Il calcio alle prese con il Covid-19, Spagna, tutti i dubbi del sindacato dei calciatori: "No a gare con oltre 32 gradi centigradi. Sui controlli..."
Chi parla male di come l'Italia sta gestendo la questione Covid-19 e la relativa ripresa dell'attività sportiva prof, allora forse è da "rinchiudere" nell'astruso mondo dei di certi "giornaloni" romani, che provano a mettere benzina sul fuoco, ma senza segni tangibili di riuscita.
In Spagna si alza la voce dell'AFE, il sindaco dei calciatori iberici, che chiede alcuni dettagli in merito al Protocollo d'azione di base per il ritorno all'allenamento e il riavvio delle competizioni federali e professionali
"Vogliamo sapere qual è il reale rischio di contagio alla ripresa, se i test ai giocatori spettino al Ministero e come funziona il meccanismo di coordinamento in caso di inosservanza del protocollo. Riteniamo che vadano previste sanzioni severe in casi del genere", sottolinea una lunga nota del sindacato, al quale è stato recapitato il protocollo sanitario.
Inoltre, il sindacato giudica impossibile giocare con temperature superiori ai 32 gradi centigradi.
Il sindacato poi si chiede cosa accadrebbe che dai controlli obbligatori agli atleti, qualcuno dovesse risultare positivo:
"Nulla è specificato o chiarito sul fatto che una volta sia risultato positivo, e come precauzione, come un precedente si è già verificato nel nostro sport, significa che l'intera squadra è messa in quarantena. O, al contrario, se rilevato, il giocatore è isolato?", si legge nella nota dell'AFE
