ORRORI ARBITRALI - Fenomenologia degli errori: stop a tempo per gli arbitri può funzionare?
Quella sorta di egoismo e partigianeria sugli arbitri, esplode in tutto il suo fragore quando la squadra del cuore (giornalisti compresi, che dovrebbero essere super partes e più critici) è destinata a subire un episodio avverso, spesso decisivo per le sorti dell'incontro.
Cerchiamo di analizzare brevemente, la "fenomenologia" degli strafalcioni dei direttori di gara.
Il primo punto da sottolineare è che gli arbitri sono umani, non hanno occhi bionici o multipli e possono sbagliare. Anche ripetutamente e anche nei confronti di una singola squadra.
Però, c'è errore ed errore. C'è l'errore giustificabile, l'errore indotto dagli assistenti e l'errore tecnico grave, valutazioni facili sui quali gli arbitri "cadono".
E' chiaro che sulle prime due tipologie di errori, il designatore può fare decisamente poco. L'unica cosa è quella di "studiare" e applicarsi, da parte della singola ex giacchetta nera e cercare di non ripetere l'errore.
Sulla terza tipologia, il designatore può intervenire, eccome! La soluzione più semplice e meno populistica, è quella di fermare gli arbitri autori di episodi incriminati, una sorta di squalifica, necessaria per far capire a tutti che l'Aia non è una casta che si autoprotegge e mai si autocondanna. In passato, arbitri che hanno palesemente (attenzione, non volontariamente) sbagliato a svantaggio della Reggina, sono stati designati immediatamente per gare di B importanti o addirittura come assistenti di porta in serie A! Non è una cosa ammissibile: se la società non rispetta le regole, viene punita (più o meno pesantemente), è arrivato il momento di sanzionare anche chi tra gli arbitri incorre in qualche errore, almeno per quelli più gravi.
Se fermare un arbitro o più per una o più gare, significa raschiare il barile dell'organico (la Can B è composta da 27 direttori di gara) nel momento di scegliere le quaterne e i sei delle gare di massima serie, allora è un "rischio" che può essere corso, altrimenti non va avanti il merito ma piuttosto quella voglia di tutelarsi da tutto e tutti.
Non parliamo, ovviamente, della questione della tecnologia applicata al calcio, in particolar modo per prevenire gli errori dei direttori di gara. Proprio oggi, un ex arbitro, nel corso di un'intervista, ha ammonito sul pericolo di introdurre la moviola in campo nel calcio:"sarebbe un altro sport", sostiene. Se lo dice lui!
