REGGINA: I VERI MIRACOLI FANNO POCO RUMORE

04.05.2026 13:00 di  Valerio Romito   vedi letture
REGGINA: I VERI MIRACOLI FANNO POCO RUMORE

Pur continuando ad occuparci delle eventuali ripercussioni post-season, rifuggendo da stereotipi simil ipocriti (altrimenti bisognerebbe rifiutare anche ipotesi legate a ripescaggi ecc.) ma allo stesso tempo con la consapevolezza che in ambito giudiziario sportivo spesso le ragioni non corrispondono con le determinazioni, ribadiamo come al di là di potenziali esiti ribaltanti, i giudizi sulla stagione agonistica restano immutabili ed implacabili.

Mamma diceva sempre che i miracoli accadono tutti i giorni”: utilizziamo una citazione di Forrest Gump poiché di “miracolo” ha inteso parlare mister Torrisi nel dopo gara, con riferimento all’eventualità che si fosse riusciti a vincere il campionato; da un lato il tecnico dice una verità quando afferma di essere stato l’unico, in autunno, a credere nelle possibilità di recuperare l’enorme distacco creatosi dopo l’inizio shock degli amaranto, tuttavia ciò che non considera, nell’analisi globale della stagione, è che tale miracolo si sia effettivamente verificato, ed anche prima del previsto, e ciò non fa che acuire rabbia e rimpianti.

La Reggina, al termine del girone di andata, aveva recuperato in sole cinque gare ben otto dei dodici punti di distacco dalla vetta, attestandosi a -4; la distanza era scesa finanche a soli 2 punti già alla ventesima giornata, e dunque con quattordici gare a disposizione per, di fatto, iniziare un nuovo campionato praticamente alla pari con le avversarie.

Un’altra verità oggettiva, dal punto di vista aritmetico, è che gli amaranto siano primi nella classifica del girone di ritorno: gli stessi numeri però ci parlano di un solo punto in più rispetto al Savoia, e dunque almeno tre in meno di quanto sarebbe stato necessario; se poi è innegabile che 39 punti conquistati in un girone, in astratto, rappresentano un bottino potenzialmente bastevole per un campionato da primato, (in proiezione intero torneo, media da 78 punti finali), la narrazione va ad incepparsi con la constatazione delle modalità e soprattutto degli avversari contro cui si son lasciati per strada i punti necessari a completare l’opera. E soprattutto il punteggio finale (66) supera di appena una lunghezza i punti in classifica della prima stagione in D in cui ogni tipo di alibi era reale e giustificato ma che, anche escludendo il Trapani formato stellare, ci vedeva a sedici punti dalla seconda classificata.

Le recenti dichiarazioni del tecnico catanese, rese quando la situazione era già virtualmente compromessa, hanno suscitato più di un mugugno in quanto ritenute, più che altro, tese a giustificare più il proprio operato che fotografare la reale situazione e le responsabilità comuni: abbiamo già, in questo senso, reso comunque i giusti meriti a Torrisi soprattutto per essere riuscito a svoltare la stagione nel momento più buio, tuttavia è altrettanto innegabile come determinate scelte compiute nei momenti topici possano aver favorito quegli apparentemente inspiegabili ma evidenti cali di tensione e rendimento, risultati poi decisivi in negativo.

Allo stesso modo, notiamo una tendenza rivolta a ridurre al minimo le responsabilità della squadra quando invece la sensazione, piuttosto netta, sia che la stessa, nelle gare sì cruciali ma sulla carta apparentemente alla portata, sia ricaduta in quegli errori di presunzione che di fatto avevano, ad inizio torneo, pregiudicato il percorso stagionale; né ovviamente può ritenersi immune da colpe la società, sia per le discutibili scelte di mercato riparatorio, in cui si è preferito un intervento quantitativo ma pletorico, a danno probabilmente di innesti più qualitativi e funzionali, ma anche per la gestione comunicativa nei momenti di maggiore crisi, in cui gli stessi calciatori sono spesso finiti per essere definiti da mercenari ad eroi nel giro di pochi giorni: quando invece saggezza e forse maggiore esperienza avrebbero dovuto suggerire di ridurre al minimo i “rumori” provenienti dallo spogliatoio, piuttosto che esporli al pubblico ludibrio, soprattutto se si ha l’obiettivo di tentare un’impresa sportiva in cui tutto deve funzionare alla perfezione.

Ci attendono dunque i pittoreschi play off, che si terranno in un contesto surreale di distacco e contestazione e da giocarsi nella quasi convinzione della loro inutilità in termini pratici: vanno comunque vinti, sia per amor proprio che per non lasciare intentata alcuna opzione, seppur in percentuali da zero virgola, senza comunque dimenticare, al di là di lanci di stampa grossolani e poco attendibili, nonché di libere e legittime convinzioni altrui, che la stagione possa ancora non risultare immune da code più o meno deflagranti. E, al di là del caso Messina e lavorando di fantasia, non è detto che domenica si giochi...