REGGINA - "Meglio un uovo oggi o una gallina domani?" Quando tiri la corda...
Fa preoccupare la situazione in casa Reggina ché dovrà passare il mese di Maggio in apnea, rischiando di allungare il brodino fino agli inizi di giugno. Una formazione, quella allestita dal presidente Foti, dal direttore sportivo Giacchetta e allenata prima da Dionigi e poi da Pillon, che mostra evidenti limiti: caratteriali, qualitativi, organizzativi. Tanti, troppi difetti per una rosa che era stata allestita a mo’ di Fiat ma presentata come una Mercedes: un auto che, a detta di chi l’ha composta, doveva avere quella marcia in più addirittura per lottare nei piani alti. Ai suddetti potremmo fornire anche qualche alibi, come evince una stagione falcidiata dagli infortuni nel reparto arretrato.
Piccolo inciso: non se la prendano i Bergamelli o i Di Bari, riteniamo Freddi e Lucioni i migliori del pacchetto difensivo, insieme a Ely che, però, pecca giustamente (è un classe 1993) in esperienza.
Quando in sede di mercato acquisti un calciatore come Hetemaj, addetto al ruolo di “interditore” e per gran parte del torneo lo schieri vertice basso di un centrocampo folto ma privo di qualità, non puoi prendertela col ragazzo. Al giovane finlandese, piuttosto, critichiamo la troppa foga avuta in certe occasioni: ieri, però, se si fosse vinto avrebbe ricevuto la palma di migliore in campo perché, finalmente, ha lavorato bene nel “recupero palla” ma è mancato – e qui nascono i limiti di cui abbiamo più volte accennato – nell’impostazione. Chi dovrebbe dare i giri giusti alla squadra è Colucci, acquistato come salvatore della patria e collocato in un ruolo non suo. Il centrocampista ex Pescara ha dato il meglio di sé ad Ascoli, nelle vesti di rifinitore.
Eravamo a Crotone e abbiamo colto un aspetto importante, aldilà del terreno di gioco: Di Michele era con la squadra a fine partita, in attesa di prendere strada verso Reggio di Calabria. È andato a parlare con quasi tutti i componenti della rosa, a incoraggiarli per il punto conquistato. Ieri, l’attaccante di Guidonia, ha dato sprazzi di buon gioco e cercato di creare qualche pericolo. Ma la carta di identità dice 37 primavere e, più che trovare il guizzo vincente, non gli si può chiedere: qualcuno paragona l’acquisto di Di Michele a quelli di Tavano-Maccarrone dell’Empoli, dimenticando forse che in Toscana i due sono la ciliegina sulla torta di un impianto ben collaudato.
Capitolo Sarno: lo abbiamo invocato, specie da queste parti, per farlo schierare in campo anche con un piede e mezzo. Lo abbiamo elogiato a più riprese perché è l’unico, in questa formazione, a dare qualità alla manovra calabra. Ma ieri ha un po’ deluso, non tanto sotto il punto di vista qualitativo, quanto piuttosto sotto l'aspetto caratteriale: qualche giocata fine a se stessa inghiottita dal muro bresciano. Ma come dare torto a un ragazzo che a mo’ di lavoratore part-time ha trovato spazio un po’ sì, un po’ no: tra gastriti, bruciori di stomaco e spedizioni “fuori rosa” al ragazzo sarà anche passata la voglia di dare tutto. Ma è il momento di far quadrato, manca un mese, poi si tireranno le somme (nel suo caso sembra già tutto scritto con la scadenza di contratto).
Ridendo e scherzando abbiamo spesso detto: “L’attuale stagione ricorda quella di Orlandi-Pillon-Orlandi, con la retrocessione in serie B”: quell’anno si sprecarono importanti match-point con Fiorentina, Napoli e Udinese; quest’anno fin dall’inizio dell’anno è mancato il colpo decisivo in partite interne abbordabili come Cittadella o la stessa Brescia di ieri. E alla fine i punti contano e mancano: la penalizzazione non avrebbe risolto la questione, essendo sempre in quintultima posizione.
Ma adesso ne mancano tre di partite, forse non ci saranno a disposizione Freddi e Comi, per quest’ultimo distorsione al ginocchio. E allora dentro Gerardi che non avrà la motivazione di vincere la staffetta, ma perlomeno quella di riscattare una prova opaca fornita nel maledetto pomeriggio del Granillo.
Ed è bene fare, a questo punto, un’ultima osservazione. Il Brescia è vero sì che ha calciato in porta poco e niente, ma è vero anche che quando si è apprestata a farlo ha fatto scorrere brividi lungo la schiena di tifosi e addetti ai lavori. Perché? Semplicemente avere un Caracciolo in più diventa arma letale, proprio come quel Padova che ieri ha impattato col Novara grazie anche a un gol di Bonazzoli. Lo stesso mandato via perché “vecchio” e dal guadagno troppo lauto.
Ma adesso, a un passo dal baratro, era meglio un “uovo oggi o una gallina domani?”.
