UN ANNO AMARANTO - Da Gennaio a Giugno: tre allenatori, una salvezza e tanti proclami

30.12.2013 14:32 di  Antonio Paviglianiti  Twitter:    vedi letture
UN ANNO AMARANTO - Da Gennaio a Giugno: tre allenatori, una salvezza e tanti proclami
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© foto di Federico Gaetano

Con la sconfitta di Terni la Reggina chiude il proprio 2013 che, dal punto di vista calcistico e societario, ha avuto risvolti importanti ma prettamente negativi. Un susseguirsi di allenatori, calciatori, obiettivi sbandierati ai quattro venti e non rispettati, piccole parentesi di gioco e tanta, tanta confusione.

GENNAIO - Esattamente un anno fa, nel mercato di riparazione, il presidente Foti puntellò l'organico con due ritorni altisonanti come quello di David Di Michele (dal ChievoVerona, ndr.) e di Giuseppe Colucci; il centrocampista pugliese, difatti, giunse in riva allo Stretto nell'ambito della trattativa che portò Giuseppe Rizzo al Pescara. Gennaio fu anche il mese in cui si chiuse, definitivamente, la storia tra la Reggina Calcio e Fabio Ceravolo; l'attaccante nativo di Locri, infatti, si trasferì a Terni. Movimenti minori furono le cessioni di Melara, Viola e Castiglia con l'approdo di Antonazzo, richiesto espressamente da Dionigi, e Federico Gerardi, attuale capocannoniere della Reggina. Un punto conquistato sul campo, impattando per 0-0 in casa della Pro Vercelli.

FEBBRAIO - Segnali di nervosismo e confusione, risultati che non arrivano, panchina e categoria a serio rischio: la Reggina non cambia marcia, gli acquisti di gennaio non sortiscono l'effetto sperato e ci si ritrova in balia degli avvenimenti. Il 2 febbraio gli amaranto ritornano al Granillo: arriva la corazzata Verona che ci mette meno di mezzora a gelare il pubblico calabrese con l'ex Cacia. A togliere le castagne dal fuoco a Dionigi ci pensa l'unico vero sorriso della scorsa annata: Gianmario Comi. Sette giorni dopo Reggina a un passo dal baratro in casa del Modena: ancora un gol di un bomber, questa volta Federico Gerardi, al 93' riporta la situazione in parità risaldando i bulloni del tecnico emiliano; il 2-1 interno con il Padova porta la prima firma stagionale di David Di Michele, bravo a rispondere ad Andrea Rispoli (in gol ieri con la Ternana, ndr.). Il mal di trasferta, però, non passa e la serenità in casa Reggina dura appena sei giorni: Mammarella e compagni sono la bestia nera di stagione, il Lanciano si impone per 3-1, una sconfitta mal digerita dall'ambiente; l'ultimo punto del mese è quello interno con lo Spezia, un missile di Colucci risponde a Okaka.

MARZO - Il mese di San Giuseppe e della festa della donna regala alla Reggina una mini-rivoluzione; al presidente Foti non bastano due pareggi esterni con Novara e Livorno, entrambi giunti in rimonta e in situazione paradossali (Antonazzo in Piemonte, Fiorillo e le sue papere in Toscana, ndr.). La sconfitta interna con il Cesena ci regalano, in sala stampa, i volti scuri di Di Michele e Colucci, la classifica piange e il rischio retrocessione è sempre più alto. L'indomani Bepi Pillon è già sulla panchina della Reggina, giusto il tempo della presentazione e poi partenza alla volta di Ascoli: il disco deve cambiare, Di Michele ci mette meno di venti minuti della ripresa per una tripletta che regala il sorriso alla Reggina, la depressione ai marchigiani (retrocederanno con un crollo vertiginoso, ndr.). Il marchio di fabbrica di queste prime uscite stagionali di Pillon è il "cambio in corsa": con la Juve Stabia, dopo lo svantaggio iniziale, il passaggio alla difesa a quattro consente di aumentare la mole di occasioni, la Reggina trova il giusto cinismo e confeziona il 2-1; secondo successo consecutivo, la stagione sembra risollevarsi ma lo stop è dietro l'angolo: Marzo si chiude con un pesante k.o. a Varese, 0-3 e Reggina mai in campo.

APRILE - Brividi di terrore, la fronte suda freddo e la Reggina rigioca con il fuoco: al Granillo, nella festa delle tifoserie tra Reggina e Bari, bastano neanche 120'' a Di Michele per far capire chi comanda: galletti a casa e amaranto risollevati nuovamente. Ma la vittoria al cospetto dei pugliesi è l'unica gioia mensile: con la Ternana latitano idee, gioco e concretezza; in casa con il Sassuolo la Reggina non è presente sul campo e l'unico sorriso è per Missiroli, reggino doc. Il 20 aprile la Reggina vede il baratro fino al 91': a Crotone prima gli amaranto passano, poi si vedono rimontare dai pitagorici; lo Scida è in festa, la sconfitta è dietro l'angolo e i risultati dagli altri campi non aiutano. Bombagi dalla bandierina, Freddi ci mette la "pelata" e gli amaranto strappano un punto che vale oro (sarà quella lunghezza utile per evitare la lotteria dei play-out). Aprile, mese amaro, porta via un altro boccone: con il Brescia basterebbe anche un punto per non giocarsi tre finali da dentro o fuori; De Maio non è d'accordo, a un quarto d'ora dal termine le rondinelle passano spiccando il volo verso i play-off.

MAGGIO - Risvolti horror con finale commedy: potremmo riassumere così l'ultimo mese calcistico della stagione 2012/2013; le condizioni precarie di classifica, l'ambiente incandescente, una retrocessione dietro l'angolo e il destino nelle proprie mani. A Cittadella ci si gioca la torta permanenza, ma la Reggina non sembra recepire il messaggio. I veneti passano dopo neanche dieci minuti: Pagani e Barletta sembrano così maledettamente vicine. Pillon sa che si è dentro o fuori: a venti dal termine si gioca il tutto per tutto passando al 4-2-4; dentro Campagnacci, reduce da un infortunio lungo un anno passato da comprimario con la Primavera. La storia non sembra cambiare, il Cittadella tiene bene, la Reggina non ci arriva. Mancano 5' allo scadere, Di Michele si avventa su un pallone vagante, ci mette il braccio con un pizzico di furbizia e regala l'assist vincente a Gerardi. Il punto non basta, gli equilibri son saltati e il Cittadella rischierebbe di passare se non fosse per un Adejo versione Superman. Al 90' ci pensa Campagnacci, la favola si può chiudere: Di Michele dal fondo, Campagnacci al volo con il sinistro; il gol della salvezza. Sette giorni dopo arriva il Grosseto retrocesso, i brividi son tanti perché la Reggina non sembra in partita. Ancora una volta sono i minuti finali a regalare gioie agli amaranto: una punizione pennellata di Di Michele, l'abbraccio con il figlio e la consapevolezza di avere due risultati su tre a disposizione; a Vicenza, nell'ultima stagionale, la Reggina gioca per il pareggio: il finale è thriller con Gentili che spara addosso a Baiocco nell'ultimo pallone del campionato. La Reggina è salva, la consapevolezza di non voler ripetere gli errori stagionali arriverà qualche giorno dopo, nella prima conferenza del presidente: "Vogliamo vincere".

GIUGNO - La Reggina ringrazia Pillon, l'obiettivo è trovare un allenatore manager che abbia nelle proprie corde le abilità di far coniugare tutte le componenti societarie. Inizia il toto-allenatore, la margherita del presidente Foti è ricca ma in testa, il buon Lillo, ha due nomi: Vincenzo Torrente e Alessandro Calori; il primo ringrazia e accetta Gubbio, dal maestro Simoni. Il secondo, invece, non è entusiasto del progetto e declina, gentilmente, l'offerta. Il 16 giugno, sulla panchina della Reggina, un ritorno gradito alla tifoseria: Gianluca Atzori. L'anno del centenario passerà dalla sua voglia di rivalsa dopo anni fallimentari, il presidente Foti inizia a pensare in grande: rinnovare la location, trovando un nuovo Stadio attraverso il progetto B-Futura e riconquistare il massimo campionato nell'anno del centenario. Il mese delle comproprietà riporta a casa diversi giovani del Sant'Agata ma portano al saluto, definitivo, di Nicholas Viola.

(1-continua)