"Calabria zona rossa, ma non è colpa del virus": l'analisi di HuffPost
"Calabria zona rossa, ma non è colpa del virus", è l'interessante articolo proposto da HuffPost che ha potuto interpellare vari attori interessati a quanto sta avvenendo sul territorio, ad oggi zona rossa e costretto a chiusure massicce di attività economiche che rischiano davvero di saltare in aria.
Scrive il portale online:
Al netto dell’indice Rt, quello che misura la trasmissibilità del virus, gli altri indicatori dicono che la Calabria è la Regione con il minor numero di positivi confermati ogni 100mila abitanti. E con il numero più basso di casi positivi rispetto ai tamponi effettuati. Ma oltre ai numeri ci sono i ritardi sulle terapie intensive, i medici e gli infermieri reclutati con il bando della Protezione civile che non lavorano, lo strascico di 12 anni di commissariamento della sanità e di tagli lineari. Calabria zona rossa. Ma non è colpa del virus.
Le parole della "campana" dell'Ente Regione: “Al momento l’emergenza è sotto controllo e gestibile. Non ci sono né indicatori né un sovraccarico nelle strutture sanitarie tali da definire necessario uno scenario da zona rossa”, dice a Huffpost il responsabile della task force regionale Covid Antonio Belcastro. A sostanziare questo ragionamento sono i numeri. Sempre Belcastro: “C’è l’indice Rt che è saltato, come è saltato in tutte le altre Regioni, ma il 95% dei positivi in Calabria è in isolamento domiciliare e solo il 5% in ospedale, tra terapia intensiva e altri reparti”.
Dall'ASP di Reggio Calabria invece sottolineano: "La collocazione della Calabria tra le Regioni con il rischio più alto non desta invece sorpresa al Dipartimento di prevenzione dell’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria. “La Calabria - spiegano - è già zona rossa per l’indice Rt legato prevalentemente alla carenza di strutture, create da quasi dodici anni ormai di commissariamento della sanità regionale. Il sistema è stato depauperato con tagli lineari inammissibili”.
Dal Dipartimento viene spiegato che nella provincia di Reggio Calabria ci sono stati circa 1.600 positivi, 91 ricoveri e cinque morti negli ultimi cinque-sei giorni, due nelle ultime ventiquattro ore. “Ci preoccupa la prospettiva - sottolineano - perché nel nostro territorio solo il grande ospedale metropolitano ha un reparto di malattie infettive e un reparto di terapia intensiva attrezzato. E poi i posti di terapia intensiva in tutto fino a poco tempo fa erano solo 26”. È una corsa contro il tempo in affanno quella che si sta conducendo in queste ore per provare a tenere il passo del virus: “Nonostante il lavoro incessante che stiamo portando avanti, le carenze sono tante. Stiamo cercando di attrezzare in maniera adeguata l’ospedale di Gioia Tauro per pazienti Covid, ma ci troviamo fare i conti con vincoli di bilancio che non agevolano l’iter. Ancora, la Calabria è l’unica Regione dove non hanno ancora cominciato a lavorare i medici e gli operatori - 1.500 in tutta Italia - reclutati con il bando della Protezione civile per potenziare il sistema di contact tracing. Figure e forze indispensabili, che ci sarebbero una grande mano anche per seguire le persone in quarantena domiciliare. A differenza di quanto è accaduto nella prima fase, stavolta non riusciamo a tenere botta”.
Sottolinea HuffPost: "I posti di terapia intensiva attivi prima dell’emergenza erano 106, anche se la programmazione regionale ne aveva previsti di più: 146. Durante la prima fase dell’epidemia i posti sono stati incrementati di 40 unità e il resto negli ultimi giorni, fino ad arrivare a un totale di 161 posti attivi. Di questi 161 posti, 57 sono dedicati a Covid. In base a quanto previsto dal Governo con il decreto Rilancio del 19 maggio bisognava però incrementare i posti letto fino a un totale di 280, All’appello mancano 119 posti. Perché? La risposta è in un processo in corso, ma ancora incompiuto. La struttura commissariale regionale ha approvato un decreto il 18 giugno. Il decreto è stato approvato dal ministero della Salute e poi registrato presso la Corte dei Conti. Le Asl che devono attuare l’incremento sono state individuate meno di un mese fa: il 9 ottobre".
