Antonini sulle multiproprietà: "Così come sono concepite sono pericolo strutturale per il sistema"
In un messaggio social, il patron del Trapani, Antonini, ha detto la sua sulle multiproprietà nel calcio italiano e ha fatto alcune proposte al presidente FIGC Malagò.
Scrive Antonini:
"Pregiati.mo Presidente, Le multiproprietà nel calcio, così come sono state concepite e gestite finora, sono un pericolo strutturale per la regolarità dei campionati e per la trasparenza dei bilanci delle società. Per spiegarlo a tutti, per multiproprietà si intende la possibilità per un singolo soggetto, persona fisica o gruppo societario, di controllare più club professionistici, spesso in Paesi e categorie diverse. L'UEFA parla di “multi‑club ownership” e ha già introdotto criteri specifici per limitare l’influenza decisiva di uno stesso proprietario su più squadre iscritte alle competizioni europee.
In Italia, casi come la doppia proprietà Napoli–Bari mostrano come sia oggi ancora possibile controllare due società professionistiche, anche se dal 2028‑29 questo sarà formalmente vietato dall’art. 16‑bis NOIF.
Ma di una cosa sono convinto , Quando due club appartengono allo stesso gruppo proprietario, ogni trasferimento fra loro altera per definizione l’equilibrio competitivo: non sono più scambi “di mercato”, ma operazioni interne a una stessa struttura. La proprietà può decidere chi deve essere forte e chi debole, chi deve puntare alla promozione e chi deve “accettare” la retrocessione, spostando giocatori chiave o trattenendoli strategicamente. Questo produce un conflitto d’interessi insanabile: non è possibile garantire parità di trattamento verso le altre società se due avversarie condividono la stessa regia economica e tecnica.
Gli scambi di calciatori tra club della stessa proprietà non sono solo un problema sportivo, ma aprono praterie per operazioni di finanza creativa e plusvalenze fittizie. Giro contabile interno, valutazioni gonfiate, bonus di rivendita “dimenticati” o strutturati in modo opaco possono alterare gravemente la fotografia reale della situazione economica delle società coinvolte.
Non è fantascienza: è esattamente il terreno su cui si muovono molte indagini recenti su plusvalenze e falsi in bilancio legati ai trasferimenti di giocatori.
A Bari la Procura ha aperto un’indagine che coinvolge Luigi e Aurelio De Laurentiis, rispettivamente vertice del Bari e del Napoli, con accuse di false comunicazioni sociali e bancarotta fraudolenta legate alla crisi del club pugliese. Al centro dell’inchiesta c’è, tra l’altro, la cessione del portiere Elia Caprile dal Bari al Napoli, operazione su cui i magistrati contestano la rappresentazione in bilancio di fatti “non rispondenti al vero” o l’omissione di informazioni rilevanti.
Nella stessa vicenda si intrecciano valutazioni economiche, flussi tra società dello stesso gruppo e scelte gestionali che dimostrano quanto la multiproprietà renda facile spingere al limite la manipolazione contabile. Proprio perché il fenomeno è esploso a livello globale, la FIFA ha iniziato a intervenire: la casa madre del calcio ha annunciato il divieto dei trasferimenti di giocatori tra club appartenenti allo stesso gruppo imprenditoriale.
L’obiettivo è esplicito: impedire che strutture come il City Football Group o la galassia Red Bull usino la rete di club collegati per accumulare calciatori, aggirare i limiti di mercato e ottenere vantaggi sportivi e contabili.
Questa svolta segna una presa d’atto chiara: la multiproprietà senza paletti è incompatibile con un mercato trasparente e con la credibilità delle competizioni.
Per migliorare davvero il fenomeno, non bastano mezze misure o moratorie: servono divieti chiari, semplici, impossibili da aggirare. 1) Divieto assoluto di scambi di giocatori tra società che hanno la stessa proprietà o sono controllate dallo stesso gruppo. 2) Divieto assoluto di prestiti di giocatori tra club collegati, per evitare che il prestito diventi lo strumento principale di “mercato interno”. 3) Nessun tipo di co‑partecipazione, diritti di rivendita incrociati, bonus o opzioni strutturate tra società dello stesso proprietario: zero relazioni di mercato sul fronte calciatori.
Solo eliminando ogni scambio di giocatori tra club con proprietà comune si chiude la porta ai conflitti d’interesse e alle operazioni contabili opache che oggi stanno corrodendo la fiducia nel sistema.
La moltiplicazione di gruppi proprietari con più club, le indagini su bilanci e plusvalenze, i casi giudiziari che emergono in Italia e all’estero raccontano un modello di business che ha superato il punto di tollerabilità.
Non è più un semplice strumento di sviluppo dei giovani o di ottimizzazione gestionale: è diventato un sistema per controllare porzioni di campionati, pilotare carriere e manipolare numeri di bilancio. È un fenomeno pericoloso, che puzza lontano chilometri, perché mette insieme conflitto d’interesse sportivo e rischio di frode economica in un unico meccanismo.
Proprio per questi motivi, predisporrò e le invierò una proposta formale che chiede: il recepimento immediato dei divieti internazionali su scambi e prestiti tra club con la stessa proprietà; l’introduzione di controlli rafforzati sui bilanci delle società appartenenti a gruppi multi‑club, con particolare attenzione alle valutazioni dei cartellini e alle plusvalenze interne; ed infine l’anticipazione, rispetto alla scadenza del 2028‑29, del divieto di multiproprietà così come è concepito oggi nel calcio professionistico, per tutelare la regolarità dei campionati già nelle prossime stagioni. Applicando così queste revisioni immediatamente.
L’obiettivo è uno solo: cambiare ora un modello che sta dimostrando di essere incompatibile con un calcio sano, credibile e davvero competitivo".
