REGGINA - Foti sulla stagione: «E' mancata l'idea di squadra. Dionigi? Il Taranto ha avuto un'identità»
Il presidente Foti, sempre a Tribuna Amaranto, ha parlato anche della stagione appena conclusa, evidenziando i limiti e i motivi del flop dal punto di vista del risultato sportivo.
ANNATA FLOP - «Io le mie considerazioni le ho fatte con la semplicità e la chiarezza che mi appartengono. Non credo di essermi mai nascosto in 26 anni. Non siamo stati una squadra. Il mancato raggiungimento di un obiettivo che credo tecnicamente potesse essere raggiungibile dalla Reggina è dovuto al fatto che profondamente la Reggina non è stata una squadra. Queste sono le mie valutazioni. Un messaggio che la sera stessa di Reggina-Padova mi è anche appartenuto. La storia è bella perché ti appartiene. Credo che ci possano essere momenti di luce e momenti di calo. La scorsa giornata pensavo alla risposta del pubblico di Reggio nel momento in cui, sfidando tutti e tutto, da parte della società partì la proposta di sottoscrivere l’abbonamento a uguale cifra sia in B che in A. La sede della Reggina fu assalita e in due o tre giorni sono stati fatti 10 mila abbonamenti per la prima storica promozione. Nei primi tre anni di A, la Reggina è stata la 3^ società in Europa nel rapporto capienza-presenza di pubblico allo stadio. In questi ultimi anni si è creato un certo appagamento in quello che è l’essere tifoso. In occasione del -15, in occasione di un anno storico della Reggina celebrato con un fantomatico scudetto, ricordo perfettamente, insieme ai calciatori, che mi recavo nelle varie scuole per dare biglietti in omaggio per avere partecipazione da parte del pubblico. Credo che sicuramente il primo anno di B sia stato il primo impatto con una realtà completamente diversa, che ha tutta una serie di problematiche: orarie non consoni alle abitudini del pubblico, sballato tutte le settimane. Dove hai difficoltà a sapere quando gioca la tua squadra del cuore. E tante altre problematiche come la televisione. Oggi pomeriggio sono stato mezzora con la squadra nello spogliatoio: se i protagonisti, gli attori, non riescono a trasmettere emozioni, sarà sempre più difficile trovare pubblico, trovare altra gente. Attori e dirigenti hanno il dovere di trasmettere emozioni. Il Pescara riempie lo stadio non solo per la classifica, che sicuramente incide, ma porta gente perché trasmette emozione. Perché trasmette una partecipazione corale di una squadra. Questa secondo me è mancata alla Reggina. Qualcosa l’avevamo trasmesso l’anno precedente, che ha portato a una crescita e a un risultato sportivo importante. Quest’anno eravamo convinti di essere ancora bravi e ciò ha portato un risultato che non è consono a quelle che sono le possibilità tecniche, portieri o non portieri, di questa squadra».
MANCATA L’IDEA DI SQUADRA - «Sono convinto che questa squadra avesse valori tecnici, come testimoniano alcune prestazioni: si è vinto due volte col Pescara. In più di un’occasione si sono fatte prestazioni positive. Qualche volta gli episodi sono stati favorevoli, molte volte contrari. E’ mancata l’idea della squadra, frutto di una complicità da parte di tutti. Penso che tutti siamo testimoni di risultati straordinari di squadre che forse dal punto di vista tecnico avevano poco. Nel ’99 arrivammo alla Serie A. Mentre squadre che avevano molto dal punto di vista qualitativo, come quella retrocessa dalla B alla C con i vari Carbone e Simonini…».
ESPERIENZA - «Questa squadra gente di provata esperienza l'aveva. Rizzato è un calciatore apprezzato, Bonazzoli stesso livello, Colombo idem con patatine. Lo stesso difensore centrale (Emerson, ndr) ha dieci anni di attività professionale di un certo livello. Secondo il mio punto di vista, lo stesso Barillà oggi è un 24enne prossimo ai 25, che ha giocato anche in A. Questa è una squadra, e ne sono convinto insieme ai protagonisti perché il confronto all'interno dello spogliatoio è stato sempre molto chiaro, che ha in Rizzo, Viola e Barillà giocatori richiesti. Dalla Serie A. Nicolas è già andato. E' la dimostrazione che questa squadra ha qualità. Siamo stati in qualche caso superficiali e disattenti, emerge il fatto che non siamo stati una squadra. E allargo il discorso alla mia persona, non mi sto nascondendo. Non siamo risuciti a portare avanti un'idea che è quella di fare di squadra. Che permette qualsiasi tipo di risulato. Io la penso così».
SERIE INFERIORI - «I giocatori di Lega Pro? Il Novara dalla C ha fatto bene fino in A. La stessa Juve Stabia credo che abbia fatto bene».
ESPERIENZA - «La società questo campionato ce l'ha presente, ha riconosciuto le sue responsabilità e ha fatto delle analisi. Nella vita non si finisce mai di imparare e ogni giorno ti si presentano situazioni diverse. Per me è importante che la società continui ad avere quella passione e quell'entusiasmo che ti permetta di lavorare in tutti gli ambienti. Alla Reggina ci sono ancora. Nonostante il campionato sia finito da dieci giorni, oggi ero al Sant'Agata a parlare con 21 calciatori che, se non ci fosse questa voglia di dare qualcosa, ne avresti fatto anche a meno. Sapendo che molti di loro non faranno parte del gruppo per il prossimo anno. Ho parlato al gruppo e ai singoli, sperando di trasmettere la mia passione, il mio entusiasmo e la mia voglia. C'è attenzione un po' dappertutto. Credo che siano tante le osservazioni che abbiamo fatto in questi mesi. Sicuramente dobbiamo partire da qualcosa che dia un segnale importante. E credo che il tecnico, se Dionigi o se non sarà Dionigi, avrà un ruolo importante: condividere le idee sue e trasferire le nostre valutazioni e considerazioni, avviando un percorso in cui, all abase di tutto, sia importante trasferire i valori della Reggina. Penso che tutti i grandi traguardi, la Reggina li abbia conquistati attraverso il sacrificio e il lavoro: se ci sono queste premesse, l'entusiasmo ci accompagnerà nel percorso».
VALORI - «Oggi viviamo in una società che è molto più complicata e difficile rispetto a quella di vent'anni fa. La Reggina ha la forza di ricreare quei valori e passa da scelte precise che noi faremo sugli uomini e i messaggi che vogliamo trasferire».
DIONIGI - «Ci sono delle cose che oggi sono molto strane e che forse in passato sono state immaginate in maniera diversa. Parliamo di Dionigi, Cozza, Stellone. Gente cui in passato, se c'è una cosa che non gli avresti riconosciuto era quella di fare il tecnico o il responsabile tecnico. E ci sono altri nomi, come Di Canio della Lazio o lo stesso Allegri, che ha avuto un percorso professionale di un certo tipo come calciatore. Dionigi confermo che sia un allenatore contattato lo scorso anno. Oggi la situazione è un attimo diversa. Noi l'abbiamo visto e osservato non come calciatore per i suoi trascorsi, ma per quello che fa durante la settimana, attraverso il alvoro suo e dei suoi collaboratori, e che trasmette dalla panchina. Il Taranto è una squadra che ha un mix di anziani e di giovani, ma che si muove in una certa maniera e che ha ottenuto risultati. Ha subito solo 16 gol. Merito al tecnico e ai suoi collaboratori. Dionigi in questo momento è un tesserato del Taranto, prima deve risolvere la sua situazione. Parlo bene di lui, ma anche di Cozza. Forse nessuno di noi pensava potesse diventare un allenatore. Stellone a Frosinone si sta occupando del settore giovanile, ha vinto il titolo nazione della Beretti. Un soggetto fuori dalle regole, che oggi riesce invece a trasmettere qualche cosa. Ieri siamo stati strafelici di aver superato il turno con i Giovanissimi Nazionali a Firenze: questo sta a testare quello che sostengo sempre io, ossia il possedimento di valori interni alla Reggina».
HINTERREGGIO - «La Reggina è concessionaria dello stafio Granillo in base a un accordo firmato col Comune. Abbiamo un rapporto amicale col presidente dell'Hinterreggio, ci siamo confrontati. Ci sono alcune problematiche che dovranno essere risolte da parte della Reggina: sicuramente, se ci saranno tutta una serie di premesse che potranno dare una risposta che la Reggina chiede dal punto di vista della responsabilità dell'impianto, credo sia una cosa che si possa fare. Fermo restando che oggi fare il professionismo ritengo che sia un fatto estremamente difficile e complicato. Oggi la Federazione sta arrivando a situazioni di guardia che impongono alle società professionistiche tutta una serie di regole pesanti dal punto di vista economico e strutturale. La Federazione spera di far autoeliminare l'area professionistica alzando tutta una serie di paletti».
RITIRO - «Ancora non è stato deciso: se si dovesse fare al Sant'Agata, credo che sotto certi aspetti sia difficile a trovare una struttura migliore. La seconda fase sarà sicuramente fuori».
