Abolizione vincolo sportivo, l'allarme di Zola: "E' un invito a chiudere e danneggia i vivai italiani". La nuova norma

13.10.2023 12:00 di Redazione Tuttoreggina Twitter:    vedi letture
Abolizione vincolo sportivo, l'allarme di Zola: "E' un invito a chiudere e danneggia i vivai italiani". La nuova norma
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© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport

"L'abolizione del vincolo è un invito a chiudere", le parole di Gianfranco Zola, vicepresidente della Lega Pro a Corriere dello Sport. Una delle presunte "riforme" di ministri e presidenti federali che rischiano di far chiudere il movimento di base e creano ulteriore danno ai settori giovanili.

"Tutte le società che investono tempo, denaro e risorse di vario genere per allevare giovani calciatori si ritrovano nella condizione di dover fare dei tagli, poiché la valorizzazione dei ragazzi non porta più ricavi e quindi non consente di proseguire. Per questo si lamentano. L’obiettivo che Matteo Marani ed io ci siamo posti è quello di spingerle a investire tempo, denaro e attenzione soprattutto nei vivai. Riteniamo che per la serie C sia un percorso fondamentale, la direzione, quella della sostenibilità. Troppi club spendono tanto e raccolgono briciole, uno dei modi per garantirne la sopravvivenza indurli a lavorare prevalentemente nel territorio per formare giovani, alcuni dei quali possono arrivare al professionismo. Ma non è necessario. Il momento chiave è la cessione a squadre di livello superiore e quindi l’ingresso di risorse esterne utili per andare avanti. Il vincolo è stato ridotto da cinque a due anni e molte società sono consapevoli che perderanno i ragazzi più bravi. Ti rendi conto che chi ha un ragazzo di valore e nessuna protezione davanti alle richieste di club o agenti disposti a portarlo via a zero, è fregato in partenza? Per molte realtà sono vitali anche i 10, 20, 30mila euro in un anno, e non sempre, del premio di formazione", le parole dell'ex fantasista di Parma e Chelsea.

Sugli effetti per i club dilettanti: "Con questa riforma le società sono costrette, per i piccoli rimborsi che riconoscono ai volontari del pallone, a iscrizioni all’Inail, alla produzione di cedolini paga, a contratti di Co.co.co. Sono obbligate alla sottoscrizione di accordi farsa. Si parla di contratti collettivi come se si trattasse di multinazionali. Chi l’ha ispirata non ha considerato gli addetti alle pulizie degli spogliatoi, i giardinieri, i manutentori, le persone alla biglietteria, tutte figure per le quali risulta necessaria l’assunzione. Solitamente queste attività sono delegate a pensionati, genitori o altri volontari che ora, per paura che vengano toccati diritti acquisiti, affitti e altro non firmano e preferiscono lasciare il compito. Al di là della tristezza della situazione, tutto ciò per le società comporta un aggravio dei costi di oltre il 30%".

Aggiunge Zola: "L’abolizione del vincolo non è stata accompagnata dalla garanzia di una premialità: quando il giocatore dilettante saliva nei professionisti il premio di formazione consentiva alla cedente di ottenere un ritorno economico. Il vuoto legislativo tra l’uscita delle nuove norme e le modifiche ha permesso un’indiscriminata “razzia” di talenti. In Francia e in Germania non esistono i vincoli, ma la federazione contribuisce alla gestione dei centri sportivi, alla formazione degli allenatori. Da noi tutto ha un prezzo: cartellini, iscrizione ai campionati, corsi di formazione per allenatori, arbitri e altro".

Sul Decreto Crescita, che favorisce l'acquisto di calciatori stranieri: "È fiscalmente più conveniente,Noi crediamo che i nostri vivai debbano essere protetti. Dobbiamo fare in modo che le parole vengano sostituite dai fatti. Tutti a criticare il campionato dei pochi italiani quando le cose vanno male e poi ci ritroviamo con norme che limitano ulteriormente la formazione dei nostri giovani. La C può essere il luogo ideale per crescerli, ma le leggi devono aiutare, non penalizzare".

NORMA SUL VINCOLO SPORTIVO: IL DETTAGLIO -  Le due principali novità introdotte dal D.lgs. 36/2021 sono l’istituzione della nuova figura del “lavoratore sportivo” e l’abolizione del vincolo sportivo, scrive Corriere edello Sport.

Il vincolo sportivo può essere definito semplicemente come il legame di esclusiva che nasce dal tesseramento per una società che, di fatto, limita la libertà contrattuale dell’atleta. Giuridicamente parlando, altro non è che quel particolare vincolo che assume il giovane calciatore al momento del tesseramento per una squadra di calcio, sia essa associata alle leghe professionistiche o dilettantistiche. Per quanto riguarda le società professionistiche il vecchio art. 33 delle Noif disponeva che “i calciatori con la qualifica di giovani di serie (a partire, quindi, dal 14º anno di età) assumono un particolare vincolo, atto a permettere alla società di addestrarli e prepararli all’impiego nei campionati disputati dalla stessa, fino al
termine della stagione sportiva che ha inizio nell’anno in cui il calciatore compie anagraficamente il 19º anno di età”.

Con l’abolizione del vincolo a partire dall’1 luglio 2023, nei professionisti il calciatore “giovane di serie” è vincolato con la società per la quale è tesserato per due stagioni sportive, se ha acquisito tale qualifica prima del compimento del 15º anno di età, ovvero, in tutti gli altri casi, per la sola
durata di una stagione sportiva, al termine delle quali è libero di diritto, salvo che abbia sottoscritto un contratto di apprendistato della
durata massima di tre anni. Detti contratti, ovviamente, sono onerosi e quindi rappresentano un costo per le società.
Risulta evidente che, abolendo il suddetto vincolo, le società sportive hanno subìto un doppio danno: da una parte è venuto meno il “patrimonio” rappresentato dal parco giocatori “di proprietà”, che dai 14 anni in poi, col solo tesseramento, si legavano sino al 19º anno di età (e quindi è venuta meno anche la possibilità di monetizzare con la loro cessione); dall’altra, al contrario, il mantenimento dei giovani calciatori diventa un costo che va ad
aggiungersi a tutti gli altri oneri di gestione del settore giovanile, mentre prima era gratuito (per mantenerli “di proprietà” serve stipulare il contratto
di apprendistato o il contratto professionistico a partire dai 16 anni di età).