Quale abito per il Messia?

27.05.2012 21:12 di  Paolo Ficara   vedi letture
Quale abito per il Messia?
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© foto di Luigi Gasia/TuttoLegaPro.com

Le ambizioni di un anno fa sono diventate un pallido ricordo per la Reggina, incapace di mettere gli uomini giusti al posto giusto, ma abilissima nel perseverare su idee e soggetti sbagliati. A rigor di logica, in base a quanto illustreremo tra qualche rigo, per andare avanti bisognerebbe allontanare qualche palla al piede, rinunciando a retaggi ben precisi. Sulla stagione appena conclusa si è già detto quasi tutto. Occorre dunque sottolineare alcuni aspetti, nella speranza che si eviti il ripetersi di errori sistematici nell’immediato futuro.

È vero, come sostiene Roberto Breda, che quella dell’anno scorso era una squadra formata da pochi trentenni in cerca di riscatto, e tanti giovani in cerca di una vetrina. Allenarla non era difficile. Molto più arduo ripartire con gran parte di quei giovani, che non avevano ricevuto alcuna gratificazione (cessione o aumento dell’ingaggio). Anzi, si sono sentiti chiedere una riduzione, e la stessa cosa accadrà adesso. Una difficoltà gestionale cui l’allenatore non è riuscito in alcun modo a porre rimedio, bensì ad acuirla con scelte cervellotiche nonché dettate. Ma questo non lo afferma lui, ci mancherebbe.

Se fino a qualche tempo fa, l’allusione sulle ingerenze di Foti o Giacchetta poteva sembrare un pettegolezzo, nel corso di questa stagione solo uno struzzo può non essersi accorto della situazione. Ma qual è l’atteggiamento ideale che deve tenere l’allenatore della Reggina? Breda ha un cordone ombelicale col responsabile dell’area tecnica, mentre Gregucci, per sua stessa ammissione, non si è mostrato molto disponibile alle intromissioni. Sono stati esonerati entrambi.

Dunque cosa cambia tra un tecnico malleabile ed uno di maggiore polso, se alla fine i risultati costituiscono l’unico metro di giudizio? Tanto vale rivolgersi a qualcuno che sappia fare il proprio mestiere senza suggerimenti di ogni tipo, venendo incontro all’esigenza di schierare i giovani (per i contributi e la valorizzazione). Prendere un altro yes man sarebbe solo un capriccio, che però si ripercuoterebbe sull’umore della squadra: quale spogliatoio riesce a rispettare un allenatore che si fa comandare a bacchetta?

Il poco rispetto dei ruoli ingenera confusione. Quando il presidente vuole fare il direttore sportivo (cioè sempre, nel caso della Reggina), può capitare che, per l’effetto domino, il ds voglia fare l’allenatore. Purtroppo però, chi esce da Coverciano non è abbastanza ricco per mettersi a fare il presidente, in modo da chiudere la catena, e viene costantemente messo sotto pressione nel proprio lavoro. A gennaio, Simone Giacchetta ha rischiato l’esautorazione definitiva, al momento dell’esonero di Breda. È grave, preoccupante ed assurdo che i risultati negativi della squadra gli abbiano consentito di recuperare fiducia, agli occhi di Lillo Foti.

Quali saranno i compiti del prossimo tecnico? Semplice: valorizzare i giovani tutti insieme, anche se sono più di undici; riportare la gente allo stadio, specie adesso che è vuoto; praticare un calcio difensivo ma spumeggiante; andare d’accordo con Giacchetta e farlo accettare dallo spogliatoio, dato che è così difficile mandarlo a casa. L’impressione è che alla Reggina servirebbe un Messia, non un allenatore.

Salvo sorprese, sarà Davide Dionigi a sostituire Roberto Breda. In ogni caso, chiunque si insedierà sulla panchina dovrà scegliere con quale abito presentarsi nel teatrino della Serie B, al cospetto di Foti, della propria squadra nonché degli avversari. Si troverà un gruppo di calciatori col morale basso, anche a causa degli inutili allenamenti punitivi di giugno, nonché delle richieste di decurtazione sugli ingaggi. E servirà una scelta: accettare supinamente le indicazioni di Giacchetta, o mostrare capa tosta ed autonomia?