"Serie C come caos, Gravina spinge a tornare in campo", chi si prepara alla ripartenza e chi no

22.05.2020 11:50 di Redazione Tuttoreggina Twitter:    Vedi letture
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"Serie C come caos, Gravina spinge a tornare in campo", chi si prepara alla ripartenza e chi no

"Serie C come caos, Gravina spinge a tornare in campo", si legge nell'analisi di Gazzetta dello Sport sulla situazione della terza serie.

"Aspettiamo le decisioni del 28, ossia l’incontro tra i vertici del calcio e il ministro Spadafora. Le società di Lega Pro lo ripetono compatte, non hanno fatto un passo indietro rispetto alla decisione che in 52 su 59 avevano votato in Assemblea: non giochiamo più. Il muro però è fragile. La bocciatura della Figc ha rispedito la palla al mittente, se si riuscirà a far ripartire i campionati tutti sanno che si dovranno attrezzare, anche per giocare solo playoff e playout come previsto dal Piano B (quante squadre, come e dove sarà tutto da decidere), ipotesi che tra l’altro in Assemblea aveva raccolto solo 16 voti. E se non sarà possibile nemmeno questo, rimarrà il Piano C: verdetti a tavolino con meriti sportivi tutti da calcolare.

La lettera di Gravina

Lo ha ribadito lo stesso Gabriele Gravina con una lettera ai club di quella Lega che ha guidato fino a un anno e mezzo fa. Il presidente federale ha scritto che la delibera Figc è stata «un inno al gioco, un’esaltazione di quello che anima ognuno di noi», ribadendo «il desiderio di giocare, non di fare il contrario». E’ il primo a sperare che i protocolli siano attuabili anche in Lega Pro, e nel caso contrario ha spiegato Piano B e Piano C. Gravina anche scritto che i provvedimenti del Decreto Rilancio sono figli «di un lavoro incessante» con un Governo che si è dimostrato «particolarmente sensibile» nel concedere il rinvio di pagamenti fiscali a settembre, la sospensione dei canoni d’affitto per gli impianti sportivi, la Cig e il Fondo Salva Sport.

Non si riparte

Così ora i club riflettono, qualcuno addirittura trama per la serrata. In 51 stanno continuando a fare allenamenti individuali e facoltativi da casa (pochi giocatori sono rimasti in sede) e non hanno programmato la ripresa ufficiale. E ci sono alcuni casi particolari. Il Piacenza per esempio ha già risolto il contratto con 6 giocatori (Cattaneo, Della Latta, Milesi, Pergreffi, Pavoni e Polidori) e sulla parola anche con il tecnico Franzini (comunque disposto a tornare in caso di ripresa). O il Modena, che non vuol riprendere anche se ha già saldato tutti gli stipendi fino a giugno (tranne una mensilità e mezza, come concordato con la squadra) e proprio ieri ha rinnovato il contratto per un altro anno al tecnico Mignani. O ancora il Catania, che ha ben altri problemi da risolvere: la cordata che vuol rilevare il club si muove, ma il 25 incombe il Tribunale. E le capolista? Monza, Vicenza e Reggina non hanno ancora previsto la ripresa: l’ipotesi della promozione a tavolino aveva illuso qualcuno, adesso non è tramontata nemmeno nel Piano B, ma è logico che se si dovrà giocare non potranno opporsi.

Noi ci siamo

Qualcuno invece si è già detto pronto. Su tutti il piccolo Renate, terzo nel girone A: convocati i giocatori per l’inizio della prossima settimana, già tutti pagati gli stipendi («Avevamo un budget e l’abbiamo rispettato» ha detto il presidente Spreafico). La Ternana ha fatto i test sierologici e oggi o domani torna in campo, il Padova da qualche giorno si allena a gruppi divisi per ruolo all’Appiani, il Bari ha tutti i giocatori in città pronti a cominciare, il Südtirol dal 14 ha aperto il suo centro sportivo per allenamenti comunque individuali, la Reggiana si sta preparando perché vuole giocare, il Monopoli è pronto ma vorrebbe fare solo i playoff, il Novara ha a disposizione Novarello (per ora soltanto allenamenti singoli) e l’assistenza medica necessarie, il Catanzaro ha aumentato i carichi di lavoro a casa perché l’intenzione è quella di ripartire a breve. Ma anche Avellino, Carrarese e Triestina potrebbero cambiare idea in fretta.

Le ragioni

Ma perché i club non vogliono giocare? I primi a sostenerlo sono i medici sportivi, che anche ieri hanno scritto alla Figc per ribadire quanto già avevano detto alla Lega Pro: non ci sono le condizioni per attuare il protocollo. E’ evidente, anche per una questione di costi e strutture, che le società non ce la facciano, anche se con il passare delle settimane le misure potrebbero essere ridotte (vorrebbe dire che il pericolo sta finendo). Sono proprio i costi a spaventare i club, e non solo per il protocollo: giocando a porte chiuse e con molti sponsor che hanno voltato le spalle, le risorse sono ridotte al lumicino. Il sostegno della Cig inoltre è valido solo per 9 settimane, se l’attività riprende gli stipendi saranno ripristinati in toto, allungati di due mesi fino al nuovo termine del 31 agosto. Non è escluso che qualche presidente, fatti due calcoli, ci stia marciando, ma il problema comunque è evidente. Se la Serie A vuol ripartire per tornare a incassare i proventi televisivi, per la C il ritorno in campo sarebbe un danno economico. Ma sarebbe anche un segnale forte di vitalità. E Gravina, ai presidenti di C, l’ha scritto: «Non è facile, ma si comincia a vedere la luce in fondo al tunnel. Insieme ce la faremo».