Gazzetta dello Sport, l'approfondimento: "La fatal retrocessione. Scendere dalla B porta al dissesto"

09.10.2020 11:45 di  Redazione Tuttoreggina  Twitter:    vedi letture
Gazzetta dello Sport, l'approfondimento: "La fatal retrocessione. Scendere dalla B porta al dissesto"
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© foto di Antonello Sammarco/Image Sport

"La fatal retrocessione. Scendere dalla B porta al dissesto. E i club saltano: ultimo il Trapani", è l'approfondimento di Gazzetta dello Sport in merito ai danni economico post retrocessione dalla B alla C. Mentre dalla A alla B esiste una forma di "risarcimento", dalla B alla C il paracadute è esiguo per salvare i club.

"L’ultima della serie è stata il Trapani. Chi retrocede dalla Serie B, se non ha le spalle larghe e le casse piene, va incontro al tracollo finanziario. Uno dei problemi più gravi della Serie C è proprio questo: accogliere società in difficoltà economica. E perderle. La situazione del Trapani, dopo l’uscita di scena della famiglia Morace, è sempre stata più precaria dei risultati sportivi, che l’hanno visto risalire in B nel 2018-19 dopo la retrocessione di due anni prima. Ma la discesa di luglio (fatale il -2 per mancati pagamenti) è stata fatale, malgrado l’iscrizione avvenuta rispettando le richieste. Tempo due mesi e la proprietà ha preferito abdicare, rovinando la stagione del girone C. Un danno enorme, per tifosi e dipendenti ma anche per la categoria.

Che la retrocessione dalla B sia un vero trauma economico lo dicono i numeri: negli ultimi 15 anni sono retrocesse 55 squadre (6 sono state ripescate e nel 2017-18 sono scese in 5, con il Cesena per il caso plusvalenze) e di queste ben 27 sono andate incontro a un dissesto finanziario spesso sfociato nel fallimento. Tre di queste (Catanzaro, Pescara e Vicenza) sono comunque riuscite a restare in Serie C salvando il titolo sportivo, tutte le altre sono dovute ripartire dai dilettanti, e qualcuna è rimasta ancora oggi incastrata da quelle parti. Non solo: delle 28 società che sono riuscite ad assorbire la retrocessione, in poche hanno ammortizzato bene la situazione. Tante hanno fatto fatica e magari la stanno facendo tutt’ora, ultima il Livorno dopo il disimpegno del presidente Spinelli e una tormentata cessione del club che non ha ancora portato l’attesa schiarita e non fa pensare in positivo.

In Italia, nei soli campionati professionistici, l’effetto sportivo per promozioni e retrocessioni è relativo. Chi sale stappa lo champagne due volte: prima per il successo sportivo, poi per i maggiori introiti. Chi scende invece piange due volte: per la sconfitta e per il crollo dei ricavi. I bilanci delle società sono più o meno parametrati con le entrate derivanti soprattutto dalla legge Melandri, così chi gioca in A può ricevere come minimo un contributo di 30-40 milioni, chi gioca in B nell’ultima stagione se ne è divisi circa 6,5 a testa, e chi fa la C viene premiato in base all’utilizzo dei giovani, e si va da zero a quasi un milione di euro. Per questo sono stati introdotti i famosi paracaduti : chi scende dalla Serie A, per non aver contraccolpi, incassa 10 milioni se ha fatto un solo anno, 15 se ne ha fatti due, 25 se ne ha fatti tre o più. Diverso per chi scende dalla B: le 4 retrocesse si dividono 3 milioni in base al piazzamento (900mila alla quartultima, 800mila alla terzultima, 700mila alla penultima e 600mila all’ultima), a fronte di contratti in essere (senza calcolare il resto) come minimo 4-5 volte superiori. Certo, il mercato può salvare, ma se capita un’estate come questa in cui le spese sono crollate, al limite si spera di alleggerire il monte ingaggi, non di incassare cifre importanti per i cartellini. Non si può comunque dare tutta la colpa al paracadute. Chi in B ha saputo gestirsi, o ha una proprietà solida, risente di meno della caduta. L’ultimo caso è quello del Perugia, che grazie alla gestione sana degli ultimi anni non ha avuto contraccolpi. Il Trapani invece sì: retrocedere è stato fatale, tentare di sfangarla irrispettoso.

Se chi scende dalla B vede la caduta in C come un incubo, chi sale dalla Serie D senza aver fatto bene i conti rischia di rovinarsi la festa. Passare da un campionato dilettantistico a uno professionistico fa raddoppiare i costi dei tesserati, viste le tasse. E poi ci sono molti altri costi accessori che nei dilettanti non ci sono. Per questo capitano casi di società che, dopo aver vinto il campionato, scelgono di rinunciare (ultimo il Campodarsego). Scelta triste, ma comprensibile. Per questo, una categoria cuscinetto semiprofessionistica aiuterebbe. Ma per chi scende dalla B?"