Destinazione Paradiso
La Reggina prende gol al 94', abbandona di fatto le residue speranze di lotta ai playoff, ma tutto questo passa in secondo piano. Anzi, nemmeno viene considerato. Piermario Morosini, più semplicemente Moro, se n'è andato su un campo verde, davanti a un pubblico scosso dal lutto di Franco Mancini due settimane fa. Se n'è andato nel giorno di Udinese-Inter, stessa gara che vide il suo esordio nella massima serie il 23 ottobre 2005, con la maglia bianconera. Se n'è andato e, poco dopo, il suo compagno di squadra ai tempi dell'Udinese, Gabriele Angella, segnava il suo primo gol in maglia amaranto. Vestita mesi prima proprio da Moro.
Le interviste e i ricordi di chi l'ha conosciuto prima come uomo e poi come calciatore raccontano di una persona apparentemente semplice, ma dotato di una forza d'animo incredibile. Una tragedia dopo l'altra gli ha portato via i genitori e il fratello. La sorella soffre di handicap. Ma nonostante questo non ha mai voluto nascondersi dietro delle difficoltà che avrebbero fiaccato molti. In pochi, quasi nessuno, conoscevano la triste storia della sua famiglia. Anche a Reggio Calabria, dove nella prima parte della stagione 2009-2010 ha totalizzato 17 presenze. Tra i pochi a uscire dal campo a testa alta.
In un calcio sempre più povero di valori, Moro se n'è andato. Lui, che di valori positivi ne aveva una miriade. Lui, che andava in campo riuscendo a sgomberare la mente nonostante tutto. Ma che scendeva in campo proprio per la sua famiglia. Per sua sorella. La Figc, saggiamente, ha annullato tutte le gare del weekend. Anche il Real Madrid e Barcellona, massime espressioni del calcio, lo hanno ricordato con un minuto di silenzio e il lutto al braccio.
Difficile parlare di calcio, meglio riflettere. E oggi, in questa domenica senza pallone, abbraciareun po' più forte del solito i nostri cari. Come starà già facendo lassù Moro, insieme a suo fratello, con la sua mamma e il suo papà.
