REGGINA/ Foti: «Noi i favoriti alla promozione: siamo inferiori solo al Toro. Nuovo stadio? L'idea c'è sempre. Chi richiamerei? De Canio»
Il presidente amaranto Pasquale Foti, ospite nella trasmissione Tribuna Amaranto su Telereggio, ha parlato del momento della Reggina, rilanciatasi nella corsa playoff grazie alla vittoria di Pescara. Tantissimi i temi toccati: dalla corsa playoff al nuovo stadio, passando per la contestazione dei tifosi, l'importanza del Sant'Agata e le dicerie sulle influenze sulla formazione. Di seguito, le sue parole. Argomento per argomento.
PESCARA - «Io credo che sicuramente la prestazione di Pescara sia il frutto di quello che questa squadra è nelle condizioni di poter dare. Una partita attenta, una partita in cui la squadra è scesa in campo con umiltà e sacrificio, esprimendo i suoi valori e le sue qualità. Alla base di qualsiasi risultato, oggi servono umiltà, sacrificio e determinazione: venerdì sera, a Pescara, la Reggina ha interpretato queste caratteristiche».
VALORE - «Questa è una squadra che credo non sia, sulla carta, inferiore a nessuno: solo il Torino ha, nella sua complessità, caratteristiche e qualità forse superiori al gruppo della Reggina. E 'una squadra che ha preso sempre poca coscienza delle sue qualità, in certi momenti ha pensato forse di valere molto di più, senza dare risultati che poteva avere. Se resta nella sua umiltà e semplicità, senza strafare, è nelle condizioni di raggiungere l'obiettivo stagionale che la società ha dichiarato».
PORTIERI - «Ho piena fiducia in Pietro Marino, credo sia un atleta che possa dare il suo contributo. Alcuni fattori, compreso l'aspetto ambientale, non gli hanno dato questa opportunità. La Reggina era partita con l'obiettivo di puntare su Kovacsik, avendo come supporto la sicurezza di Marino. Le difficoltà le hanno trovato prima Kovacsik e poi Marino. Quando Kovacsik si è ripreso con la buona prestazione di Brescia non gli si è data l'opportunità di rigiocare. Perché? Me lo sono chiesto anche io. Le scelte appartengono ai tecnici: in quel momento, evidentemente si riteneva che desse maggior affidamento Marino. Io penso che sulla scelta del portiere la Reggina abbia continuato nel suo percorso, andando a scegliere un portiere che era stato seguito e che aveva creato giuste attenzioni, accompagnandolo a un calciatore di esperienza. Marino due anni fa ha fatto 15 eccellenti partite in B con la Reggina in un momento difficile, facendo solo un errore clamoroso col Torino, ma poi comportandosi sempre in maniera tranquilla. Non è un giovane. Lo è Kovacsik. Zandrini poi ha 23 anni: è un prestito pagato, con diritto di riscatto a una cifra già fissata che la Reggina può versare a giugno senza problemi.. In B ci sono portieri molto giovani come Bardi, '91 del Livorno, o Leali, '93 del Brescia. Le parole di affetto di Soviero? Tecnicamente è un ottimo portiere: ha un carattere un po' particolare e questo a volte crea disagi nei confronti di chi guida la squadra. Io invece con lui ho avuto un ottimo rapporto dal primo momento. All'epoca, le sue prestazioni sono state estremamente positive. Sul gol annullato alla Juventus si vide tutta la sua personalità nell'andare a far presente la situazione al guardalinee».
SANT'AGATA - «Da parte dell'ambiente non c'è simpatia o affetto nei confronti di chi viene dal settore giovanile ed è espressione del territorio. Ho altri esempi di realtà importanti, anche di altre nazioni, dove il tifo invece sostiene con orgoglio chi si forma nel settore giovanile. Crescendo, dobbiamo abbattere questo atteggiamento. Molti li abbiamo mandati in prestito nel corso degli anni per formarsi: Barillà, Cosenza, Marino, Alessio Viola, Ceravolo hanno fatto un percorso all'esterno della Reggina. Nicolas, invece, dimostrava di essere già pronto. La cosa che mi fa sorridere è che all'esterno questa filosofia viene invidiata: se vado a Milano, Vicenza o Brescia, tutti parlano del Sant'Agata come un qualcosa cui tutti vogliono avvicinarsi e adeguarsi. Mentre noi che viviamo qui lo stiamo quasi contestando. Anche se quest'anno, devo dire, ho avuto problemi con i giocatori reggini: sembra che si voglia loro tarpare le ali, ma non è così».
OBIETTIVI - «L'anno scorso per meriti del gruppo siamo riusciti a fare un campionato importante, che ci ha portato ai playoff e quindi a un possibile passaggio alla categoria superiore. Quest'anno l'obiettivo era miglioare il passato, frutto del lavoro di tutti giorni, senza dare per scontato nulla. C'è bisogno di sacrificio e impegno e questa squadra, lo ribadisco, le caratteristiche ce le ha».
DISCORSO POST PADOVA - «Dopo la gara col Padova mi sono permesso di fare un intervento per riportare alla realtà alcune cose. Vedevo attorno a me, specialmente all'interno, ma anche all'esterno, qualcosa di scontato. Frutto solamente di quelle che erano le idee, i pensieri e le fantasie. Credo di essere una persona razionale. I miei percorsi sono stati frutto di sacrifici e ricerca costante di obiettivi da raggiungere. Dando per scontato che tutto ci appartiene e nasce dal caso non si arriva da nessuna parte. Questo dicono i miei 40 anni di storia. La Reggina non è l'espressione di un singolo, ma sono tutte le componenti che devono concorrere alla stessa maniera, anche la gente, il tifoso. La gente ha fatto sacrifici sulla nave per Porto Torres, sui treni per Perugia, sulle macchine che andavano a Casarano. E' frutto di gente che ha voluto, non che ha preteso. Gente che è arrivata per spirito di sacrificio, sognando di raggiungere quell'obiettivo. Oggi non ne abbiamo, li diamo per scontati».
PROMOZIONE - «Le mie favorite per la promozione? La Reggina. La stellina amaranto? Pensavo di poterla mettere sulla maglietta. Non si sa mai...».
POLITICA AZIENDALE - «Quella della Reggina consiste nel mantenere in piedi l'azienda. Io penso che la Reggina in questi 25 anni sia stata una società che abbia dimostrato con i fatti di guardare anche al risultato sportivo. Che poi quest'ultimo si possa ottenere anche attraverso delle vendite che permettono di far mantenere alla società un certo tipo di stabilità credo sia un fatto normale, che appartiene a tutto il sistema calcio».
CHI FA LA FORMAZIONE? - «Io penso che oggi ci sia un confronto a 360°: sia il signor Giacchetta che il sottoscritto siamo in condizioni di poter dire la nostra opinione. Ma la decisione spetta al tecnico, c'è il rispetto dei ruoli».
CONTESTAZIONE - «Da parte mia ci sono impegno e passione. Anche io vorrei vincere sempre, anche io sono uscito da Castellammare di Stabia tornando in pullman con la squadra senza dire una parola, a rodermi dentro. Non voglio vivere di Purgatorio, ho avuto la possibilità di vivere in Paradiso. E spero di tornarci. Ma in una situazione che permetta continuità. Il tifoso dalla Reggina ha sempre avuto risposte, non ha mai avuto momenti di buio. La società è stata sempre attenta, ha sempre reagito. Commettendo errori, ma anche portando risultati positivi. E' una società viva».
TIFOSI - «C'è attenzione da parte nostra nei confronti dei giovani: l'anno del -15, storico per risultati, si distribuivano nelle scuole i biglietti omaggio per riempire il Granillo. Oggi il calcio è visto solo per vittoria o sconfitta: manca la passione, il sentire propria la squadra. Una maggiore voglia di partecipare ed essere presenti agli avvenimenti credo sia una cosa che possa dare sostegno alla squadra e nello stesso tempo dare gratificazioni a se stessi. Un abbonato che tiene alla Reggina deve gioire del fatto che si abbia un confronto continuo importante che rappresenta la città in maniera decorosa e dignitosa. Nella vita tutti vogliamo vincere, ma non è una cosa facile: stringere tutto alla vittoria, cioè che se perdi non se nessuno, è riduttivo e non gratifica gli impegni e la passione che ciascuno di noi ha».
AFFLUENZA - «Se la Reggina in B giocasse la domenica, avrebbe 2 o 3 mila presenze in più. Paga il sabato pomeriggio, con la gente che lavora. Le problematiche sono tante. Uno stadio di 26 mila posti oggi in B rappresenta una chimera. A Pescara? 11 mila persone. Sono tante le concause: noi paghiamo un pedaggio, rappresentato da 9 anni di Serie A che hanno usurato».
STADIO - «La Reggina credo abbia ricevuto tantissimo da parte della città, ma abbia dato anche tantissimo. In questi ultimi 5 anni, su quello che a bilancio del Comune veniva indirizzato allo stadio Granillo per quasi 500 mila euro, sono cambiate le cose: da 5 anni sono tutti versati dalla Reggina. Quindi si tratta di circa 2,5 milioni di euro. Stiamo cercando di migliorare alcuni servizi: è dovere della Reggina, ma anche del pubblico che frequenta determinati servizi, di mostrare rispetto alle strutture. Un nuovo stadio? Per ora i progetti sono stati messi in disparte in attesa di quella che sarà la legge sugli stadi. Tutte le società attendono sviluppi: vorrei uno stadio raccolto, confortevole, un salotto che dia la possiblità alle famiglie di poterlo frequentare con quella simpatia e passione che ci appartengono».
STRANIERI? NO, GRAZIE - «A Catania per nove anni parlavano di Reggina, venivano a vedere le grandi squadre. La dirigenza etnea ha dimostrato il suo valore, da parte mia c'è il plauso all'operato del Catania. Gli stranieri? La Reggina sta cercando e cercherà sempre di più in futuro di andare su una produzione propria. La gente secondo me deve avere maggior stima e affetto nei confronti di chi lavora. Quest'anno la Reggina, su 25-26 giocatori, inizio anno ne aveva 14 che erano espressione del settore giovanile. Quello che si vuole trasmettere maggiormente è un marchio Reggina. Quello di calciatori che sentano la Reggina come qualcosa di appartenenza: questo non esclude che possa arrivare il calciatore da una società importante. Il Sant'Agata ha una funzione specifica, altrimenti non avrebbe motivo di esistere. Sono arrivati Zandrini, Angella, Freddi, Melara, Amrellino: non è che non siamo attenti alle espressioni esterne alla Reggina. Non c'è azienda che non abbia costi, che in qualche maniera devono essere remunerati. La Primavera della Reggina al suo interno ha un paio di ragazzi presi fuori dal nostro territorio».
ARABI - «Farne entrare uno in società? Qualsiasi energia postiva che possa venire è ben accetta, ma penso che sia meglio restare nella realtà. Io poco trainante? Se non fossi trainante, la Reggina non sarebbe a questo livello. Devo rispondere giorno dopo giorno a tutte le domande che vengono fatte, che aumentano perché la gente è in difficoltà. Non possiamo vendere fumo: ultimamente mi ha chiamato Zizzari, mi ha detto "Presidente, non ci stanno pagando". Queste cose alla Reggina non sono permesse. Non devo preoccuparmi delle problematiche degli altri, ma devo essere concreto».
MOLLARE? - «Ogni tanto qualche volta, in alcuni momenti, viene l'idea di mollare. Ma c'è sempre la passione che si accende e non si spegne. Quando lascerò la Reggina, mi auguro di darla a qualcuno che possa migliorare questo percorso».
ENTUSIASMO - «Oggi entusiasmo ne abbiamo un po' meno tutti... ma quando rivedo alcune immagini di un passato vicino credo che dentro di me scatti quella passione che è presente tutti i giorni. Molti sono un po' distratti da altre problematiche che io rispetto, ma la Reggina è qualcosa di estremamente importante per noi reggini. Immagine forte, punto di riferimento. Ci facciamo troppe domande: dobbiamo essere più semplici, più naturali. Senza creare delle barriere e vivere la Reggina per quello che è: come momento di gioia, appartenenza, come qualcosa che è vivo e vero di questa realtà».
PROGRAMMAZIONE - «Esiste, ma oggi i contratti a lunga scadenza non li fa nessuno. Il Milan ha 10 calcitori in scadenza nel 2012. Oggi il calciatore non è tutelato come in passato: deve dimostrare ogni giorni di meritare il contratto per l'anno successivo».
GREGUCCI - «Lo conoscevo, l'avevo apprezzato a Vicenza ed è il motivo per cui all'epoca parlammo di Castiglia, glielo dammo in prestito. Credevo che facesse bene a Bergamo in A, poi ha avuto delle difficioltà. Ma è un grande lavoratore, persona preparata professionalmente. Il resto lo vedremo da qua fino alla fine».
RIZZATO - «Tre anni fa abbiamo giocato ad Ancona: la curva, per intero, si è messa a incitare per 10' Simone Rizzato di fronte alla professionalità e ai valori prima umani che tecnici. Rizzato, alla presentazione della squadra, è stato quello ad aver avuto l'ovazione più grande».
ARMELLINO - «Credo che sarà una delle sorprese positive della Reggina. Se non nell'immediato, nella prospettiva futura. Abbiamo preferito prenderlo a gennaio, andando ad acquisire completamente i diritti patrimoniali perché riteniamo possa rappresentare qualcosa di positivo».
BELARDI IN PANCHINA - «Scelta del tecnico. La Reggina gli ha messo a disposizione un giovane ed Emanuele, che è venuto con l'obiettivo importante di poter dare un contributo alla Reggina. Oggi si è anche laureato, lo spogliatoio ha un dottore».
MONTIEL - «Il suo contratto scade a giugno 2012: c'è un impegno a rinnovargli il contratto, aspettiamo la decisione del calciatore».
ACERBI - «Condoglianze al ragazzo, innanzitutto. La sua cessione in A? Quando si hanno opportunità importanti è doveroso da parte della società che i calciatori ottengano gratificazioni personali ed economiche che possano ripagare il loro impegno».
ALLENATORI - «Se ne ho cambiati tanti? Non sono ai livelli di Zamparini (ride, ndr). Chi richiamerei tra Colomba, De Canio e Gustinetti? Per quello che ha espresso qui, De Canio. Con Colomba mi lega grande stima. Gustinetti credo sia un ottimo tecnico, con dei valori, ma che forse qualche volta ha ecceduto. Toscano? Complimenti a Mimmo, grande campionato con la Ternana. Lo stiamo seguendo, la squadra gioca anche abbastanza bene».
