Gaz.Sport: "Un mese di stop, scienziati al Governo: "Niente affollamenti". Il calcio e lo sport tornano a porte chiuse"
"Un mese di stop, scienziati al Governo: "Niente affollamenti". Il calcio e lo sport tornano a porte chiuse", è l'analisi di oggi di Gazzetta dello Sport nelle pagine nazionali.
"Le porte degli stadi e di tutti gli avvenimenti sportivi tornano a chiudersi. L’illusione dell’apertura al pubblico sta per sbriciolarsi di fronte al decalogo che il comitato tecnico-scientifico voluto dal premier Giuseppe Conte, ha spedito ieri pomeriggio al governo. Si può ipotizzare che non tutto sia sposato ed entri nel prossimo decreto, ma la tendenza è ormai chiara: sarà disposto il divieto di manifestazioni aperte al pubblico fino al 30 marzo. Tutte le acrobazie per riempire gli stadi, spostando le partite per lasciar scadere le prescrizioni, sono state inutili. Resta una parola d’ordine, quella di ripartire. Ma il Paese, questo dicono gli scienziati al governo, di fronte all’escalation del numero dei contagi, deve soprattutto pensare a contenere e a difendersi dal virus. E allora ecco le raccomandazioni, il «divieto» di abbracci e strette di mano, il pressante suggerimento a chi ha più di 75 anni (e a quelli oltre i 65 che sono ammalati) di non frequentare luoghi affollati, l’invito anche a chi ha una semplice febbre a rimanere a casa e quello a osservare una distanza di almeno un metro nei contatti sociali fra le persone.
Una serie di misure che naturalmente fanno a pugni con l’idea di riempire uno stadio. Ecco perché tutte le autorità sportive si aspettano che resti in campo solo l’ipotesi del paracadute delle porte chiuse. «Sulle manifestazioni sportive saranno attuate con forza misure di rarefazione sociale», ha detto ieri sera il viceministro della salute Pierpaolo Sileri. Traduzione: porte chiuse. L’unica possibilità per andare avanti con la stagione, magari facendo attenzione a limitare il più possibile anche la presenza degli addetti ai lavori negli impianti. D’altro canto, nella giornata di ieri si è mosso qualcosa anche fuori dall’Italia. L’ipotesi di giocare a spalti vuoti per impedire di trasformare gli stadi in un’occasione di contagio, si è fatta strada in modi diversi anche nei più importanti campionati all’estero, dalla Premier alla Liga, dalla Bundesliga alla Ligue 1, per non parlare della Svizzera dove si è deciso di rinviare tutto fino al 23 marzo.
Fino al 30 marzo
Le «proposte» sono state formulate nell’ambito di una «crescente preoccupazione» sulla diffusione del coronavirus in tutto il Paese. Oggi se ne parlerà in una riunione interministeriale e potrebbe arrivare subito l’integrazione al DPCM approvato lo scorso primo marzo. L’idea è quella di una decisione che abbia uno spazio temporale più lungo, fino al 30 marzo appunto, con una verifica fra 15 giorni. Nelle prossime ore è probabile che il ministro Vincenzo Spadafora e il presidente del Coni Giovanni Malagò facciano il punto su tutti gli aspetti sportivi dell’imminente integrazione del Decreto del primo marzo. C’è poi il punto interrogativo che riguarda Napoli-Inter di Coppa Italia di domani: porte aperte o già chiuse?
Ma la novità riguarda anche i confini delle prescrizioni. Ormai tutte le regioni sono costrette a tenere la contabilità del numero dei contagiati (solo la Valle d’Aosta non ne ha). L’Istituto Superiore di Sanità si è chiaramente riferito alla possibilità di un’estensione della zona rossa, quella in isolamento che per ora comprende dieci comuni della provincia di Lodi, e la località veneta di Vo’, in provincia di Padova. In particolare, si sta studiando la provincia di Bergamo, che ha fatto registrare ieri un’impennata del numero di contagiati, superando persino la cifra del Lodigiano.
Le raccomandazioni del comitato tecnico-scientifico non si fermano però alla zona gialla, che comprende Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, la provincia di Savona e quella di Pesaro-Urbino. La lista di disposizioni è diretta a tutto il territorio nazionale, chiudendo le porte degli stadi anche dove sono state fino a questo momento aperte. È indicativo quanto è successo ieri a Roma con la decisione di rinviare la RomaOstia, la più partecipata mezza maratona d’Italia. Una scelta presa da Prefetto, Roma Capitale e regione Lazio, sulla base di una considerazione di «inopportunità». Difficile che questo tipo di valutazione sia limitata ai 10mila podisti che avrebbero dovuto percorrere la strada dall’Eur al mare e non si estenda anche agli avvenimenti calcistici dell’Olimpico. Insomma, le porte chiuse diventeranno l’unico verbo possibile in tutta l’Italia. Uno scenario che sembrava improbabile ed estremo fino a poche ore fa, ma che oggi sta per diventare una scelta inevitabile", si legge sul quotidiano sportivo.
