ESCLUSIVA TUTTOREGGINA - D'Alessandro: «Ci davano per spacciati, ma siamo ancora in corsa: a Varese ce la giocheremo»

22.03.2012 21:00 di  Simone Vazzana   vedi letture
ESCLUSIVA TUTTOREGGINA - D'Alessandro: «Ci davano per spacciati, ma siamo ancora in corsa: a Varese ce la giocheremo»
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© foto di Federico De Luca

Cambio di modulo all’orizzonte, stando a quanto visto questa settimana sul campo “2” del centro sportivo Sant’Agata. Gregucci, complice l’assenza di Freddi, ha studiato il passaggio dal 5-3-2 al 4-5-1. Con conseguente coinvolgimento di elementi della rosa ultimamente lontani dai riflettori. A destra, la concorrenza è folta: ma a Varese potrebbe esserci spazio per uno degli esterni. Ragusa, ultimamente impiegato come quinto di destra, dovrebbe avanzare sulla linea dei centrocampisti. Alle sue spalle potrebbe quindi tornare titolare Matteo D’Alessandro, in ballottaggio con Colombo e Melara. TuttoReggina.com, in esclusiva, ha intervistato il 22enne lombardo, arrivato il 31 agosto scorso, in comproprietà con il Genoa. Di seguito, le sue dichiarazioni.


Con il Livorno è tornata la vittoria: il ko di Bari quanto ha fatto male?

«Obiettivamente dopo la partita di Bari ci eravamo un po’ abbattuti: è stata una partita in cui si sarebbe stato stretto anche il pareggio. Perderla è stata una mazzata. Poi col Livorno abbiamo disputato una buona partita, ci hanno premiati gli episodi perché forse il pari sarebbe stato più giusto. Ma l’abbiamo portata a casa».

 

Ultimamente hai trovato poco spazio, ma col Livorno, se vediamo bene, Viola ha segnato il pari e Montiel il 2-1 su una punizione che ti sei conquistato. Chi ha giocato poco può essere determinante?

«Me lo auguro: la nostra è una rosa ampia e quindi non è facile rendere partecipi tutti. E’ importante sia per Alessio (Viola, ndr) che per Monti (Montiel, ndr) essere entrati in una partita delicata e aver determinato il risultato. Ma da parte nostra, sia con Breda che con Gregucci, chi si allena lo fa al meglio. Ci sono preferenze, come in tutte le squadre, ma è normale. Sono contento per loro, perché non è facile allenarsi per 6 o 7 mesi senza essere convocati. Hanno dimostrato che sono parte integrante della squadra. Alessio sia a Bari che a Livorno ha dimostrato di poter fare reparto da solo. Mi auguro che con i problemi fisici che ultimamente stanno riguardando la nostra squadra anche le persone restate fuori possano far vedere il loro valore».

 

Tu e Ragusa avete un passato comune, quello al Genoa. Con Gregucci è stato impiegato in un ruolo diverso…

«Sì, è vero. E lui ha risposto positivamente, ha fatto molto bene. Secondo me è un ruolo che può ricoprire tranquillamente».

 

Ora la trasferta di Varese…

«Siamo a tre punti da loro, ci attende una sfida importante. Sicuramente andiamo lì consapevoli di trovare una squadra forte, che ha dimostrato di poter stare davanti e dare filo da torcere a diverse squadre. Loro sono molto fisici, ben strutturati. Hanno giocatori di categoria sia davanti che dietro. A centrocampo hanno esterni bravi nell’uno contro uno. Saranno decisivi i duelli sulle corsie, a prescindere dal cambio di modulo o meno».

 

Ma per caratteristiche tue, dove ti trovi meglio?

«Io ho sempre giocato a destra in una difesa a quattro. Ho fatto il quinto a Reggio Emilia, per 6 mesi».

 

Breda prima, Gregucci poi: il tecnico attuale ha lavorato maggiormente sulla fase difensiva?

«Forse sì, ma è stata una conseguenza del mercato. Sono arrivati Freddi, Angella, sono cambiati anche i portieri. Il mister, che tra l’altro è stato un difensore, ha lavorato molto sull’assemblamento di un reparto praticamente tutto nuovo. La grande differenza tra i due allenatori sta nel carattere: Breda più pacato, Gregucci ha un carattere più marcato».

 

Dopo due anni di C, il campionato di B: hai patito il salto di categoria? Un tuo bilancio personale?

«La B è una categoria complicata: il campionato è lungo, trovi squadre organizzate, le partite sono apertissime fino al 90’. Personalmente sono abbastanza soddisfatto, non pensavo di giocare così tanto in una squadra così blasonata. Ma sono contento, personalmente sono orgoglioso. Quando scendo in campo cerco di dare una mano e di onorare la maglia».

 

E’ presto per le tabelle playoff?

«Sì, ogni discorso sarebbe prematuro. Ci attende un ciclo di tre partite difficili: dopo Varese, avremo il Brescia lunedì e il Torino venerdì. Dobbiamo pensare a una gara alla volta. Dopo Pasqua, quindi fra quattro o cinque partite, la situazione sarà meno incerta. Adesso è difficile fare calcoli. Davanti corrono. Lo stesso Varese ha sbagliato poco, la Samp sta tornando».

 

Curiosità: perché il numero 72 sulla maglia?

«Per tanti motivi: a Genova, quando sono stato aggregato alla prima squadra, mi hanno dato la possibilità di scegliere il numero di maglia. Presi il 27, giorno in cui si sono sposati i miei genitori. Inoltre, 27 sono anche i centimetri del mio piede. Così come le maglie utilizzate in passato: giocando a destra, il 2 e il 7 sono quelle che ho indossato maggiormente. Quando sono arrivato a Reggio Calabria, il 27 era occupato. Così, ho invertito le due cifre».

 

Due anni alla Reggiana, primo gol da professionista nel tuo derby personale contro il Modena. Sei di Sondrio, hai giocato nel Como: quindi col Varese c’è da aspettarsi qualcosa…

«E’ vero, non ci avevo pensato (ride, ndr). Speriamo che sia di buon auspicio. Abbiamo poco da perdere: fino a qualche settimana fa ci davano tutti per spacciati. Oggi siamo a tre punti dal Varese, che in casa è tosto. Andiamo lì per fare bene».

 

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