"Sos Sicilia, prime crepe a Palermo. A Catania e Trapani si gioca in...Tribunale", le ultime dall'Isola

28.05.2020 12:35 di Redazione Tuttoreggina Twitter:    Vedi letture
"Sos Sicilia, prime crepe a Palermo. A Catania e Trapani si gioca in...Tribunale", le ultime dall'Isola
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© foto di Rosario Carraffa/TuttoPalermo.net

"Prime crepe a Palermo. A Catania e Trapani si gioca in...Tribunale", scrive Gazzetta dello Spoprt che analizza il momento di difficoltà di alcune piazze siciliane, tra problemi gravi (quelli rossoazzurri e granata) e contrasti tra soci e dirigenti (nel caso dei rosanero).

"Scossoni societari, deferimenti, rischi di fallimento, contenziosi aperti nelle aule di tribunale. La Sicilia che accoglie ogni giorno con ottimismo la discesa della curva del contagio da coronavirus (proprio Trapani è la prima provincia italiana covid free: 28 giorni senza nuovi infetti) si interroga, invece, sul futuro delle squadre più rappresentative. Qui il calcio da anni ormai sta diventando una storia di carte bollate in barba a un’antica tradizione che ha visto questa regione protagonista anche nelle zone alte della Serie A. Nella terra in cui nel passato recente sono approdati i talenti come Pastore, Cavani, Dybala e Ilicic, che ha prodotto campioni come Schillaci, in cui sono state vissute stagioni esaltanti a caccia di un posto in Europa in cui Palermo, Catania e Messina si davano battaglia in derby infuocati, oggi si assiste a una lotta per non scomparire. Catania e Trapani versano in situazioni drammatiche, e dire che proprio la scorsa stagione i granata hanno centrato una promozione in Serie B. Il Palermo è stato costretto a risorgere dalle ceneri prodotte dalla gestione dissennata, dopo un decennio di fasti, di Zamparini, ripartendo dalla D. Eppure anche il nuovo corso riesce a proporre qualche crepa all’interno di un sodalizio nuovo di zecca con le dimissioni dalla carica del vice presidente Tony Di Piazza. Da Trapani a Catania queste sono ore di attesa frenetica sulle decisioni che possono scaturire dai tribunali, mentre a Palermo ci si interroga sulle conseguenze di un gesto che potrebbe inficiare un progetto triennale per riportare la squadra in A e che in questa stagione ha visto inserire il primo tassello con il ritorno in un campionato prof.

Timori a Palermo

Il calcio siciliano fa fatica. I tifosi del Palermo che hanno appoggiato con passione il progetto di Dario Mirri sperano che le dimissioni di Di Piazza non siano un segnale poco rassicurante, perché riguardano la figura dell’azionista, seppure con il 40%, che insieme alla famiglia Mirri controlla Hera Hora, la Holding proprietaria del club. Uno scricchiolio arrivato al termine della stagione della rinascita che la nuova proprietà ha condotto in porto con la promozione in Serie C, anche se in attesa di ratifica da parte del Consiglio federale. Una decisione nata per divergenze di vedute dell’imprenditore italoamericano su una parte dell’operato dell’a.d. Sagramola. L’imprenditore Usa resta consigliere nel Cda, non mutando sostanzialmente i progetti. Un concetto in parte smentito su Facebook dello stesso Di Piazza che dice di prendere in considerazione l’ipotesi di cedere la quota. Lamenta il mancato coinvolgimento in alcune decisioni chiave come operazioni di mercato e in ultimo la non riconferma del tecnico Pergolizzi. Una situazione di rottura, anche se è difficile prevedere se alla fine lo sarà veramente, ma che evidenzia una confusione nei ruoli. Qualche elemento in più potrebbe venire fuori oggi dal Cda di Hera Hora. Intanto, per la panchina si pensa a Caserta e Italiano.

Sono ore cruciali, invece per Catania e Trapani, entrambe deferite per il mancato pagamento degli emolumenti. Oggi dovrebbe arrivare la prima risposta del Tribunale al quale la Procura aveva chiesto la nomina di commissari straordinari per gestire la grave situazione debitoria del Catania, ipotizzando anche il fallimento. L’inserimento della cordata, rappresentata dal segretario generale della Fidal, Fabio Pagliara, e dall’ex allenatore rossazzurro, Maurizio Pellegrino, dà speranze a una città che non vuole ripartire dai dilettanti. Il comitato per l’acquisizione delle quote, costituitosi in Spa, è disposto a versare subito un milione facendosi carico negli anni successivi di 54 milioni di debiti. Tre le soluzioni: fallimento, cessione alla cordata col beneplacito del tribunale, o, viste le scadenze di tasse e iscrizione prorogate dalla Lega, il mantenimento dell’attuale proprietà che deve correre contro il tempo per rispettare alcune scadenze.

Caos Trapani

Il futuro del Trapani dipende, invece, dagli esiti dei contenziosi, ben due, tra l’attuale proprietà, la Alivision Transport, e la precedente, la FM Service. Un’udienza al Tribunale di Trapani circa il ricorso del club granata sul pignoramento presso terzi posto in essere dalla FM Service per un importo di circa 540 mila euro che ha bloccato i conti bancari del club, l’altra, sempre in calendario oggi per la decisione del Tribunale di Roma su un’altra causa nata dal mancato pagamento di due rate consecutive dalla somma pattuita al momento della cessione del club. Da qui, potrebbe anche scaturire il ritorno del Trapani alla FM Service. Insomma, sembra che in Sicilia non ci sia mai tempo per rifiatare e per guardare al domani calcistico con fiducia".