Le nozze con i fichi secchi
Il presidente Foti, nella sua conferenza stampa "a sorpresa" (sostanzialmente perché non annunciata, visto che i bilanci di fine mercato sono ricorrenti nel mondo del calcio), ha evidenziato difficoltà economiche e di gestione di una rosa extra-large, almeno dal punto di vista numerico. Dichiarazioni che rimandano a conferenze stampa del passato, pressoché denuncianti i medesimi problemi: poco denaro un po' per tutte le squadre, giocatori da sistemare e bilancio economico che detta legge e spesso limita progetti tecnici di più ampio respiro.
La realtà italiana testimonia un depauperimento economico generale e gli esempi si sprecano. Anche se non devono essere issati a vessili per giustificare i propri errori. A mercato finito, il primo dato che balza all'occhio e la mancanza di esperienza. Invocata a più riprese dal tecnico Dionigi, idolatrato dalla folla (con tanto di coro alla prima uscita in casa nell'amichevole contro il Catania), "in sintonia con la società". Le difficoltà ci sono state, così come i muro contro muro. E sono questi a fare paura: perché un giocatore, a parità di trattamento economico (citiamo l'esempio di Colombo, sottolineato oggi dal presidente Foti), decide di restare fuori rosa invece di andare a giocare? Una domanda che può fare il paio con quella nata qualche sessione di mercato fa, quando il Carneade Paponi rifiutò il trasferimento in riva allo Stretto per provare a rilanciarsi, nonostante l'ostracismo tecnico-tattico di Malesani a Bologna.
La società, ancora una volta, ha ammesso i propri errori. Più o meno esplicitamente. La rosa è lunga, ci sono ancora contratti in essere che stipendiano gente che, con la Reggina, non ha più a che fare addirittura da anni. Contratti pluriennali che hanno svuotato, a detta di Foti, le casse societarie. Una stagione dopo l'altra.
E' anche vero che le difficoltà economiche, nel passato recente, ci sono sempre state. Foti ha ricordato, giustamente, che la forza del gruppo può tutto. Come successo nella prima storica promozione in Serie A: in quella squadra, però, l'esperienza c'era. Così come l'attaccamento. Maurizio Poli incarnava tutto questo, tanto per fare un nome. C'erano i Tonino Martino, i Possanzini (preso a settembre), gli Artico, i Cozza, i Giacchetta. Gente che ha fatto la storia. Mix di gioventù e di esperienza.
Quasi 10 anni di A, sempre a combattere con il bilancio di una realtà piccola, con un bacino limitato. Ma con lo stadio pieno e illustri cessioni (Cirillo all'Inter per qualcosa in più di 10 miliardi). Erano altri tempi, indubbiamente giravano molti più soldi. Con il passare del tempo, però, la cinghia è stata sempre stretta.
Così come nella stagione immediatamente successiva a Calciopoli, con la Reggina costretta a partire da -15. Costretta a fare le nozze con i fichi secchi: squadra sulla carta piena di incognite e assai modesta; stadio semideserto nonostante un susseguirsi di risultati; cessioni a stagione in corso nemmeno comunicate al tecnico (celebre la conferenza di Mazzarri in merito alla vendita di Leon), con giocatori venduti ma rimpiazzati (rischiando, ma Foti fece il doppio colpo Foggia-Vigiani; andò bene anche con il cambio Pelizzoli-Campagnolo) da altrettanti acquisti azzeccati.
Quell'anno toccò a Mazzarri spremere il limone fino all'ultima goccia per ottenere una salvezza che ebbe del miracoloso. Tralasciando il modulo più o meno simile, la voglia di giocarsela contro tutti dell'ultimo Mazzarri sembra essere tornata negli spogliatoi del Sant'Agata. Sia Mazzarri che Dionigi (anche se il feeling, in passato, non c'è stato: nella stagione 2004-2005, il primo acconsentì alla cessione del secondo a gennaio, dopo avergli concesse 10 presenze per un totale di appena 138 minuti) puntano sulla forza del gruppo, sul dialogo con i calciatori (si pensi al rapporto dell'ex tecnico del Taranto con Ceravolo), sul "siamo questi, daremo il massimo".
La speranza è che l'epilogo sia lo stesso: il trionfo. Non sarà facile, e Dionigi lo sa. Ma dalla sua sembra avere il tempo, visto che i tifosi sembrano aver apprezzato la sua schiettezza, la sua sincerità. "Il Verona avrà in panchina Bojinov, noi Louzada". Il Verona, però, ha vinto la partita grazie a due errori extratattici. Nonostante abbia speso di più al banchetto del calciomercato. La Reggina ha cambiato parecchio e ora si affida al suo allenatore per recitare fino all'ultimo un ruolo da protagonista in quel campionato infinito che è la B.
La speranza è che gli errori servano da lezione. Perché la B non porta ricchezza e sopravvivere alla distanza è difficile. Occorre una boccata d'ossigeno per uscire dal pantano. La speranza è che Dionigi possa tirare fuori il meglio dalla sua squadra. In apnea. Come alcuni dei suoi illustri predecessori.
