Assemblea Elettiva, il programma di Abete: l'analisi (molto lucida) del candidato presidente che sottolinea "l'egoismo" della serie A
Giancarlo Abete e Giovanni Malagò hanno depositato la candidatura alla presidenza della FIGC corredata dai rispettivi programmi entro il termine stabilito dal regolamento, ovvero 40 giorni prima dell’Assemblea Elettiva convocata per lunedì 22 giugno (ore 8.30 in prima convocazione, 11 in seconda convocazione) presso il Rome Cavalieri Waldorf Astoria Hotel.
La candidatura di Abete è stata sottoscritta dalla Lega Nazionale Dilettanti, mentre quella di Malagò dalla Lega Calcio Serie A.
Giancarlo Abete, già presidente federale, ha fatto una sintesi molto lucida sulle problematiche alla base delle decisioni, con la Lega A che vuol fagocitare tutto e dimenticare la complessa realtà del calcio italiano. Scrive Abete:
"Il quadro normativo nel quale opera la Federazione nasce in un contesto storico in cui esistevano soltanto tre Leghe: la Lega di A e di B; la Lega di C; la Lega Dilettanti. Fino al post-calciopoli permaneva — anche dopo l’ingresso dei rappresentanti di atleti e tecnici nell’Assemblea Federale e nel Consiglio Federale — il diritto di veto per cui ogni candidato alla presidenza doveva avere la maggioranza assoluta dei voti nonché un terzo dei voti di ciascuna componente.
Tale norma antidemocratica - che tutelava le singole Componenti ma non tutelava il bene comune collegato al funzionamento della Federazione - ha determinato i commissariamenti del 1996 e del 2000 e di fatto ha determinato l’accordo intervenuto nel 2004 fra potenziali candidati alla presidenza finalizzato ad evitare che per la terza volta consecutiva l’esito del voto portasse al commissariamento della Federazione.
L’interesse delle Componenti ha portato alla incapacità di condividere in sede di modifica statutaria tale procedura antidemocratica esistente talché, solo dopo Calciopoli, è intervenuto un provvedimento all’interno dei principi del CONI che ha di fatto permesso che tale procedura di tutela delle singole Componenti venisse meno. L’Assemblea statutaria del 4 novembre 2024 - a fronte della spinta manifestata da parte della Serie A per avere maggiore peso specifico all’interno della Federazione - è venuta incontro ad alcune delle richieste della Lega di Serie A aumentando la rappresentanza della Lega stessa in termini percentuali in assemblea e nel numero dei componenti in Consiglio Federale, pur non aderendo alla incredibile richiesta della serie A(che dal 2010 ha voluto staccarsi dalla Serie B) di rappresentare il 50% dei voti dell’intera Assemblea. Una richiesta spinta anche da parte di esponenti politici e trasmessa da parte di molti organi di stampa, senza alcuna analisi di comparazione con quanto avviene nei principali paesi calcistici europei (Inghilterra/Spagna/Francia/Germania).
Ancora oggi in occasione delle elezioni del 22 giugno si recita questo spartito assolutamente fuori da ogni logica rispettosa del ruolo della Federazione. La Lega di Serie A in esito all’Assemblea dello Statuto ha visto riconosciuta la titolarità a bloccare qualsiasi norma che riguardi la propria Lega senza condivisione da parte della Lega stessa ; ciò di fatto ha reso impossibile per [a Federazione qualsiasi intervento normativo sulla Componente di vertice del proprio sistema.
Nello spirito e nell’auspicio che la capacità delle persone riuscisse a superare i diritti di veto specifici, il Presidente Gravina in occasione dei [avori finalizzati alla preparazione dell’Assemblea propose di dare tali titolarità anche alla Lega di B, alla Lega Pro e alla Lega Dilettanti. Su intervento del sottoscritto, in qualità di Presidente della Lega Nazionale Dilettanti, con la responsabile adesione da parte del Presidente della Lega di B e della Lega Pro, le Componenti in oggetto hanno rinunciato ad acquisire tale titolarità al fine di evitare il blocco totale di qualsivoglia attività all’interno del Consiglio Federale.
Sta di fatto che già precedentemente all’Assemblea di modifica dello Statuto era operante una norma che per quanto riguarda la riforma dei campionati attraverso il meccanismo delle promozioni e delle retrocessioni richiede la condivisione da parte delle Componenti interessate e un voto in Consiglio Federale favorevole del 75% dei componenti.
Da queste riflessioni scaturiscono alcune considerazioni:
- il prevalere della tutela degli interessi delle singole Componenti rispetto al ruolo di mediazione e di sintesi della Federazione;
- l’impossibilità a causa delle norme ancora vigenti di favorire, pur nel rispetto delle singole Componenti, un processo di adeguamento del sistema calcio italiano alle esigenze e alle necessità che nel tempo sono intervenute.
- La difficoltà del Presidente Federale di procedere per i livelli di blocco decisionali esistenti, avendo soltanto come patrimonio da valorizzare la moral suasion nei confronti delle stesse.
Con questo quadro normativo, al di là della qualità del Presidente eletto, risulta difficile operare nell’interesse dell’intero sistema calcio in assenza di una capacità di sintesi.
Nel caso che ciò non fosse possibile sarà necessario - per garantire fIuidità alle decisioni - un diverso quadro normativo, che purtroppo potrebbe dover passare ancora una volta attraverso interventi di organismi sovra ordinati rispetto alla Federazione. Il mondo del calcio è una realtà che non può essere limitata in termini di riconoscibilità al naturale prestigio di pochi importanti Club.
È una realtà fatta di un milione e mezzo di tesserati presenti nei 7.896 Comuni italiani e in cui la Federazione ha il dovere primario di tutelare i valori e gli interessi di milioni di praticanti senza soggiacere alla legge e/o ai desiderata del più forte economicamente. Lo ricorda I.’Art 33 della Costituzione approvato da tutte le forze politiche presenti in Parlamento che riconosce il. valore educativo, sociale, di promozione del benessere psico-fisico dell’attività sportiva e non fa menzione degli interessi economici che pure il calcio determina con positive ricadute sul versante del. PIL del Paese.
Giova ricordare che fra le 282 società in Italia che fatturano più di un miliardo non c’è una società di calcio.
Il diverso fatturato e la diversa valenza economica fra la A e la B (A quasi 10 volte valore produzione della B) legittimano una riduzione del costo stipendiale più significativo di quello attualmente esistente in caso di retrocessione. Giova ricordare che dal 2023 sono operanti i contratti di lavoro autonomo all’interno della LND e gli accordi collettivi con AIC e AIAC. I contratti di lavoro autonomo attualmente operativi sono circa 39.000. AIC ed AIAC sono oggi , nel rispetto dei ruoli, interlocutori sindacali della LND. Non si comprende per quale motivo nel contesto del nuovo scenario di riferimento debbano partecipare ai Consigli Direttivi dei Comitati, laddove si determinano gli indirizzi strategici della Lega, come per esempio per l’obbligo dei giovani nei campionati regionali, senza analoga opportunità per gli organi direttivi della Lega.
Occorre quindi, al di là dei nomi dei candidati, una serie di analisi su quello che dovrebbe e si vorrebbe che fosse il ruolo della Federazione che non può risultare appiattito su interessi che già trovano ampia tutela nella autonomia decisionale da parte delle società più significative all’interno della Lega di riferimento.
Il calcio fisiologicamente - come testimoniano i dati delle istituzioni pubbliche - perde quote di partecipazione rispetto ad a[tri sport; anzitutto per [a naturale evoluzione della pratica sportiva in Italia che ha fortunatamente consentito una migliore e più articolata offerta sportiva da parte di tante discipline; in secondo luogo, per i successi sportivi di importanti atleti di altri sport che costituiscono un punto di riferimento a livello individuale e di gruppo per i più giovani, a fronte di risultati sportivi del calcio italiano non in linea con una storia che ha fatto del nostro Paese una realtà competitiva ai massimi livelli con le Nazionali e con i Club. Ovviamente incidono anche il calo demografico che rende più difficile lo sport di squadra in tanti Comuni e una impiantistica sportiva che vede migliaia di Comuni italiani in grande difficoltà nel portare avanti progetti adeguati alle esigenze della popolazione.
Si parla solo dei grandi stadi — per i quali siamo in ritardo — finalizzati alla disputa degli Europei 2032 che (‘Italia ha opportunamente condiviso in sede di assegnazione da parte della UEFA con la Turchia, non avendo alcuna possibilità da sola di ottenerne l’assegnazione alla luce del ritardo delle strutture del nostro Paese rispetto alla gran parte dei Paesi europei nella costruzione o ristrutturazione degli stadi".
