ESCLUSIVA TUTTOREGGINA - Belardi: «Reggina, puoi vincere ma attenta a Succi. Diamo fiducia al portiere. E quel 2 giugno 2003...»

14.03.2013 15:00 di  Antonio Paviglianiti   vedi letture
ESCLUSIVA TUTTOREGGINA - Belardi: «Reggina, puoi vincere ma attenta a Succi. Diamo fiducia al portiere. E quel 2 giugno 2003...»
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© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com

Emanuele Belardi ci ha detto che per un po' staccherà col mondo del calcio. Noi l'abbiamo sentito in vista della sfida di domani tra Reggina, il suo passato storico e recente, e il Cesena dove ha giocato fino a gennaio. Ecco le sue dichiarazioni ai microfoni di TuttoReggina.com

Ciao Emanuele domani si sfidano Reggina e Cesena. Che sensazioni hai alla vigilia del match?

È una sfida che scotta, ci sono tre punti in palio ed è uno scontro diretto. Ormai mancano poche giornate al termine e bisogna vincere assolutamente.

I romagnoli arrivano dalla sconfitta di Crotone. Tu che ci hai giocato fino a gennaio puoi spiegarci il percorso di questa squadra, partita sicuramente con altri intenti?
TI dirò, la squadra del presidente Campedelli era stata allestita con ben altre aspettative a inizio stagione. Ma nel calcio, come ben si sa, non bastano i nomi e spesso ci vuole alle spalle una società che metta "ordine". Tra l'altro una squadra come quella romagnola ha dalla sua la posizione geografica che porta ad attrarre l'attenzione di tanti calciatori.

A chi deve prestare maggiore attenzione la squadra di Dionigi?
Dionigi può riternersi fortunato per metà domani sera visto che, a mio modo di vedere, il Cesena non disporrà delle sue armi migliori, quali gli esterni offensivi come Defrel e D'Alessandro. Il primo fuori per uno stiramento, il secondo per una microfrattura. Nonostante ciò, però, bisogna prestare attenzione a giocatori esperti come Comotto, Ceccarelli e Succi. C'è tanta qualità a disposizione di Bisoli.

A proposito, cosa ne pensi del tecnico amaranto?
Io con Davide ho un ottimo rapporto e lo sento spesso perché ci lega un rapporto di sincera amicizia avendoci giocato per tanti anni assieme. Sicuramente paga lo scotto del primo anno di B, in una piazza ambiziosa che è proiettata ancora al passato non capendo che ormai è tutto cambiato.

Quando hai lasciato l'ambiente amaranto lo scorso anno, pensavi a una così forte lotta per non retrocedere?
In tutta onestà non ci avrei mai pensato a una così serrata lotta per non retrocedere col coinvolgimento della Reggina, anzi. Pensavo si potesse fare un campionato da piani alti, certamente non da promozione. Però, se i calciatori faticano ad accettare la Reggina non capendo che ci sono difficoltà in posti dove l'economia gira come Cesena, figuriamoci Reggio Calabria ove, al momento, c'è molta crisi, la società può fare poco.

Eppure nella passata stagione, con due risultati positivi, si poteva benissimo puntare a un prezioso posizionamento. Cosa non è andato poi?
Personalmente dopo quell'ottimo successo di Nocera pensavo di riuscire a raggiungere i play-off e toglierci qualche soddisfazione. Poi, però, alcuni infortuni e risultati negativi come il pareggio di Crotone o la sconfitta nei minuti finali col Verona ci frenarono. Se ci ripenso mi "arrabbio" perché portando tre punti dallo Scida (Crotone, ndr.) ci saremmo portati a quattro punti dai play off.

Nelle ultime settimane qualche critica a Baiocco. Lo hai visto all'opera, cosa ne pensi? E, invece, conosci il secondo portiere amaranto, Facchin?
Nell'ultimo periodo ho deciso di staccare un po' la spina quindi sto seguendo molto poco le partite alla televisione. Ho sentito comunque di qualche critica al ragazzo che paga lo scotto del primo anno in B: fino al girone d'andata si è comportato discretamente bene, penso gli sia mancato in questo inizio di girone quel salto di qualità. Potrebbe giovare una staffetta con Facchin.

La Reggina a gennaio si è rinforzata con due enti di spessore come Colucci e Di Michele. Possono essere loro i trascinatori a una salvezza in cadetteria?
Quando ho letto della notizia di Di Michele ho subito chiamato il Presidente Foti per fargli sinceri complimenti: oltre il calciatore, David è l'uomo giusto per riportare entusiasmo all'esterno e tenere compatto lo spogliatoio. Lo stesso discorso vale per Colucci, un importante elemento che fino a qualche mese fa giocava stabilimente tra Serie A e Serie B d'alta classifica.

A proposito di vecchie glorie amaranto, in autunno è terminata l'avventura di Emiliano Bonazzoli con la Reggina. Tu che hai vissuto la situazione Reggina per qualche mese, pensi sia cambiato qualcosa rispetto al passato nella gestione della squadra?
Non è cambiata la gestione della società, purtroppo sono cambiati i tempi e, come detto in precedenza, fare calcio in Italia diventa sempre più difficile, specialmente al Sud. Adesso bisogna pensare solo a mantenere la categoria, sarebbe tragica una retrocessione in Lega Pro. 

E intanto a Barletta, non molto lontano da casa tua (Eboli, ndr.) c'è colui che ti scoprì e ti lanciò nel calcio che conta: Gabriele Martino. Può esserci un rapporto lavorativo nei prossimi mesi?
A Barletta ci sono due persone in gamba come il direttore e Nevio Orlandi che mi ha cresciuto per tanti anni nel settore giovanile amaranto. Con Martino ci sentiamo spesso ma non abbiamo mai parlato di "lavoro".

Oggi è uscita la notizia del tuo addio al Grosseto, come mai?
Mi sono svincolato perché ho avuto diversi infortuni e non mi sentivo quasi utile alla causa, ove c'è comunque una situazione tragica. Ho già un accordo con il Parma per la prossima stagione ma debbo valutare se nelle vesti di giocatore o quelle di dirigente. Ad aprile ci incontreremo e vedremo come finirà.

Adesso che resterai per qualche tempo fermo a cosa ti dedicherai?
Mi dedico alla mia famiglia per un po', stacco completamente la spina. Da giugno vedremo cosa succederà.

E se tra qualche tempo ti dovesse chiamare il presidente Foti per un ruolo dirigenziale?
Beh, nella Reggina sono cresciuto sia come uomo che come calciatore. Col presidente ho un rapporto speciale, è una delle persone con cui mi sento assiduamente. Dovesse chiamare valuterei con entusiasmo l'offerta, ma al momento è solo utopia.

Chiudiamo con una piccola chicca: il ricordo, in amaranto, a cui sei più legato? Insomma, una parata, una giornata, anche qualche sconfitta amara (una su tutte quella di Terni, ndr.).
Ci sono tantissimi ricordi piacevoli: come hai detto tu quella sconfitta di Terni che ci regalò la serie A dopo un anno di purgatorio. Ma come non ricordare quel rigore, alla nostra prima partita al San Siro, parato a Shevchenko, a ripensarci mi vengono ancora i brividi. Il ricordo più bello, però, non solo a titolo personale ma per la storia della Reggina fu quello spareggio di Bergamo: prima la cavalcata salvezza con De Canio, poi il pareggio interno in casa che ci dava per spacciati. Lì dovevi per forza vincere e lo hai fatto, in uno stadio ostico dove era difficile fare punti per chiunque. Credo sia il ricordo più bello della storia amaranto, insieme alla salvezza nell'anno della penalizzazione.