REGGINA: DOMANI UDIENZA AL TFN, IL MERITO APPARE INATTACCABILE MA I SEGNALI SONO PREOCCUPANTI
Messa in archivio (e vinta) la terza semifinale consecutiva dei play off di serie D, ed in attesa di una finale la cui possibilità ad inizio stagione nessuno aveva preso in alcuna considerazione, l’attenzione è adesso rivolta alla trattazione del ricorso avverso l’ACR Messina, che si terrà domattina presso la sede romana del Tribunale Federale Nazionale.
Ci siamo già espressi sulla, a nostro parere, attendibilità del reclamo, nonché sulla sua opportunità nonostante opinioni differenti, immemori della cronaca sportivo-giudiziaria che ha caratterizzato sia noi che altri club, in maniera non del tutto equanime, o peggio le ridicole reprimende di chi non ha esitato a ricorrere ai giudici del calcio per ottenere vantaggi in classifica, per poi scoprirsi improvvisamente garantista se l’interesse può divenire contrario.
Tuttavia, al di là del merito specifico della vicenda, le cronache degli ultimi giorni fanno emergere parecchi interrogativi sui possibili esiti del contenzioso. Cerchiamo dunque, a beneficio di chi legge, di analizzare i fatti ed ogni possibile variante.
In fatto ed in diritto, il caso appare di lettura fin troppo facile: la società peloritana sarebbe stata iscritta in campionato ed avrebbe successivamente sottoscritto diversi contratti con calciatori tramite un amministratore oggetto di un provvedimento federale inibitorio in corso di esecuzione, circostanze che appaiono acclarate sulla base delle verifiche già espletate dai ricorrenti, e dunque non contestabili in giudizio.
Lo stesso club è stato successivamente acquisito, tramite asta fallimentare, da un nuovo gruppo che, come da clausole contrattuali sottoscritte, ha ereditato non solo il titolo sportivo ma ogni tipo di pendenza ed onere proveniente dalla precedente gestione, compresa la penalizzazione in classifica già in essere, dichiarando di accettarne le eventuali conseguenze sanzionatorie.
Dal punto di vista del diritto sportivo, una acclarata e corposa giurisprudenza definisce qualsiasi atto compiuto da un soggetto inibito come nullo e retroattivamente insanabile in maniera assoluta ed inderogabile, rendendo lo stesso come non fosse mai stato prodotto: quindi qualsiasi atto successivo, sia esso l’accettazione, da parte di LND, della domanda di iscrizione e dei contratti depositati, o riguardanti la ratifica del passaggio del titolo riconosciuta dalla stessa FIGC, viene travolto dal vizio ab origine che rende di fatto inesistenti i provvedimenti validati.
Se dunque sul fumus della questione sorgono davvero pochi dubbi, non altrettanto può dirsi riguardo le possibili conseguenze sanzionatorie che ne potrebbero derivare anche alla luce, come detto, delle vicende che hanno caratterizzato l’immediata vigilia della trattazione della causa, nonché del modus operandi della giustizia sportiva, spesso orientato più da ragioni di convenienza politica che dal desiderio di accertare la verità, e che non rende così peregrina l’ipotesi che i giudici potrebbero cercare di non affrontare il merito della questione, trovando così l’unica via per non stravolgere né sovvertire quanto abbondantemente e graniticamente suggellato dalla giurisprudenza sportiva.
Le circostanze di aver dichiarato inammissibili le richieste cautelari della società amaranto, che miravano alla sospensione del campionato, per difetti di notifica ma anche per mancata impugnazione di determinati atti successivi a quelli contestati, ma soprattutto la contemporanea interruzione della post season decisa d’ufficio per altri due gironi, anch’essi interessati da ricorsi, fa prepotentemente sorgere un legittimo sospetto di una decisione già preconfezionata, che si tradurrebbe in una inammissibilità formale che andrebbe a vanificare anche il ricorso principale.
Va tuttavia specificato che l’udienza di domani tratterà anche il ricorso presentato da Acireale e Sancataldese che, pur essendosi costituite in adesione a quello presentato dalla Reggina, hanno presumibilmente proposto richieste incidentali autonome che potrebbero non dare sponda a rilievi di tipo procedurale e, dunque, aprire la strada alla trattazione di merito.
Così come non appare banale la circostanza della presenza in giudizio della Procura federale, coinvolta in qualità di controinteressata, che al di là delle determinazioni del TFN in quella sede non potrà non prendere in considerazione quanto emergerà in sede di dibattito giudiziale, di cui oltretutto è già stata notiziata attraverso gli esposti precedentemente inviati dalle tre società, e su cui appare inverosimile la sola possibilità che la stessa non ravvisi la gravità dei fatti sollevati, nonché la conseguente richiesta di adeguate sanzioni, anche se lì entrerebbe in gioco il fattore temporale, anch’esso tutt’altro che banale.
Proprio relativamente a quest’ultimo punto, giusto ieri la compagine peloritana è precipitata in Eccellenza dopo il play out disputato in quel di Ragusa: oltre a ravvisare parecchie analogie, dal punto di vista sportivo, con il campionato degli amaranto, poiché entrambe le squadre erano state capaci, a metà torneo, a colmare il gap iniziale, per poi non riuscire a dare quel quid in più che avrebbe consentito di raggiungere i rispettivi obiettivi, la retrocessione dei giallorossi potrebbe influire sulla scelta di un eventuale provvedimento sanzionatorio realmente afflittivo, che non risulterebbe certamente soddisfatto da una semplice penalizzazione di punti in classifica, in adesione al principio contenuto nel Codice di Giustizia Sportiva e ribadito, anch’esso, dalla giurisprudenza sportiva
