Non serve seguire la Nazionale italiana per comprendere il marciume del sistema calcio: la vicenda Reggina caso-scuola
Se qualsiasi calciofilo vuole analizzare i mali assoluti del calcio italiano, basta prendere qualche articolo su internet e leggere, in particolare le vicende recenti della Reggina.
La Reggina rappresenta un caso scuola del buco nero in cui è finito quello che era lo sport più amato dagli italiani e che annoverava il "campionato più bello del mondo", per non parlare di B e C che a confronto della massima serie di oggi pullulavano di talenti veri e non figurine tatuate e senza alcun tipo di obiettivo di vita se non quello di allungare gli zeri sul conto corrente.
A Reggio si è stati capaci di giocare con i soldi dello Stato, con tasse non pagate, con i soldi dei piccoli imprenditori della Città, derubati con la prosopopea di una serie di compagini che sono arrivate all'improvviso e sono sparite con il rumore delle manette o sotto il peso di bilanci da far rabbrividire un qualsiasi stato africano.
A Reggio abbiamo assaporato lo sfacelo di una serie D che assomiglia ad un vero e proprio incubo sportivo. Simil campi sportivi buoni per fare pascolare le pecore (massimo rispetto per le pecore), squadre che chiudono a campionato in corso, scommesse sportive utili a foraggiare calciatori che devono mendicare rimborsi, playoff che non mettono in palio nulla (unico caso intorno il globo terracqueo), regole fatte per essere puntualmente aggirate alla italica maniera.
Non parliamo dell'assurda regola Under, che nell'80% dei casi aiuta i giovani più scarsi a collezionare presenze in D e raramente aiuta quelli davvero bravi.
A Reggio non sono mancati i disastri relativi ai settori giovanili, pieni di ragazzi che quando compiranno i 21 anni andranno a fare un altro lavoro, ma intanto foraggiati economicamente dai genitori che pagano ristoranti e viaggi. E in molti ci hanno piantato un vero e proprio business.
Reggio è stata culla delle competenze sotto la gestione Foti (anche lui però crollato sotto il peso dei debiti), via via però si sono imposti dirigenti che hanno lasciato i crateri dopo il loro passaggio. Disastri sportivi e disastri economici, tutti opera di presunti esperti sempre borderline. Dirigenti poi di fatto ostaggio di procuratori e calciatori, che possono fare il bello e il cattivo tempo.
Se tocchiamo il tema delle infrastrutture ci sarebbe da prenderci a schiaffi all'unisono. La vicenda Sant'Agata è davvero inqualificabile per come è stata gestita dalla politica.
La Reggina di oggi è fuori dalla C solo perché la governance federale ha ammesso società decotte che si sono fermate a torneo in corso o nel migliore dei casi non hanno liquidità neanche per le trasferte. Società poi gestite da personaggi inquietanti.
E allora è inutile svegliarsi, indignarsi "e gettare la spugna con gran dignità", ogniqualvolta che l'Italia non va ai Mondiali e viene eliminata dagli Europei da qualche nazionale del quinto mondo calcistico, sopratutto se poi il carrozzone viene puntualmente alimentato da imbelli che ripetono le cose a pappagallo propinate da chi guarda sempre il proprio dito e non guarda mai alla luna.
