Il Fatto Quotidiano: "Altri guai per Malagò: la Procura FIGC indaga sulla presunta ineleggibilità"

28.07.2026 12:30 di  Redazione Tuttoreggina  Twitter:    vedi letture
Il Fatto Quotidiano: "Altri guai per Malagò: la Procura FIGC indaga sulla presunta ineleggibilità"
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© foto di Antonello Sammarco/Image Sport

Si attendono nella giornata odierna le decisioni sulla guida della Nazionale, ma il primo mese alla guida della FIGC è stato davvero tremendo per Giovanni Malagò, che non ne ha azzeccata una che sia una.

Come riporta l’edizione odierna de Il Fatto Quotidiano, la Procura federale ha aperto un fascicolo, su segnalazione della Procura del CONI, per far luce su un’eventuale irregolarità della documentazione presentata per la candidatura di Malagò alle scorse elezioni federali.

Nasce tutto dal ricorso presentato dall’avvocato ed ex calciatore della Lazio, Renato Miele, che aveva provato a sua volta a candidarsi senza il sostegno delle componenti ed era stato così escluso. Nel dettaglio, viene citato l’articolo 29 dello statuto FIGC che spiega come «possono essere eletti o nominati alle cariche previste dal presente Statuto e dalle norme da questo richiamate, se in regola con il tesseramento alla data di presentazione della candidatura». Gli stessi principi informatori del CONI, a monte, indicano che è «sufficiente la vigenza di un tesseramento valido» al momento dell’assemblea.

Una norma che manifesta chiaramente come per essere candidati alla presidente della FIGC bisogna essere prima tesserati alla Federcalcio stessa. E qui nasce la domanda centrale del ricorso di Miele: Malagò lo era quando ha presentato la documentazione per candidarsi alla presidente sfidando Giancarlo Abete?. La FIGC ha fatto sapere che l’attuale presidente «è stato ritenuto candidabile dagli uffici». L’inchiesta indetta dalla Procura federale scioglierà ogni dubbio.

Già prima dell'elezione, Malagò è stato ostacolato dalla cosiddetta norma pantouflage, che vari organi hanno ritenuto che Malagò non abbia violato. La norma, introdotta dalla Legge n. 190 del 2012, la cosiddetta Legge Severino, stabilisce che i dipendenti pubblici che negli ultimi tre anni di servizio abbiano esercitato poteri autoritativi o negoziali non possano svolgere, nei tre anni successivi alla cessazione dell’incarico, attività lavorative o professionali presso soggetti privati destinatari dell’attività amministrativa svolta attraverso gli stessi poteri. 

Ora da capire se il nuovo tentativo di spodestare Malagò avrà un seguito concrero o meno: di certo, la nuova gestione federale è partita sotto i peggiori auspici.