SAMP, LA FERITA E' FRESCA. DIFFERENZE TRA DILETTANTISMO E PROFESSIONISMO
Ancora tu, ma non dovevamo vederci più? Tranquilli, il motivetto non è malignamente dedicato ad un allenatore biondo. Sono passati solo due anni e mezzo dall’ultimo confronto con la Sampdoria, e dopo quella partita c’era forte sconforto per una retrocessione che stava maturando. Di contro, i blucerchiati che hanno trascorso in massima serie gran parte della loro storia, hanno persino ottenuto la qualificazione alla Champions League nella stagione successiva, mentre gli amaranto si salvavano per il rotto della cuffia dalla Lega Pro.
Brucia ancora quel 5-0, che nella memoria è decisamente più fresco del famoso spareggio col Verona, per il quale abbiamo già rimandato la vendetta sportiva alla gara di ritorno. La Reggina di Orlandi aveva un disperato bisogno di punti per evitare la retrocessione in B. È difficile demarcare il confine tra chi, ingenuamente, si attendeva un atteggiamento molle da parte dell’avversario, e chi invece ha messo in campo una voracità tipica di chi si gioca la vita. Ricordiamo che la Sampdoria non aveva più obiettivi in campionato, e da lì a pochi giorni si sarebbe giocata la finale di Coppa Italia contro la Lazio.
Chiamatela ira funesta, chiamatelo malocchio, ma il presidente Foti ebbe modo di sbottare a fine partita contro i dirigenti doriani, rappresentati all’epoca da Beppe Marotta oggi alla Juventus. Il dovuto rispetto verso il più grande allenatore nella storia della Reggina, ci impone moralmente di astenerci dal commento nei confronti di Walter Mazzarri, al volante di quella Sampdoria che, a differenza di una precedente occasione, mise il piede solo sull’acceleratore e mai sul freno.
La vita è una ruota, e la ruota gira. Questo il pensiero dominante, dopo quella gara nel 2009. Prima o poi ci rincontreremo. Di sicuro, la volontà del massimo dirigente era di risalire immediatamente in Serie A, per poter consumare questa vendetta. Mai si sarebbe aspettato di trovare i blucerchiati in cadetteria, dopo così poco tempo, potendoli persino guardare dall’alto verso il basso.
Forse era destino che Reggina-Sampdoria vedesse ancora protagonista Roberto Breda, ex centrocampista doriano, che da allenatore affronterà per la prima volta la squadra più gloriosa in cui abbia militato. La scelta di proseguire con lui appare tutt’altro che convinta. Gli appunti sulle pecche della conduzione tecnica sono stati mossi, e se la Reggina ritiene opportuno perseverare non rimane che affidarsi alla squadra.
Troppo comodo gettare la croce addosso ai calciatori, quando si vuole maldestramente proteggere qualche altra figura. Il timore è che prosegua la consueta usanza, o litania se preferite, relativa all’invocazione di grinta, determinazione ed attaccamento alla maglia. Attenzione, tale predica non parte dai tifosi. Nasce dall’ambiente interno, viene filodiffusa attraverso qualche giornalista compiacente, ed infine alcuni appassionati di primo pelo se ne autoconvincono. Da parte nostra, mettiamo le mani avanti.
Nel dilettantismo, è sicuramente fondamentale l’aspetto agonistico nonché caratteriale. Nei campionati in cui il talento scarseggia, ovvero dalla Serie D in giù, bisogna spremere sempre tutta la propria foga agonistica per ottenere risultati. In serie B, e quindi nel professionismo, non può essere così. O meglio, non solo. Il tasso tecnico, che per fortuna in questa Reggina è elevato, non è un optional, ed i giocatori più bravi andrebbero sfruttati in base alle loro caratteristiche. Senza trascurare il modulo, il baricentro, la distanza tra i reparti, le sovrapposizioni, le triangolazioni. Non è che debbano essere solo argomento di chiacchiere da bar.
La Reggina ha ottenuto fior di risultati, negli anni passati, battendo il tasto sull’aspetto caratteriale. Tuttavia, il mondo non si è fermato nel 1986. Certi concetti, nel calcio professionistico, sono anacronistici. Per pretendere attaccamento alla maglia, è necessario che il singolo calciatore si senta un pezzo importante di una struttura, mentre qui sappiamo bene che a gennaio i migliori giocatori potrebbero essere venduti, o prestati, al miglior offerente.
Facciamo finta che non esistano la tecnica e la tattica, per amor di patria. Non si capisce se la Reggina faccia anch’essa finta, o se ritenga secondari e trascurabili certi aspetti. Per il momento, la polvere è stata nascosta sotto il tappeto. Ragazzi, vendicateci della Sampdoria. Almeno quella.
