CIAO MORO! - Il perito della famiglia: «Si poteva salvare Mario»
Oggi il funerale di Piermario Morosini ed ecco le primissime polemiche per la scomparsa del ragazzo. Si poteva fare di più? Morosini si poteva salvare? Risposte che potranno arrivare solo dall'analisi medica e dalle risultanze dell'autopsia.
Il perito della famiglia Morosini, la dottoressa Basso, ha lanciato però una serie di accuse, rompendo il muro di dolore dopo la celebrazione del calciatore e dell'uomo Morosini. Le indagini vanno fatte, con senso di responsabilità da parte di tutti gli organi d'informazione, senza volerci erigere a moralisti e quant'altro.
«Sono d'accordo con il medico legale quando afferma che il problema e' cardiaco: Morosini ha avuto delle probabili aritmie e forse in quel caso con l'uso di un defibrillatore avrebbe avuto qualche chance in piu''». Questa e' l'affermazione fatta all'Ansa dalla dottoressa Cristina Basso, perito nominato dalla famiglia dello sfortunato centrocampista del Livorno morto allo Stadio Adriatico sabato scorso.
Quindi, secondo il perito di parte - che ha assistito insieme con il medico legale Cristian D'Ovidio agli esami istologici - sarebbe molto probabile una malattia genetica strutturale «anche non ereditaria», che spesso e' la causa di morte degli under 35, specialmente in campo sportivo.
«La mia esperienza - ha proseguito la Basso, che lavora all'Universita' di Padova - mi dice che se la malformazione fosse stata nota forse Morosini sarebbe ancora tra di noi, anche perche' non avrebbe fatto sforzo, perche' gli sarebbe stato vietato dalla malattia. Ma - ha concluso il perito della Famiglia Morosini - c'era comunque un campanello d'allarme in famiglia dovuto proprio alla morte del padre per problemi cardiaci».
Queste affermazioni 'forti' da parte della dottoressa Basso - che non e' il medico legale incaricato dalla Procura, ma e' il rappresentante degli interessi della famiglia del giocatore, e quindi non e' tenuta a nessun segreto istruttorio - ha suscitato notevole perplessita' in ambito giudiziario e potrebbe segnare l'inizio di una ''guerra tra periti'' in una ipotetica che si innesta vicenda giudiziaria nella ricerca di eventuali responsabili dell'eventuale mancato soccorso. Secondo le fonti di Palazzo di Giustizia di Pescara, nonche' per gli inquirenti, fare anticipazioni sull'uso o meno del defibrillatore in questa fase delle indagini sembra inopportuno. Ma e' sicuro che il quesito finale a cui deve rispondere il medico legale Cristian D'Ovidio e' proprio quello sull'uso del defibrillatore: D'Ovidio deve dire in ultima analisi se l'uso del defibrillatore avrebbe potuto contribuire a salvare Morosini. Per gli inquirenti questa e' solo una fase di accertamento dei fatti, di raccolta delle dichiarazioni, e di mappatura di ruoli e responsabilita' allo Stadio Adriatico e fuori.
