Scalata alla Lazio degli «Irriducibili», tutti assolti in secondo grado, "Gli attacchi a Lotito solo aspra contestazione". Ora zero biglietti gratis al Granillo

20.07.2026 09:30 di  Redazione Tuttoreggina  Twitter:    vedi letture
Scalata alla Lazio degli «Irriducibili», tutti assolti in secondo grado, "Gli attacchi a Lotito solo aspra contestazione". Ora zero biglietti gratis al Granillo
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"Scalata alla Lazio degli «Irriducibili», tutti assolti. I giudici: «Gli attacchi a Lotito solo aspra contestazione»", si legge sull'edizione di Roma del Corriere della Sera.

Riportiamo le motivazioni della Corte d'Appello che ha ribaltato la sentenza di primo grado che aveva condannato otto ultras per presunte minacce a Lotito con lo scopo di agevolare la scalata di un gruppo imprenditoriale capeggiato dall'indimenicato Giorgione Chinaglia.

"Se rimane Lotito (Claudio Lotito, ndr) noi dovemo comunque continuà a fare la guerra a questo bastardo», diceva Fabrizio Piscitelli «Diabolik» nel 2006. Venti anni dopo, con una decisione tardiva persino per un Tribunale problematico come quello romano, i giudici della Corte d’Appello hanno assolto gli «Irriducibili» della Lazio dall’accusa di aver tentato l’estorsione nei confronti di Lotito. E dunque, «Diabolik» a parte, assolti anche gli altri fra i quali l’avvocato Fabio Di Marziantonio (il suo coinvolgimento fu un caso nel caso) assistito dal penalista Luca Marafioti. 

«La scalata "solo" contestazione dei vertici»

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Quella scalata, dicono i giudici, non fu altro che una virulenta campagna di contestazione dei vertici. I tifosi fecero il loro mestiere. «Non può dirsi pienamente provato che l’episodio si collocasse all’interno della strategia finalizzata a indurre il presidente a cedere le proprie quote (della società, ndr)». E allora gli attacchi nei confronti di Teresa Iannaccone, presidente del coordinamento Lazio club pro-Lotito, ma anche le telefonate minacciose rivolte allo stesso presidente, i blitz intimidatori come il carico di letame scaricato di fronte alla sua abitazione, la pressione continua nei confronti dei dirigenti a lui vicini? Tutto viene ritenuto estraneo al perimetro del Codice penale. «In definitiva, ritiene la corte, che si sia in presenza di una mera campagna di contestazione, anche aspra del presidente Lotito». 

I giudici non condividono l’interpretazione dei colleghi che in primo grado avevano disposto condanne: «Lotito — scrivono — non fu mai posto con le manifestazioni di cui si è detto, nella condizione di non avere alcuna ragionevole alternativa tra il soggiacere alle altrui pretese o il subire altrimenti un pregiudizio diretto e immediato». Di più: «Lotito in altri termini, si trovò nella condizione di subire attacchi e pressioni che paiono alla corte connaturati al ruolo da lui ricoperto». I tifosi? «È nel loro diritto ... rivolgere critiche anche pesanti a chi ricopre incarichi dirigenziali»".