CALCIO MALATO
"Non mi riconosco in questo calcio selvaggio. Ho lasciato per non tradire il mio modo di fare questo sport".
Parole di Marco Giampaolo, qualche ore dopo l'ufficialità delle sue dimissioni dalla panchina del Brescia. I retroscena che hanno indotto il tecnico marchigiano a lasciare la guida delle Rondinelle, non sono proabbilmente noti e mai si sapranno. Di certo, il colloquio, certamente non amichevole, tra Giampaolo e gli Ultras bresciani, dopo la gara contro il Crotone, deve aver lasciato qualche strascico nello stesso trainer, tanto da indurlo a dire addio. Peraltro, al termine della gara perso contro la formazione di Drago, tutto lo stadio ha inneggiato ad alta voce il nome di Alessandro Calori. Giova ricordare che durante l'estate, aveva dovuto dare l'addio a "furor di popolo" il collaboratore di Giampaolo, quel Fabio Gallo dagli importanti trascorsi atalantini. Di certo, si potrebbe parlare dei rapporti tra Ultras e club, ma ci dilungheremmo...
Calcio selvaggio, su questa frase vogliamo concentrarci. Effettivamente, stiamo assistendo sempre più a "calci" piuttosto che a puro football. Sta diventando un tritacarne, dove valori e persone assumero significati oramai nulli. Vere e proprie isterie di massa, si verificano dopo due ko di fila, magari dopo cinque giornate dall'avvio della stagione, i presidenti sempre più esigenti e mangia allenatori, magari autori di campagne acquisti improvvisate. Dirigenti che vanno e vengono, confusione totale e programmazione nulla. Il calcio italiano, in tutte le categorie, sta vivendo una crisi importante. E poco importa che siano le solite solite a trascinare l'intero movimento. Ci sono le società che per seguito "foraggiano" il mercato con denaro liquido altrimenti inesistente, mentre altre contribuiscono alla crescita con i soliti innesti dei giovani, che poi serviranno ai ct delle varie selezioni. Si naviga a vista.
Al di là di tutto, è evidente come si vive uno sport sul filo sottilissimo di una crisi nervosa. A farne le spese, sopratutto gli allenatori e i tifosi che si rispecchiano in un movimento che oggi non esiste più. Gli allenatori, oramai in numero spropositato e molti dei quali oggettivamente sopravvalutati e spinti dai soliti ineffabili procuratori, traballano ad ogni gara e i crediti spendibili sono sempre pochi e ad esempio, se hai fatto benissimo la stagione precedente e inizi una nuova annata con il piede sbagliato, rischi immediatamente il posto: la Zamparinite è dilagata ovunque. Tra stadi obsoleti, abbonamenti tv ipercostosi e indigestione quotidiana di football, i tifosi sono stretti in una morsa insopportabile e che genera sofferenza. Identità e bandiere poi, sono due concetti oramai sacrificati all'altare dei Raiola di turno, che per arricchire le commissioni, preferiscono incentivare i trasferimenti dei loro assistiti da squadra a squadra ogni singola stagione.
E' proprio un calcio malato..
