MA C'E' QUALCOSA SOTTO?
Diciamoci la verità. Il primo tempo contro il Sassuolo ha inorgoglito il popolo amaranto. Giusto per fare qualche numero: 6 corner a 0 (zero!) per Ceravolo e compagni, capaci di reagire immediatamente al vantaggio si Boakye grazie a un'invenzione di Sarno e a un gol di rapina del capitano amaranto. Capaci di sfiorare l'1-2, di subirlo, e di reagire nuovamente. Fermandosi alla traversa colpita da Lucioni. Tutti sorpresi: da Di Francesco (sofferente in tribuna) agli addetti ai lavori, passando per i giornalisti locali (e nazionali, da Sky in giù). Sorpresi anche i supporter amaranto, con le mani spellate al Braglia o davanti alla tv: una squadra che lotta senza paura, al cospetto della prima della classe. Costruita per vincere. E mai così tanto in difficoltà in casa, dove ha raccolto sei successi su sette gare disputate (solo un pari col Vicenza di Breda, più da imputare alla sfortuna che ad altro). Cinque vittorie consecutive. Al Braglia, Pomini non subiva gol dal 15 settembre (con quello di Ceravolo, in casa sono appena tre).
Chiaro che il secondo tempo abbia mostrato tutta la differenza di qualità tra le due squadre. Perché se Boakye è per metà bianconero; se Berardi, gioiellino reduce dall'Under 19, può permettersi di stare in panchina (su di lui, anche il Manchester di Ferguson); se non c'è Gazzola e hai un onesto corridore come Laverone; se per portare Missiroli in Emilia spendi circa 3 milioni di euro (in Serie B!)... beh, allora, se insieme a tutte queste (e ad altre) figurine riesci ad abbinare un gioco, meriti di stare in cima. La Reggina, di figurine ne ha davvero poche. Ma volersela giocare senza paura non è una colpa. Anzi. E' un motivo di vanto.
E' vero anche che nella ripresa si sia rischiata la goleada. Contro la corazzata della B. Insomma, non si è perso con la neopromossa Lanciano (con tutto il rispetto per la squadra di Gautieri) schierandosi con un 5-3-2 abbottonato e quasi impaurito. Nel calcio, prima dei risultati ci sono le prestazioni. E il primo tempo della Reggina rasenta la perfezione per coraggio. Gli errori ci sono sempre, ma quelli li commettono i calciatori. Il presidente si è schierato contro l'allenatore, sorprendendo un po' tutti. Da Di Francesco (sofferente in tribuna) agli addetti ai lavori, passando per i giornalisti locali (e nazionali, da Sky in giù). Sorpresi anche i supporter amaranto, con le mani spellate al Braglia o davanti alla tv. Assistere a uno sfogo del genere contro la squadra più forte della B fa pensare che forse ci sia qualcosa sotto. Magari dei dissidi. Altrimenti non si spiega. Perché chi vuole giocare a calcio, contro tutto e tutti, merita solo applausi.
La squadra non è stata costruita da Dionigi, che anzi ha evidenziato lacune, incamerando solo promesse quasi per nulla concretizzate dalla società in sede di mercato. Mettere in discussione il tecnico, allo stato attuale delle cose, rischia solo di portare sconforto e paura in una squadra giovane. Interpretando le parole del presidente, a caldo, col Crotone potrebbe essere l'ultima chance per Davide Dionigi. Ma qualcosa non torna. A partire dallo sfogo del patron amaranto. Qualche settimana fa, il direttore dell'area tecnica, Simone Giacchetta, ha parlato di salvezza come obiettivo stagionale. Mettere in difficoltà la capolista dovrebbe inorgoglire la dirigenza. Non farla infuriare.
