REGGINA: IL DISSENSO VA ACCETTATO, IN SILENZIO
Il rendimento della Reggina nelle ultime cinque partite, ossia nella fase cruciale del torneo in cui si decidono le sorti di vincitori e perdenti, ci racconta di tredici punti conquistati su quindici, frutto di quattro vittorie ed un pareggio: in termini assoluti, nessuno potrebbe obiettare sulla bontà del cammino di qualsiasi squadra che abbia conquistato simil bottino, oltretutto con due scontri diretti vinti in trasferta: tuttavia si tratterebbe di un’analisi fuori contesto, e dunque imperfetta.
Dopo la disfatta con l’Acireale al Granillo, che aveva per l’ennesima volta in questa stagione mortificato le ambizioni di successo finale degli amaranto, le due affermazioni corsare ai danni di Igea e AC Palermo, ma soprattutto le modalità attraverso cui erano giunte, insieme ai risultati come sempre altalenati del girone, avevano nuovamente riacceso un barlume di speranza per riaprire i giochi promozione diretta, a condizione che il percorso si fosse mantenuto netto sino al termine della stagione regolare.
Invece come un film già visto, la squadra è ricaduta vittima delle sue paure e dei suoi limiti caratteriali, incorrendo in prestazioni desolatamente scialbe contro avversari assolutamente alla portata per valori tecnici e motivazioni, che alla fine hanno sì prodotto due faticose vittorie casalinghe, ma anche il pareggio di Gela che ha nuovamente mortificato, di fatto definitivamente salvo incredibili miracoli, qualsiasi ulteriore aspirazione.
Al termine della gara di ieri abbiamo sentito parlare, testualmente, del fatto che “contestazioni e fischi” sarebbero stati “fuori luogo”: con il massimo rispetto per le opinioni di tutti, il dissenso odierno da parte dei tifosi rappresenta il minimo sindacale alla luce della situazione e delle prospettive che attendono gli amaranto, con il quarto anno di serie D che appare qui inevitabile, e va accettato in silenzio e con grande rispetto; piuttosto, atteggiamenti stizziti da parte di qualche calciatore in campo andrebbero, quelli sì, considerati decisamente inopportuni.
Non c’è stata settimana in cui quegli stessi tifosi non abbiano ricevuto un doveroso tributo per il sostegno, continuo ed incondizionato dopo i mugugni di inizio torneo, alla squadra già dal momento in cui la corsa alle posizioni di vertice appariva come una chimera, ed il cui recupero, certamente prodigioso, è frutto anche di un ambiente che si è ricompattato ed ha trascinato gli amaranto sino ai piedi del primo posto: va dunque compresa la delusione e la rabbia a fronte di atteggiamenti ritenuti tutt’altro che consoni a quanto sarebbe stato necessario per completare l’opera.
Siamo certamente d’accordo con le dichiarazioni di Torrisi relative alla bontà del cammino della Reggina sotto la sua gestione, e di come nessuno a parte lui effettivamente poteva credere, a novembre, che la squadra potesse riaffacciarsi nelle zone alte della classifica: a maggior ragione, al di là di qualche calo di tensione che avrebbe anche potuto essere messo in preventivo, è apparso ancora più sacrilego gettare al vento tante, troppe opportunità in maniera inspiegabile, andando a vanificare quanto di eccezionale fatto nei mesi scorsi.
Se ancora si vuole accettare l’esistenza di una pur infinitesimale speranza, è chiaro che il prossimo turno sarà dirimente nel bene o nel male, lasciando l’ultima giornata solo per le statistiche: chiaramente, ad improvvide ma non impossibili buone notizie dagli altri campi dovrà corrispondere un nuovo successo esterno da parte degli amaranto, tutt’altro che scontato ove non si riscontrasse un cambio netto in termini di atteggiamento, convinzione e ferocia, per non incappare nell’ennesimo rimpianto stagionale.
Permetteteci una chiosa sulle paventate vicende “extra campo” su cui preferiamo, almeno per il momento, non prestare alcuna considerazione in assenza di notizie certe su fatti e protagonisti: si pensi unicamente a chiudere il campionato sul campo nel modo più dignitoso possibile, per le successive chiacchiere ed i tribunali il tempo, eventualmente, si troverà in abbondanza.
