Il sindaco di Bari chiede a De Laurentiis garanzie per la cessione: "Le norme federali impongono il passaggio di mano..."
Il sindaco di Bari, Vito Leccese, dopo aver tenuto una conferenza stampa, ha pubblicato una nota stampa per sottolineare le sue richieste all'attuale proprietà del club pugliese.
Il primo cittadino sottolinea che "...La SSC Bari è una società privata, e nessun sindaco può sottrarre un bene privato al suo legittimo proprietario. Chi me lo chiede mi chiede una cosa che non è nelle mie mani, né in quelle di nessuna istituzione democratica. Quello che posso fare, e che intendo fare, è esercitare fino in fondo le prerogative che ho. E la più importante, in questo momento, è la disponibilità dello stadio per l’iscrizione al prossimo campionato. Lo stadio San Nicola è un bene nella disponibilità della città di Bari. E non possiamo consegnare questa disponibilità senza ottenere un impegno che questa città merita. E cioè chiarezza per il futuro della sua squadra. E quando parlo di chiarezza non mi riferisco agli obiettivi sportivi, di cui non devo e non posso occuparmi. Mi riferisco all’obiettivo del passaggio di proprietà, come previsto dalle norme federali. L’unica via d’uscita da questa situazione ormai compromessa".
Ecco la nota del primo cittadino barese:
Oggi ho convocato una conferenza stampa per aggiornarvi su quello che sta succedendo con la SSC Bari. Ve lo racconto qui, con la stessa franchezza con cui l’ho detto ai giornalisti. Lo so che molti di voi sono arrabbiati. Lo so che la retrocessione in Serie C è stata durissima e che la fiducia nella proprietà del Bari è esaurita da tempo. La capisco, quella rabbia. Ma il mio compito non è alimentarla, è trasformarla, se possibile, in qualcosa di concreto. Non ho il potere di “cacciare i De Laurentiis”. La SSC Bari è una società privata, e nessun sindaco può sottrarre un bene privato al suo legittimo proprietario. Chi me lo chiede mi chiede una cosa che non è nelle mie mani, né in quelle di nessuna istituzione democratica. Quello che posso fare, e che intendo fare, è esercitare fino in fondo le prerogative che ho. E la più importante, in questo momento, è la disponibilità dello stadio per l’iscrizione al prossimo campionato. Lo stadio San Nicola è un bene nella disponibilità della città di Bari. E non possiamo consegnare questa disponibilità senza ottenere un impegno che questa città merita. E cioè chiarezza per il futuro della sua squadra. E quando parlo di chiarezza non mi riferisco agli obiettivi sportivi, di cui non devo e non posso occuparmi. Mi riferisco all’obiettivo del passaggio di proprietà, come previsto dalle norme federali. L’unica via d’uscita da questa situazione ormai compromessa. Prima di firmare qualsiasi atto, dunque, ho chiesto a Luigi De Laurentiis garanzie precise sulla vendita del Bari. E le ho messe nero su bianco.
1. Un nuovo management con un mandato contrattuale esplicito: non solo guidare la squadra, ma gestire la transizione verso una nuova proprietà.
2. Un percorso di advisoring formale, con tempi e regole strutturate, per trovare acquirenti, con un cronoprogramma chiaro e trasparente per il passaggio di proprietà, che si concluda prima del 2028 indipendentemente da eventuali modifiche alle norme federali sulla multiproprietà.
3. Un comitato di garanzia, nominato dal Comune, formato da personalità di cui questa città si fida, che costituisca un canale di comunicazione periodico e diretto con il club.
Non sono richieste mie personali. Sono le richieste di una città che ha aspettato abbastanza e che ha il diritto di conoscere il proprio futuro.
Attendo risposta. So che questo percorso richiede pazienza, e so che la pazienza è finita da un pezzo. E so che qualcuno vuole solo una rivalsa contro una famiglia che ha deluso le aspettative. Ma vi chiedo di capire che la vendetta non rientra nei compiti di un sindaco. La disponibilità dello stadio è un atto di responsabilità e, pertanto, può essere rilasciata solo di fronte ad impegni reali e vincolanti per garantire la salvaguardia di un bene di tutti, come la nostra passione sportiva. E sì, questo posso e devo pretenderlo. Il Bari non è solo una squadra di calcio. È parte di quello che siamo. È il modo in cui questa città si racconta al resto del Paese, il filo che tiene insieme generazioni diverse, quartieri diversi, storie diverse. Un patrimonio che non appartiene a una famiglia, né a un sindaco. Ma a tutti noi. E come tale va trattato. Vi terrò aggiornati.
