REGGINA - La corsa di Pillon, istantanea di un dolce epilogo
89 primi, 37 secondi: palla a Campagnacci sul destro, cambio sul sinistro, botta siderale, palla a fin di palo. Cordaz guarda, ma è un pallone calamitato: il soffio di una speranza amaranto, la rete si gonfia. È 1-2, il primo gol stagionale di Alessio Campagnacci, coincide con quello più importante. Un uomo di quasi sessant'anni che corre come un matto, il “baffuto” veneto: Giuseppe Pillon. Un grido in terra calabra, in ogni dove esista un tifoso amaranto. Perché diciamocelo, questa volta il fondoschiena brucia un po’, abbiamo scherzato (lo stiamo facendo tuttora) col fuoco. Le trattorie dei campi di provincia, in questi ultimi mesi, li abbiamo visti focalizzarsi sempre più nella mente del tifoso reggino. C’avranno un loro fascino ma - detto tra noi - avere il sabato impegnato anche la prossima stagione, quest’anno come non mai, ci rende felici.
La fiducia negli occhi di Pillon l’avevamo percepita giovedì pomeriggio. “I ragazzi hanno lavorato bene.” Ma il primo tempo, forse, questo buon lavoro non l’ha evidenziato. Un gol sfortunato, frutto di un errore difensivo e di un centrocampo che, nel primo tempo, sembrava una fetta di “parmigiano reggiano”: i veneti entravano nel cuore della meta-campo come un coltello perfora, appunto, il famoso formaggio emiliano.
Parliamo di reazione? Abbiamo dovuto attendere circa un’ora quando si è vista l’impronta dell’allenatore. Dentro Fischnaller (questa volta Campagnacci non è la prima scelta), fuori Ely e difesa a quattro. Bergamelli e Adejo ricordano – anche perché facilitati nel dover svolgere il proprio punto di forza – come si marca l’uomo, la Reggina si scrolla di dosso la paura e alza il baricentro.
Passano i minuti, la situazione non cambia: un orecchio al Rigamonti, considerato che al Menti restano solo i tafferugli e la premiata ditta Tavano-Maccarrone il primo regalo lo aveva già confezionato. Incredibile, l’Ascoli non si arrende tra autogol e rigori. Caracciolo, però, nel cui sangue scorre sangue “calabrese” (il padre, come si denota dal cognome, è reggino anche se il ragazzo non ha mai vissuto qui, ndr.) è l’incubo dei marchigiani e ne fa tre.
Lui segna a Brescia, la Reggina, come per incanto, si sveglia. Contropiede del Cittadella quattro contro due: Adejo prende posizione e interrompe l’offensiva veneta. Sulla ripartenza palla a Campagnacci che, sul tiro-cross, trova Di Michele: l’attaccante di Guidonia ci mette la furbizia e la maliziosità di chi mastica calcio da anni; servizio per Gerardi che pareggia i conti. Prima corsa per Pillon.
Il Cittadella attacca e fa tremare i cuori dei tifosi amaranto, Baiocco è coraggioso in uscita e resta a terra contuso. Minuti importanti per rifiatare un attimo, per studiare meglio la mossa vincente. Entra Armellino. Stai pareggiando, la logica direbbe “meglio uno che niente”. Pillon, però, è coraggioso e lascia tutta l’artiglieria pesante dentro. Via Colucci, stanco. Dentro Armellino. Trentasette anni e “non sentirli”, quando si corre dietro un pallone apparentemente morto: Di Michele lo recupera con scatto felino, mette in mezzo per Campagnacci. Il finale lo sapete già da voi, lo avete letto poco più sopra, un pomeriggio così dolce non si viveva da tempo, ma occhio ad adagiarsi. Due corse non bastano, magari sabato pomeriggio Pillon, al fischio finale, si regala quella più bella.
Non è stato fatto nulla, anzi. L’obiettivo resta ancora in bilico con due partite da giocare e saranno 180’ in cui bisognerà dare tutto. Il Grosseto lo ha dimostrato oggi, regali per nessuno. E poi il Vicenza, volenti o nolenti, non può rischiare di rilassarsi all’ultima curva, magari ci scappa il play-out e il pomeriggio odierno va nel cassetto dei ricordi piacevoli, ma inutili.
Quello di cui siamo convinti è che, giocassimo sempre come gli ultimi venti minuti, parleremmo di ben altro.
