"Spadafora attacca, l'ira della Lega", lo scontro tra la serie A e il Governo, l'analisi di Gaz.Sport

28.04.2020 10:30 di  Redazione Tuttoreggina  Twitter:    vedi letture
"Spadafora attacca, l'ira della Lega", lo scontro tra la serie A e il Governo, l'analisi di Gaz.Sport
TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport

"Spadafora attacca, l'ira della Lega", si legge oggi su Gazzetta dello Sport che analizza il confronto, assai polemico, tra il ministro dello sport e la massima serie.

"Se si dovesse decidere ora, oggi, in questo momento, bisognerebbe dire stop, basta, non si può giocare, ne riparliamo a settembre. Per sperare ci vogliono giorni, probabilmente almeno le prime due settimane di maggio. A frenata si aggiunge frenata sulla ripartenza del campionato. Anche se Vincenzo Spadafora alla fine della giornata dice: «Macché complotto contro la serie A, è ridicolo pensarlo». Ma la Lega è infuriata: basta con le incertezze, è stato disatteso un accordo, non si può ripartire con il campionato oltre il 14 giugno. Una posizione che in serata provoca la replica del ministero dello Sport: con il mondo del calcio non abbiamo mai parlato di partite, aspettiamo su questo un chiarimento della Federcalcio. Si sta approfondendo solo la questione allenamenti e non c’è nessun impegno del governo per un periodo così lungo.

Scetticismo

Un dato, comunque, è fuori discussione: il grande scetticismo del Comitato tecnico-scientifico manifestato al ministro dello Sport in videoconferenza. Una prima risposta alla Federcalcio, che con il suo presidente Gabriele Gravina aveva manifestato massima disponibilità: «Pronti a modificare il protocollo per ripartire». E in effetti, anche in questa atmosfera in cui si rafforzano le perplessità, c’è comunque l’impegno per un nuovo confronto. Nei prossimi giorni gli scienziati del governo incontreranno le delegazioni di commissione medica Figc e Federmedici sportivi.

Tempo e scontro

Il problema è il tempo. «Stiamo cercando di far riprendere gli allenamenti degli sport di squadra il 18 maggio - dice il ministro Spadafora alla fine del pomeriggio - Il che non vuol dire necessariamente che si riprenda il campionato. La metà di giugno, quando si dovrebbe eventualmente ricominciare, è un periodo lontanissimo perché soltanto più avanti sapremo qualcosa sull’evoluzione del virus. Dobbiamo ripartire in sicurezza: ricordate quando la Lega non si volle fermare? Quante squadre poi sono finite in quarantena?». Già, la Lega, arrabbiatissima con Spadafora. Per le sue parole giudicate sempre spigolose e per l’apertura del 4 maggio riservata solo agli sport individuali. Fino a una domanda: la ripresa degli allenamenti annunciata da Conte per il 18 maggio autorizzerebbe le sedute di gruppo?

Lazio contro

Pure la Lazio attacca. Igli Tare, direttore sportivo biancoceleste, rompe il silenzio: «Non so quale sia il suo scopo ma di certo Spadafora non vuole aiutare il calcio». E Marco Parolo si sintonizza sulla stessa linea: «Non siamo trattati allo stesso modo, è evidente che qualcuno non vuol far ripartire la serie A». «La sensazione è di essere discriminati - aggiunge Tare - e non capisco perché Juve e Inter non prendano posizione». Inter che invece non fa polemica e continua con gli allenamenti a casa. Il Brescia, invece, manifesta l’adesione alle parole di Spadafora.

«Nessun pregiudizio»

Il ministro nega qualsiasi tipo di pregiudizio: «Secondo i sondaggi la stragrande maggioranza degli italiani non vedrebbe bene la ripresa del campionato. Ma io non cavalco questi sentimenti, sarebbe facile dire per me chiudiamo il campionato. E sono cosciente dell’importanza sociale del calcio, dei benefici che produce anche verso gli altri sport. Ma si deve ripartire in sicurezza». Il ministro nega divergenze con il premier Conte, però nella maggioranza ci sono posizioni diverse. Simone Valente, anche lui del Movimento 5 Stelle, chiede una riflessione: «Se ci si può allenare in forma individuale, devono poterlo fare tutti, da un nuotatore a un giocatore di basket o di pallavolo».

La «mazzata»

Gravina continua ad avere fiducia. «Abbiamo sempre affermato di voler ripartire quando ci sarebbero state le condizioni, l’orizzonte prospettato dal governo ci consente di farlo. Siamo convinti della strada che abbiamo intrapreso», dice il presidente federale. Che giovedì farà il punto della situazione con le altre componenti del calcio. Ci sarà ovviamente anche Marcello Nicchi, che definisce una «mazzata» la mancata riapertura degli allenamenti del calcio. «Le chance di completare la stagione? 50 per cento sì e 50 no - dice il presidente degli arbitri a “La politica nel pallone” - Se il rischio è enorme, è inutile perdere tempo; se il rischio è calcolato, se ce lo possiamo permettere, allora sarebbe il momento di dare fiducia. Chi deve prendere le decisioni le prenda senza paura e ci dica se possiamo tornare a giocare presto o se dobbiamo stare fermi due anni»

Il dilemma

Il tempo, ancora lui. Ce n’è poco ed è assediato da tanti punti interrogativi. Che fanno tornare di moda il piano B, sollecitato da Malagò: fare i conti con la possibilità di fermarsi. Le cose sono ormai al bivio decisivo: aspettare o staccare la spina?".