IL TATTICO
Buona la prima, buona la seconda, servita la terza. Il trittico di partite che avrebbe indicato la strada futura della Reggina è stato superato a pieni voti. La squadra ha risposto presente sul campo e, per dirla alla gagliardese, chi siede in panchina non ha dormito. Franco Gagliardi, protagonista indiscusso di queste prime settimane del 2014, un piacere ascoltarlo per chi, personalmente, non lo conosceva affatto, se non per la nomea di uomo-mercato della Reggina. I meriti, l'esaltazione e la rinascita della Reggina, vengono attribuiti all'avvocato, uomo di Cosenza che si avvale di un collaboratore come Diego Zanin. E oggi, è proprio di lui che vorremmo parlare.
Nei mesi scorsiavevamo visto, nella figura del tecnico veneto, un allenatore non consono al settore giovanile. I risultati della Primavera non ponevano a suo favore e, nel momento in cui i giovani della Reggina, si ritrovavano a far la partita spesso venivano a mancare le idee. Ragionandoci su, però, pensiamo di aver trovato la risposta a questo cambiamento di Diego Zanin: è un allenatore da Prima squadra, uno a cui piace gessetto e lavagna, uno che mangia pane e tattica.
Difatti, analizzando i suoi risultati del 2013, non può non risaltare agli occhi del lettore come, contro le grandi squadre (Napoli, Fiorentina e Lazio), la Reggina Primavera avesse disputato delle partite in cui, avendo gli sfavori dei pronostici, si sistemava in campo accorta e guardinga al punto da mettere in seria difficoltà gli avversari.
Ricordando la sfida con la Fiorentina Primavera, criticammo Zanin per un atteggiamento troppo attendista essendo un campionato giovanile, ove il risultato viene messo in secondo piano. E, a distanza di qualche mese, abbiamo capito come lui si trovi perfettamente a suo agio alla guida di una Prima squadra.
A Diego Zanin va dato il giusto merito della riscossa amaranto. In un mese di lavoro ha ridato ordine alla manovra, accorciato i reparti e messo ogni tassello al suo posto. Non ci raccontate la storia di organico rinforzato: il portiere di agosto, fu richiesto dal precedente tecnico, e ieri ha dimostrato di saperci fare; Filippo Falco, unico uomo a far ammattire la difesa calabrese ieri, è stato a Reggio Calabria per quattro mesi, raccogliendo la bellezza di una partita da titolare e due spezzoni di gara in un ruolo non propriamente suo. Zanin, al pari di Gagliardi, lo avrebbe tenuto volentieri, visto che con la Primavera se l'era goduto già in un'occasione.
Nel giorno più difficile, Diego Zanin, ha sferrato il colpo "da campione", da chi è messo lì non per caso ma perché sa il fatto suo. Fa bene Gagliardi a elogiarlo, fa bene Zanin a essere moderatamente soddisfatto. Indovinate le mosse vincenti, vista la reazione dei suoi ragazzi, ordinato lo scacchiere tattico a secondo del risultato.
E consentiteci, forse forzatamente, un paragone con una grande squadra di serie A. Questa Reggina, schierata secondo un 4-5-1 ibrido, trasformato in 4-3-3 in fase offensiva, ci ricorda tanto la Roma di Rudì Garcia: anche la compagine giallorossa fa della propria forza il gioco di rimessa, l'assenza di attaccanti di ruolo e due tornanti abili a eseguire con scaltrezza sia la fase difensiva che quella offensiva. A bocce ferme, gli schieramenti sono speculari. Alla Reggina, ovviamente, manca quel pizzico di qualità in mezzo al campo che Sbaffo, in meno di dieci minuti, ha dato alla manovra offensiva.
Non son tutte rose rosse, ovviamente. Qualche difetto nella manovra della Reggina resta ma, dopo un solo mese di lavoro, aver rimesso in sesto una macchina fuori pista, è già un gran risultato. In settimana si lavorerà su alcuni errori di ieri pomeriggio: un baricentro troppo basso in alcuni frangenti di gara; un contropiede più fluido e, soprattutto, maggiore attenzione sui calci da fermo.
Diego Zanin spolvera il gessetto e la lavagna.
