REGGINA: NON SI CONFONDA LA TENACIA CON L’OVVIETÀ

09.02.2026 13:00 di  Valerio Romito   vedi letture
REGGINA: NON SI CONFONDA LA TENACIA CON L’OVVIETÀ
© foto di Raffaele Merolillo

Alla fine è arrivata anche la decima, seppur non consecutiva ma che comunque porta la serie positiva a undici gare (con 31 punti conquistati sui 33 disponibili), cammino che ricorda molto da vicino la cavalcata finale dello scorso campionato, ma soprattutto indispensabile per restare in scia con le avversarie dirette.

Era infatti noto alla vigilia come l’impegno della Reggina fosse più probante rispetto alle attuali contendenti, tutte impegnate tra le mure amiche con conseguenti successi ampiamente pronosticabili, seppur come al solito lo svolgimento delle gare abbia reso i punteggi finali non così scontati, eccezione fatta per la Nuova Igea che in questa fase, almeno in casa, appare un rullo compressore.

Chi tuttavia riteneva che gli amaranto avrebbero avuto vita facile in terra sicula, avrebbe compiuto un’analisi piuttosto superficiale basata unicamente sulle posizioni di classifica, ignorando la circostanza che vedeva gli iblei come una sorta di ammazzagrandi avendo, nell’impianto amico, già fermato sia Savoia che Nissa (rispettivamente un successo ed un pari) e con la quarta migliore difesa casalinga del girone.

Nondimeno, si susseguono in queste ore una serie di commenti, tra addetti ai lavori e semplici appassionati, che vedrebbero i ragazzi di Torrisi ristagnare in una sorta di fase calante confortata unicamente dai risultati, considerazioni certamente supportate dall’incredibile rendimento tenuto dai reggini negli ultimi tre mesi che, comprensibilmente, stanno abituando sin troppo bene una piazza necessariamente, per non dire inevitabilmente, esigente in ordine alle prestazioni ed alle risultanze in una classifica da scalare senza indugi, ma che a volte rischia di sminuire la tenacia dimostrata dalla squadra in qualcosa di ovvio, ma che ovvio certamente non è.

Vanno, al riguardo, fatte alcune precisazioni: gli ultimi due successi esterni sono sì arrivati praticamente all’ultimo respiro e concedendo ben poco allo spettacolo, tuttavia si rischia di considerare scontati dei risultati che in realtà celano ben altro, considerando sia gli avversari che le circostanze in cui sono giunti: già detto del Ragusa, è impossibile non notare come la Gelbison, dopo la battuta d’arresto casalinga con gli amaranto, abbia conquistato due successi consecutivi, che si aggiungono alle quattro vittorie ed un pareggio nelle sei gare che precedevano lo scontro con Barillà e soci, sintomo chiaro di una squadra in grande salute.

Non possono inoltre essere sottaciute le condizioni ambientali e strutturali in cui si è riusciti a prevalere, prima su un terreno oltremodo zuppo d’acqua, nonché ieri su una superficie che a stento può essere considerata un campo di gioco e sul quale non occorre molta fantasia per comprendere come non possa certo favorire chi intende arrivare al risultato attraverso il gioco, mentre inevitabilmente finisce per avvantaggiare il “prima non prenderle”.

Allo stesso modo risulta difficile ipotizzare un calo atletico, dato che proprio gli ultimi due successi sono giunti, come è noto, nelle ultimissime fasi della partita con la squadra in chiaro crescendo e con la voglia di prevalere fino all'ultimo secondo, così come si è riusciti a rimontare, seppur parzialmente, il risultato in casa con il Savoia, al cospetto di un avversario che, oltre essere in grande salute, solitamente riesce ad ottenere risultati proprio partendo da una situazione di svantaggio.

Ovviamente, bisogna anche mettere in conto che non può essere tutto oro quello che luccica: la Reggina, sempre considerando le ultime tre uscite, ha certamente avuto un approccio alle gare migliorabile, e non è un mistero che riuscire a sbloccare il risultato nelle prime battute renderebbe la gestione di certe partite molto più agevole, anche in considerazione della grande tenuta difensiva ampiamente nelle corde degli amaranto. Stesso discorso per una concretezza offensiva da migliorare: va bene il "corto muso" ma è anche un rischio, e non può essere sempre il solo Ferraro a levare le castagne dal fuoco, considerando l'oggettiva qualità dell'intero reparto offensivo.

Ci rendiamo conto ovviamente di raccontare delle banalità, dando per scontato che il tecnico per primo pretenda un’aggressione iniziale più convinta e concreta, magari cominciando proprio da una gara come il derby in cui partire bene potrebbe risultare fondamentale. Ma anche questa è visibilmente un’ovvietà…