Relazione Gravina sullo stato di salute del calcio italiano: "Sistema economicamente insostenibile, cronica incapacità di trovare sintesi"
Gabriele Gravina ha pubblicato sul sito ufficiale della FIGC la sua relazione sullo stato di salute del calcio italiano che avrebbe dovuto presentare nelle prossime settimane presso la VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei deputati. Tra i punti segnalati di criticità c'è anche la constatazione dell'insostenibilità economica del sistema per come è concepito.
Scrive Gravina nella sua relazione:
Un sistema economicamente insostenibile, in cui le risorse generate non bastano a coprire i costi (con la conseguenza che si preferisce ingaggiare calciatori dall’estero, che spesso risultano più a buon mercato e sottostanno a qualche vincolo normativo in meno per essere tesserati - ad es. i diversi sistemi di garanzie da prestare o il progressivo alleggerimento dei vincoli per il tesseramento di nuovi calciatori extracomunitari, aspetti che in entrambi i casi rientrano nella nuova autonomia riconosciuta alla Lega Calcio Serie A):
-tra il 1986/87 e il 2024/25 non sono state ammesse ai campionati professionistici, per inadempimenti economico-finanziari, 194 società (in soli due casi successivamente riammesse da Tar o Consiglio di Stato), mentre solo negli ultimi 13 anni sono stati inflitti 519 punti di penalizzazione.
-Nonostante l’aumento dei ricavi leggermente superiore a quello dei costi nell’ultimo quinquennio, il calcio professionistico italiano perde ancora oltre 730 milioni di euro all’anno. Complessivamente, nelle tre stagioni toccate dal Covid, i club professionistici italiani hanno perso 3,6 miliardi di euro. Ciò nonostante, nell’ultimo quinquennio, il costo del lavoro è aumentato in tutte le categorie, ma, mentre in Serie A i ricavi sono cresciuti di più (per cui l’incidenza del costo del lavoro sul valore della produzione si è ridotta dal 55% al 52%), in Serie B nello stesso periodo tale rapporto è cresciuto dal 55% all’82% e in Serie C dall’88% all’89%. L’incidenza dei debiti sul totale delle attività, nonostante gli sforzi degli ultimi anni, è ancora leggermente superiore all’epoca pre-Covid (80,6%, con 5,5 miliardi di indebitamento totale). Nel 2007/08 i ricavi aggregati erano in grado di coprire il 97% dell’indebitamento totale, nel 2023/24 questa percentuale è scesa all’83%
-Il costo delle commissioni pagate dai club agli agenti ha toccato nel 2025 il valore più alto di sempre (oltre 300 mln euro totali), con incrementi particolarmente significativi anche in Serie B, Serie C e Divisione Serie A femminile (è un altro tema su cui il calcio non può legiferare in maniera autonoma, in quanto interviene a valle di provvedimenti legislativi e norme antitrust)
-’area del professionismo è ipertrofica (97 club professionistici ce li hanno pochissimi Paesi al mondo: Messico, Turchia, Argentina, Thailandia, Arabia Saudita sono gli unici con più club professionistici dell’Italia) (fonte: FIFA Professional Football Report 2023)
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Una cronica incapacità di fare sistema:
-Il numero di soggetti portatori di interessi diversi che siedono in Consiglio Federale è superiore a quello che c’è negli altri paesi di riferimento
INTERVENTO PREVISTO DA GRAVINA:
-Riduzione del numero dei club
-Revisione modello di retrocessione/ promozione
-Area professionismo gestita da due Leghe
-Riduzione del «paracadute»
-Revisione prelievi trasversali alle Leghe
-Riduzione automatica contratti per retrocessione
-per contrastare tale proposta, e qualsivoglia tentativo di riforma basata sull’eliminazione, anche solo per un periodo limitato, del cd ‘diritto di intesa” in capo alla Leghe, si è arrivati anche a minacciare denunce e ricorsi presso gli organi di giustizia sportivi e statali;
-a febbraio 2026 è stata consegnata alle componenti federali la diciassettesima bozza di lavoro;
-i vincoli statutari esistenti, che richiedono il consenso delle Leghe interessate e una maggioranza qualificata di tre quarti dei voti (anche in ossequio alla “riforma Mulè”), hanno sempre impedito l’approvazione di qualsiasi riforma che tenesse conto di quanto precede.
RIFORMA MULE', COSA SI TRATTA - Nel 2024, il deputato di FI Mulè ha proposto un emendamento al Decreto Sport in cui si prevedeva una equa rappresentanza di componenti inbase "...al contributo economico apportato al relativo sistema sportivo". Era di fatto un sostegno alla Lega A, che chiedeva maggiore autonomia alla FIGC o comunque maggiore peso politico:
"Nel rispetto degli statuti delle federazioni di riferimento al fine di garantire una adeguata rappresentanza nei sistemi federali di cui al presente articolo, negli sport a squadre composte da atleti professionisti e con meccanismi di mutualità generale previsti dalla legge, le leghe sportive professionistiche hanno diritto a un’equa rappresentanza negli organi direttivi delle federazioni sportive nazionali di riferimento che tenga conto anche del contributo economico apportato al relativo sistema sportivo", si legge nell'emendamento Mulè. Peraltro finito al centro di una disputa con UEFA e FIFA, che hanno minacciato sanzioni alla FIGC in caso di approvazione della prima versione dell'emendamento, poi riveduto.
