DUE CERTEZZE PER IL DOMANI: CI SARA' DA SOFFRIRE PER VIVERE E LO SI FARA' CON FOTI

29.04.2014 13:11 di  Giovanni Cimino  Twitter:    vedi letture
DUE CERTEZZE PER IL DOMANI: CI SARA' DA SOFFRIRE PER VIVERE E LO SI FARA' CON FOTI
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© foto di Federico Gaetano

La conferenza stampa di ieri pomeriggio del patron della Reggina Calcio, Foti, ci induce inevitabilmente a dover fare una serie di commenti. 

Prima di tutto, diciamo che Foti ha raccolto l'invito, seppur in netto ritardo, a voler far chiarezza a fugare dubbi e stoppare tutta quella ridda di voci incontrollate, che di fatto ha gettato una luce oscura sul futuro della squadra dello Stretto. E questo, comunque, in controtendenza rispetto al quasi snobismo dei vertici societari, verso le richieste esterne di chiarimento di quanto accadeva all'interno delle mura del Sant'Agata, è un punto a favore della società, anche se una cosa dovuta.

Per il resto, possiamo tranquillamente dire che abbiamo lasciato il Sant'Agata con la preoccupazione nell'animo e nel cuore e la tristezza di essere passati dall'Olimpo del calcio italiano, alla futura Lega Pro unica. Ben che vada, visto il concreto rischio di "penare" per potersi iscrivere al campionato di terza serie. Come si è arrivati a questa situazione? Perché? Basta solo dire:"La crisi mondiale o colpa tutta dei tifosi?". No, non basta.

Foti ha puntato chiaramente il dito contro la tifoseria, rea di essersi disamorata della propria squadra. Che il Granillo non è più il catino ribollente di calore e gioia, questo è un dato di fatto. Ma se per Foti vale la giustificazione "crisi mondiale", per i tifosi vale la giustificazione "no al calcio moderno". E lo stesso Foti ha parlato di spettatori distaccati in tutte le città, anche ben più ricche e grandi di Reggio Calabria.

Presidente, la verità è che la retrocessione appartiene alla Reggina Calcio, in tutto e per tutto. La verità che il disamoramento è anche figlio di una cattivissima gestione della società, sopratutto dopo gli anni importanti della gestione Mazzarri, o forse anche dopo i primissimi anni di serie A, quando "l'uomo per tutte le stagioni" ha preso il posto di un gruppo Reggina collaudato e capace di portare una squadra che vivacchiava tra B e serie C, a giocare contro la Juventus, il Milan o l'Inter. Se poi è colpa dei "figli del Sant'Agata", allora si può dire tutto e il contrario di tutto. Facciamo solo notare che i "non riconoscenti figli del Sant'Agata", hanno portato denaro sonante alla società amaranto (basti pensare ai soli Missiroli, Nicolas Viola e Ceravolo), di fatto gli unici a fruttare una plusvalenza in mezzo ad una serie lunghissima di nomi, pescati in Lega Pro o giù di lì, che invece si sono rivelati inadeguati per la serie B o forse anche per le serie inferiori: anche questo è colpa dei tifosi? Negli ultimi quattro anni di acquisti a go-go nelle serie inferiori, il solo Acerbi ha portato moneta all'interno del forziere di via delle Industrie, gli altri hanno apportato solo costi e magre prestazioni.

Presidente, i dieci allenatori in due-tre stagioni, i quattro cambi di panchina nella stagione in corso, il bailamme di portieri, attaccanti, centrocampisti, i tanti calciatori comprati e mai fatti scendere in campo con la maglia della Reggina, sono tutte colpe dei tifosi? O dei giornalisti che magari vorrebbero raccontare di allenamenti, di partite? O anche è colpa di qualcuno "esterno" se tanti prospetti del Sant'Agata, sanno già che non indosseranno mai la maglia della Prima Squadra, forse perchè invisi a qualcuno all'interno del Centro Sportivo?

Crisi o non crisi, tifosi presenti o non presenti, giornalisti cattivi o non cattivi, la Reggina, come ammesso dallo stesso Foti, potrebbe addirittura partire ad handicap nel prossimo campionato e questo credo basti a giustificare la nostra collera. Non solo sarà necessario digerire una retrocessione sanguinosa, dolorosa e inattesa, ma la Reggina dovrà (si spera di poterlo fare a questo punto) partire con la penalizzazione in classifica..."Così è, se vi pare", narrava Pirandello.

La domanda chiave, al di là di quella su problemi economici, deferimenti e quant'altro, è sempre e solo stata una, sin da quando si era intuito che la Reggina era incapace di salvare la categoria: ma Foti, ha la voglia e la forza di guidare ancora la Reggina, anche in Lega Pro, anche in mezzo al mare tempestoso di debiti, problemi economici e quant'altro? Lui ha risposto senza indugi di si, quindi sarebbe meglio dire che "non c'è alcuna volontà di cedere la società". Che poi non ci siano imprenditori locali vogliosi di rilevare la Reggina, questo è tutto da vedere. Forse, sarebbe meglio dire, non ci sono imprenditori disponibili a rilevare la Reggina o ad entrare nel capitale sociale, alle condizioni del suo attuale azionista di maggioranza: sono bastate due conferenze stampa, forse solo la prima, ad avere una conferma in merito.

Insomma, il futuro che aspetta la Reggina e il tifo amaranto, è paradossalmente chiaro: ci sarà da soffrire per vivere e lo si farà con Foti al timone.