IL GIORNO DEL LUTTO E DEL SILENZIO
Per fermare un carrozzone imponente come quello del calcio, deve succedere davvero qualcosa d'importante. La morte di Piermario Morosini rappresenta veramente qualcosa d'importante, seppur così profondamente tragica, straziante e ingiusta.
E' importante perché pur nel crudele e beffardo destino che la vita ha riservato a questo centrocampista, riesce ad infonderci un insegnamento prezioso, non banale, semplice e immediato. Le cadute, in questa nostra esistenza terrena, possono essere tante, quotidiane, più o meno fragorose, ma l'importante è rialzarsi, fare quello scatto che ci permette di arricchirci, da ogni singolo episodio che il destino voglia riservarci. Pur nel momento estremo, Piermario ha cercato di fuggire, di rialzarsi, di provare a stare in piedi, anche se il muscolo cardiaco non glielo ha consentito. Più forte persino del suo cuore ballerino.
Piermario Morosini era uno di noi, un giocatore che ha vissuto e respirato l'aria del Sant'Agata, uno di quei giocatori di cui vi raccontiamo le gesta quotidianamente. Un giocatore che credeva in quello che faceva, che amava la vita, ben voluto da tutti, presidenti, colleghi e allenatori. Ricorderemo per tanto tempo alcuni flash-back del pomeriggio del Granillo. Chi evidentemente aveva assaporato l'aria dello spogliatoio della Reggina, con tanti calciatori ex compagni di Morosini, disperati e distrutti da un esito luttuoso e allo stesso tempo incredibile. Vi assicuriamo che in tanti avevano gli occhi rossi, segno di quanto sia profondo il dolore per la perdità dell'uomo Morosini, ma di quanto sia sopratutto insapettata la perdita di un ragazzo di soli 25 anni, che non tornerà più tra i suoi cari, che non giocherà più con i suoi compagni, che non potrà più essere intervistato da noi, che non potrà più sognare la serie A.
Questa giornata deve essere necessariamente consacrata come il giorno del lutto e del silenzio. Al diavolo le polemiche sterili e inutili. Un defribillatore non poteva salvare la vita di Piermario, una macchina in divieto di sosta (per quanto grave possa essere l'accaduto) non ha impedito agli operatori di tentare il salvataggio del Moro, il destino era stato già scritto e Morosini doveva morire su un campo di calcio, con la sua squadra avanti sul difficile campo di Pescara e ad un passo dal raggiungimento della salvezza. Destino amaro e crudele, che hai strappato dalla spensieratezza della giovane età, un ragazzo semplice, cresciuto e vissuto con le asprezze di un'esistenza disgraziata. No, oggi neanche contro il destino si può recriminare, ma solo inchinarsi alla fragilità dell'essere umano.
Sarebbe bello pensare che Piermario sia da qualche parte, a mostrare quel sorriso vero e timido, ma stavolta con la sua famiglia, strappatagli troppo presto dal famoso Destino. Ah, già, il Destino,ma oggi non è proprio il caso delle polemiche...Ciao Piermario, RIP
