle comunità locali e sulla candidatura dell’Italia a grandi eventi internazionali. Una misura sulle licenze nazionali non deve essere solo una soglia di accesso; deve diventare uno strumento di accompagnamento alla qualità gestionale.

Il metodo di Presidenza dovrà essere conseguente: tavoli permanenti con obiettivi definiti, tempi certi di attuazione, report annuale di avanzamento, confronto istituzionale stabile con Governo, Parlamento, Regioni, Comuni, UEFA, FIFA, CONI, Sport e Salute e Istituto per il Credito Sportivo e Culturale. La Federazione deve parlare con una voce autorevole per l’intero calcio italiano, senza rinunciare alla complessità del sistema ma trasformandola in capacità di governo