Cardiopalma e salvezza. La parata di Baiocco metafora di una stagione

18.05.2013 20:45 di  Danilo Mancuso   vedi letture
Cardiopalma e salvezza. La parata di Baiocco metafora di una stagione
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© foto di Federico Gaetano

Caleidoscopio di emozioni al “Menti”. Lacrime di gioia da una parte, di disperazione dall'altra. La Reggina è finalmente salva, il Vicenza saluta la serie B. Annibale Frossi sosteneva che lo 0-0 è il risultato perfetto. I deboli di cuore oggi hanno qualcosa da obiettare, ma la stagione che va in archivio li avrà fortificati al punto da reggere l'urto con un pareggio condotto sino al 95' sul filo del rasoio, con tanto di brivido finale che avrebbe fatto trasalire persino il glaciale Liedholm. Tu chiamale se vuoi... D'accordo, ne è valsa la pena, ma siamo convinti che nessuno voglia il bis.

INTENSITÀ – Non c'è tempo per studiarsi e cincischiare, le due squadre si affrontano subito con grande intensità e non potrebbe essere diversamente, visto che ci si gioca una stagione. Il “Menti” è una bolgia (e pensare che doveva essere squalificato...) e innesca la partenza a spron battuto del Vicenza: al 3', su punizione dalla trequarti, spunta la testa di Milanovic, che però non inquadra lo specchio. Pillon se la gioca a specchio con un 4-4-2 votato all'aggressività e al contropiede: Armellino e Barillà esterni di centrocampo, la solita coppia Colucci-Hetemaj in mediana e in avanti il tandem Campagnacci-Di Michele. La Reggina interpreta la gara in modo corretto: attende l'avversario, costretto a fare la partita, ma non lascia che questo tessa la sua trama, con l'aggressione costante dei portatori di palla. L'obiettivo di coprire gli spazi è raggiunto, diversamente da quello di innescare in contropiede Di Michele, unico vero riferimento offensivo: lacuna che sarà una costante della partita.

Il Vicenza sembra cambiare registro dopo una ghiotta occasione sciupata da Tiribocchi, che al 27'  tutto solo stacca alto una punizione scodellata da Giacomelli.  Da quel momento e sino al rientro negli spogliatoi, i biancorossi assedieranno costantemente l'area amaranto, costringendo gli ospiti a rintanare nella propria metà campo. La Reggina ora rischia col fuoco, ma la difesa rimane sul pezzo, palle inattive escluse.

IN TRINCEA – La squadra di Pillon rimane in trincea anche nella ripresa. Al 47' Cinelli si avventa su una respinta aerea di Adejo e prova la botta al volo, ma spedisce alle stelle. Quattro giri di lancette dopo il pericolo arriva da Ciaramitaro, che inzucca di poco a lato su traversone dalla sinistra di Semioli. Dal Canto inserisce l'artiglieria pesante: dentro Malonga, fuori Mustacchio. Ora il Vicenza attacca con due punte vere (il francese e il Tir) e due esterni molto offensivi (Semioli e Giacomelli). Per fortuna dietro c'è un Adejo versione the wall. Cinelli ci riprova al 68', raccogliendo una sponda dal limite di Tiribocchi, e questa volta il suo tentativo va più vicino al sette. Centra lo specchio Ciaramitro 4' dopo, ma il destro del centrocampista veneto non ha la veemenza sufficiente a sorprendere Baiocco, che neutralizza e compie il primo vero intervento del match.

Pillon va con Gerardi al posto dell'acciaccato e stremato Campagnacci nel tentativo di sfruttare la fisicità della punta ex Udinese (73'). Dal Canto risponde giocandosi le ultime carte: Bellazzini per Laczko e Bojinov per Giacomelli. I neo entrati non fanno in tempo ad ingranare che il Vicenza rimane in dieci (77'): l'eccesso di foga verbale costa infatti il rosso all'ingenuo Malonga. E per la Reggina i pericoli sembrano ormai scampati. Pillon imbottisce la difesa inserendo Ely per Di Michele (92'), per resistere ai residui tentativi di forcing vicentino.

ISTANTANEA FINALE – Ma quando ormai manca pochissimo al triplice fischio finale, arriva l'errore che non ti aspetti: Bergamelli cicca l'intervento su un pallone lanciato verso l'area ospite, la sfera arriva a Gentili, che si presenta davanti a Baiocco: il tempo sembra fermarsi ed evocare spettri che sembravano rimossi. Ma il difensore biancorosso è poco freddo e il portiere amaranto riesce a respingere la conclusione ravvicinata, salvando il risultato e l'intera stagione. Una stagione travagliata della quale, nei caldi mesi estivi, ricorderemo l'istantanea finale che meglio la rappresenta. Una vera e propria metafora: in fondo, il calcio è poesia. Campionato finito, si riparte fra tre mesi: le coronarie del tifosi amaranto ne gioveranno.