REGGINA - Quando torneremo a parlare di calcio?
Una situazione così neanche nei peggiori incubi di inizio campionato ce la saremmo aspettata. La Reggina che passa da una festa, quella del centenario, a un dramma sportivo, quello del possibile fallimento, sembra una sceneggiatura scritta dal miglior regista di film Horror.
Il tifoso amaranto vive queste ore in trepidante attesa di capire se la sua squadra del cuore potrà iscriversi al campionato di terza serie. Parlare di argomenti poco attinenti al mondo del calcio, ovvero prendere in esame l'aspetto finanziario, inizia a stancare.
Sarebbe molto più interessante disquisire di tattica, di progetti tecnici futuri. Purtroppo, però, il contesto impone che a tenere banco sia la situazione societaria poco florida per una gestione alquanto discutibile nell'ultimo lustro. Il termine "incentivo all'esodo", in riva allo Stretto, ormai è inflazionato.
A tal proposito la situazione, rispetto agli ultimi giorni, non è poi così tanto migliorata con Bonazzoli sempre disposto a fare passi verso la Reggina a costo di non rimetterci. Con il tecnico Dionigi che non ha ricevuto alcuna chiamata per sé e il suo staff e attende di capire come evolverà la situazione.
E poi c'è un solo uomo che si è fatto carico delle pendenze di una serie di calciatori che, nel corso degli ultimi anni, hanno salutato anzitempo la Reggina con una rescissione contrattuale. Si tratta dell'avvocato Calcagno, legale dell'Assocalciatori, che segue da vicino le situazioni di Antonio Marino, Zizzari, Colombo e in ultimo Matteo D'Alessandro.
Tutti calciatori che alla società amaranto sono costati caro sia sotto il profilo economico (visto che ogni taglio rappresenta un costo e non un risparmio, ndr.) che tecnico considerato lo scarso apporto positivo dato alle formazioni in cui venivano schierati. Insomma, risolvere le problematiche di anni di gestione fallimentare, in un solo mese, appare molto difficile.
Adesso è importante saper metterci una pezza per non perdere, definitivamente, la faccia.
