REGGINA: I CATTIVI PENSIERI, IL LASCITO DI BALLARINO E LE INCERTEZZE SUL “GRUPPO LOTITO”
In un mese di giugno tra i più lunghi, dal punto di vista della percezione, che Reggio ricordi, viviamo con trepidazione nell’attesa di vedere finalmente risolta la questione del passaggio delle quote della società amaranto, contesa fino a ieri da almeno due proposte importanti a concrete: precisiamo fino a ieri perché, in serata, una delle parti in causa si è tirata definitivamente fuori.
È stato personalmente Matt Rizzetta, in collegamento con i colleghi di Reggio TV, ad annunciare in diretta l’interruzione della trattativa con l’attuale proprietà a causa della mancata accettazione dell’ultima proposta, in ordine di tempo, formulata al patron Ballarino e rimasta senza risposta nonostante i recenti ed assidui dialoghi intercorsi anche di persona; chiusura confermata ufficialmente stamane ma che, in realtà, era già chiara da diverse ore agli occhi dei più attenti osservatori, e forse anche da giorni.
A voler infatti cercare di analizzare il susseguirsi dei fatti occorsi nelle ultime settimane con un certo grado di malizia, passando da annunci di accordi trovati ad improvvisi ribaltoni a favore di altri soggetti, favorirebbero il sorgere di cattivi pensieri che potrebbero far ipotizzare che proprio la proposta dell’imprenditore italo americano potrebbe persino essere stata utilizzata unicamente quale mezzo per alzare l’asticella sulla valutazione da poter dare al club, e dunque quale "stimolo" per interessati alternativi.
Ovviamente restiamo nel campo delle semplici ipotesi, magari fantasiose o magari no, ripensando alla massima andreottiana sulla circostanza che a pensare male si fa peccato ma a volte ci si azzecca, e pur nella consapevolezza di non conoscere sufficientemente gli elementi costitutivi della trattativa: altrettanto chiaramente però, magari a babbo morto, potremmo o meno trovare conferma alla suddetta ipotesi ove riusciremo a venire a conoscenza dei termini di un futuro accordo, sempre ovviamente che arrivi.
L’unica cosa che oggi appare chiara è che siamo agli sgoccioli riguardo l'era Ballarino, il cui principale lascito, incontestabilmente, resterà il mancato raggiungimento di quell’obiettivo sportivo, quale minimo sindacale che avrebbe dovuto riportarci nel professionismo, per ragioni e con modalità molto differenti per ciascuno dei tre anni successivi al fallimento, passando da una serie di errori gestionali compiuti in questi anni e che hanno riguardato soprattutto la parte sportiva, attraverso una programmazione assai discutibile che, oltre a causare due esoneri in panchina nelle ultime due annate, ha finito per portare in riva allo stretto un numero di calciatori ben oltre il necessario e spesso poco funzionali al progetto, così come non abbiamo mai lesinato critiche sull’aspetto comunicativo, nei modi e nei tempi, che ha contribuito e non poco a sviluppare quel deficit di appeal poi definitivamente esploso in seguito nelle ultime settimane, rendendo pressoché inevitabile un futuro passaggio di consegne.
Allo stesso tempo, con analoga franchezza, va però evidenziato che chi ha assunto l’onere di far ripartire il calcio reggino ha dovuto operare in un clima già immediatamente avvelenato da preconcetti evitabili che non ne hanno certo facilitato il compito, partendo dalle macerie, il cui emblema può essere rappresentato da un Sant’Agata privo non solo persino delle sedie, ma con la luce staccata per morosità pregresse, ed oggi, dopo avere riportato a casa il marchio ed il nome storico perduto trent’anni fa, lascia una struttura societaria solida, un centro sportivo rinato e soprattutto un settore giovanile in grande salute.
Tutta questa cronistoria rischia però di essere travolta, in negativo, dalle vicende di questi giorni: mai abbiamo neanche pensato di mettere becco in questioni riguardanti la possibile compravendita societaria, rispettando in ogni sua forma l’autonomia negoziale della società, il cui proprietario ha tutto il sacrosanto diritto di cercare di ottenere le migliori condizioni di vendita; ci si consenta però di storcere il muso se, come ipotizzato precedentemente, tali presunte manovre “manipolative” messe in atto finissero per compromettere, in termini temporali, l’inizio di un nuovo corso per il quale il prolungarsi del momento successorio rischia seriamente di pregiudicare una programmazione sportiva utile a costruire la prossima squadra che, è anche inutile dirlo, dovrà inevitabilmente puntare a vincere, se non stravincere il prossimo campionato.
Se infatti abbiamo evidenziato la presenza costante di critiche, spesso sfociate in insulti gratuiti ai danni del patron, appare però impossibile non evidenziare come migliaia di tifosi abbiano invece scelto, nonostante tutto, di sostenere questa società in termini fattivi attraverso abbonamenti, presenze allo stadio ed in trasferta ed acquisto della gare casalinghe in streaming, relativamente ai tantissimi fuori sede, il che dovrebbe doverosamente suscitare un moto di coscienza, se non di riconoscenza, che funga da sollecito alla definizione di un accordo, ove alla portata.
Qualora non fosse così, sarebbe impossibile non pensare persino ad una sorta di “potere di farle fallire” che, ricordando il Jep Gambardella de La Grande Bellezza, faceva riferimento alle feste mondane romane, ma che rischierebbe, alle nostre latitudini ed adattandola alla situazione attuale, di incarnare una sorta di vendetta che però andrebbe a colpire non solo i contestatori, ma soprattutto la maggioranza silente di chi non ha mai abbandonato la maglia amaranto, nonostante tutto: vogliamo tuttavia sforzarci di considerare impossibile che si possa arrivare a questo, magari confortati da una pressoché immediata risoluzione della vicenda nelle prossime ore.
Non abbiamo mai parteggiato per l’una o l’altra ipotesi, nella coerenza di continuare credere fortemente che si debba tifare per la Reggina e non per i presidenti: pur non negando che l’ipotesi Rizzetta poteva risultare affascinante non solo per l’ostinazione e l’entusiasmo con cui ha cercato di introdursi nel mondo Reggina, ma anche da una visione moderna sul modo di gestire un club calcistico che aveva già portato ottimi frutti in altre piazze, non ci sogniamo nemmeno di osteggiare o semplicemente considerare meno prestigiosa e solida la possibilità dell’arrivo del cosiddetto “gruppo Lotito”, in virtù del trascorsi e della grande esperienza dell’attuale presidente della Lazio nel calcio italiano: il problema, semmai, potrebbe essere rappresentato proprio dalle incertezze sulla composizione di questo gruppo, di cui non è dato sapere nemmeno se il senatore sarà o meno protagonista in prima persona.
La questione, non di poco conto, andrebbe ad incidere non solo sulla bontà dell’eventuale nuovo progetto amaranto, ma porrebbe dei dubbi da non sottovalutare causati dalla norma sulle multiproprietà (che inciderebbe da subito e non dal 2028, come continuiamo e leggere erroneamente in giro), che in un caso nell’altro provocherebbero potenziali conseguenze differenti in caso di augurato ritorno tra i professionisti, con l’immediato e non certo gradito riaprirsi di problematiche molto simili a quelle attuali.
Dunque l’auspicio più immediato, a maggior ragione, sarà poter dirimere qualsiasi dubbio stia comprensibilmente turbando il sonno dei tifosi amaranto, e di farlo nel minor tempo possibile, sperando dunque che le prossime ore possano finalmente essere foriere di novità, ma stavolta definitive.
