REGGINA: SARÀ UN GENNAIO FONDAMENTALE, VIETATO FARE CALCOLI
I piccoli timori legati alla possibilità che il turno di pausa avrebbe potuto spezzare la linfa vincente che ha caratterizzato il finale del 2025, sono stati spazzati via dalla sesta vittoria consecutiva in campionato, nona complessiva su 18 partite (dato ancora percentualmente negativo) ed ancora una volta senza subire reti al passivo.
Pur non avendo disputato una gara brillantissima dal punto di vista propositivo, gli amaranto hanno tuttavia compiuto un ulteriore passo avanti in tema di maturità e consapevolezza, dando sempre l’impressione, al netto di un paio di svarioni difensivi iniziali, di essere comunque in totale controllo dell’avversario, nonché annotando la crescita evidente di alcuni “senatori” ormai pienamente recuperati come Girasole, Laaribi e Ragusa, oltre alle conferme di Fofana, sempre più al centro del progetto di squadra, di un Di Grazia che finalmente appare completamente integrato anche tatticamente, e di un Ferraro che sembra non volersi fermare più.
A conferma poi che il mercato invernale abbia portato giovamento dopo i fallimenti estivi, impossibile non notare l’immediato ambientamento del reggino Verduci, che ha già fatto intravedere doti non indifferenti, accanto all’utilità funzionale dei vari Bevilacqua, Desiato, Sartore e senza dimenticare la possibilità di usufruire del Mungo versione Sambiase, di Edera tenuto a riposo, oltre agli attuali acciaccati il cui valore tecnico non va certo evidenziato, anche semplicemente a supporto degli attuali protagonisti.
Al di là di possibili scongiuri o scaramanzie, è innegabile che questo gruppo, una volta superate le problematiche che hanno causato quel disastroso inizio che avrebbe potuto pregiudicare definitivamente qualsiasi velleità di successo finale, sembra possedere qual quid tecnico e qualitativo necessario per poter coltivare ambizioni concrete, in attesa che la società finisca di sfogliare la margherita, mettendo a disposizione del tecnico quell’ulteriore rinforzo offensivo atteso ormai da diverse settimane che possa dare quella tranquillità numerica e tecnica in vista di un girone di ritorno presumibilmente intenso, e che già in questo mese potrebbe dare risposte fondamentali.
Se a fine girone di andata sembrava impossibile anche prevedere di arrivare al giro di boa a solo 4 punti dalla testa, complici battute d’arresto inaspettate da parte delle battistrada, inutile negare che domenica ci fosse una fondata speranza, calendario alla mano, di poter ulteriormente ridimensionare il distacco dal primo posto, rimasto invece invariato grazie ai successi importanti delle attuali capoliste in campi tutt’altro che semplici: ciò non fa che confermare quanto andiamo ripetendo dall’arrivo di Torrisi in tema di programmazioni e calcoli vari.
Qualcuno potrebbe legittimamente pensare, relativamente allo scontro diretto di domenica prossima a Caltanissetta, che anche un punto non sarebbe da disprezzare: ciò potrebbe risultare vero se l’andamento della partita suggerisse un pragmatismo modello Johan Cruyff del tipo "se non puoi vincere, assicurati di non perdere", che se fosse stato attuato, ad esempio, giusto un anno fa nello scontro al vertice con gli aretusei, avrebbe magari potuto riservare un destino diverso all’epilogo dello scorso campionato.
Le attuali circostanze, tuttavia, suggeriscono che fare certi tipi di computi, in una situazione di inseguimento al vertice che dura praticamente un anno e mezzo, mal si addice ad una squadra che ha saputo ribaltare il suo destino proprio ragionando partita per partita e puntando ad ottenere il massimo dall’appuntamento più prossimo: pur rischiando di apparire presuntuosi, riteniamo che questo gruppo oggi, pur ancora migliorabile in molti aspetti, sia in grado di prevalere al cospetto di chiunque, e che modificare intenzionalmente il tipo di approccio alla gara rischierebbe di interrompere quel progetto di crescita che dovrà portare, con pazienza ma anche con concretezza, all’unico obiettivo ottenibile.
La Reggina c’è e adesso lo sanno anche gli altri, ma sappiamo anche di non poter mollare di un centimetro, perché non ci sarà sempre qualcuno disposto ad aspettarci se si rallenta il passo.
