Il precedente di Lotito in D con la Salerno Calcio: promozione all'ultima giornata ma al primo tentativo
Claudio Lotito pronto a prendere la Reggina e tentare così di riportare la squadra almeno in C. L'attuale patron della Lazio e senatore di Forza Italia ha già "disputato" la D con l'allora Salerno Calcio, stagione 2011-2012, erede della defunta US Salernitana, non iscritta alla C
in seguito all'esclusione dai campionati FIGC per l'eccessiva esposizione debitoria, l'allora sindaco Vincenzo De Luca (appena rieletto per la quinta volta non consecutiva, ndr), pubblica un bando allo scopo di costituire una nuova società che aderisca al comma 10 dell'articolo 52 NOIF per ripartire dalla Serie D. Il sindaco sceglie la proposta da lui ritenuta più convincente economicamente, quella della Morgenstern S.r.l con a capo Marco Mezzaroma, il quale prende parte al progetto insieme al cognato Claudio Lotito, che ufficialmente assume il ruolo di consulente. Inizia così la cosiddetta Era dei romani, con la nascita della neocostituita società del Salerno Calcio.
Con una formazione composta in gran parte da giovani provenienti dal vivaio della Lazio, società di cui Lotito è proprietario e presidente, la squadra fa il suo esordio assoluto nella Coppa Italia di Serie D il 21 Agosto all'Arechi, soccombendo dopo i calci di rigore all'Internapoli Marano (3-1 il finale). Ma l'organico è ancora un cantiere aperto e viene notevolmente rinforzato, via via, con giocatori esperti quali Francesco Montervino, Raffaele Biancolino, Ciro De Cesare, David Giubilato, David Mounard e Massimiliano Caputo. Guidati dall'allenatore Carlo Perrone, i salernitani centrano già al primo anno l'obiettivo di ritornare tra i professionisti, vincendo il girone G. Tuttavia i campani devono attendere fino all'ultima giornata per spegnere la tenace resistenza dei diretti antagonisti del Città di Marino (che tra l'altro erano pure in vantaggio negli scontri diretti, avendo vinto per 1-0 a Salerno), squadra neopromossa ma che si rivelerà la più tenace ed agguerrita concorrente per tutto il campionato. La matematica certezza della promozione, infatti, arriva solo nella gara conclusiva contro il Monterotondo, disputata all'Arechi dinnanzi a 10.888 persone, record assoluto di spettatori in Serie D per quella stagione, vinta per 3-1.
Nella rosa dei granata (in quella stagione in campo con una maglia blu-granata) anche un giovane Gigi Canotto, ceduto nel corso della sessione invernale di mercato.
Nella Poule Scudetto, il Salerno calcio, dopo aver vinto il triangolare n° 3 superando Martina e HinterReggio, in semifinale si arrende, dopo i calci di rigore, al Teramo, che verrà poi a sua volta sconfitto dal Venezia nella finalissima. Prima dell'inizio della stagione successiva, il Salerno acquisirà i segni distintivi della società precedente: con la divisa granata e l'ippocampo sul petto, il club di Lotito e Mezzaroma farà rinascere la Salernitana.
