L'esperto dirigente Lucchesi: "Perché un imprenditore deve perdere 2-3 milioni per fare la C? Diminuire squadre e aumentare ricavi"

09.01.2026 14:25 di  Redazione Tuttoreggina  Twitter:    vedi letture
L'esperto dirigente Lucchesi: "Perché un imprenditore deve perdere 2-3 milioni per fare la C? Diminuire squadre e aumentare ricavi"
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© foto di Nicola Ianuale/TuttoSalernitana.com

Fabrizio Lucchesi, dg del Guidonia, ha parlato a tmw in merito alle famose riforme da apportare alla C per evitare altri casi Rimini, Turris, Taranto e compagnia:

"Il problema è di sistema. La Serie C è l’ultimo anello di una catena che funziona male e che scarica le ferite sulle piazze più fragili e appassionate. Il presidente Marani sta provando a inasprire le regole per l’accesso al campionato. Mi ha colpito sentirlo fare un appello diretto in assemblea: “Chi non può finire la stagione non deve iniziare”. In quel silenzio riflessivo si è percepita la forza di un presidente che parla con coraggio davanti ai suoi elettori. Rappresenta l’unità di tutta la Lega, quindi bisogna cambiare. Sono d’accordo: pensare di risolvere i mali del calcio italiano discutendo solo dei tre-quattro casi attuali in Lega Pro è ridicolo. Il sistema non regge 100 squadre professioniste. Il calcio italiano ha 5 miliardi di debiti complessivi: un sistema così indebitato non può stare in piedi. Va rivisto tutto. Le società sono imprese private, non possiamo sindacare se un presidente smette di investire, ma servono regole federali forti per impedire l’accesso a chi non ha la capacità di concludere la stagione. Le norme per il 2026/27 saranno un primo passo, ma la revisione deve essere generale.

Sottolinea ancora Lucchesi: "La mission della Lega è lavorare sui giovani, far crescere i futuri calciatori per le nazionali e le categorie superiori. Ma questa base deve sopravvivere. Una squadra di Serie A “normale” deve rimettere 1-3 milioni l’anno solo per esistere. Figuriamoci in Serie C: perché un imprenditore dovrebbe perdere 2-3 milioni all’anno? Il mondo sta cambiando, le grandi famiglie nazionali mollano le squadre di A perché non ce la fanno. Va resa sostenibile: diminuire il numero di squadre, aumentare i ricavi. A dirlo è facile, lo sentiamo da 45 anni, ma oggi vedo una determinazione forte in Lega come non mai. Mi ha sorpreso in positivo".

Sulla riforma Zola: ""Non è la panacea, ma punta a valorizzare i vivai. Il calciatore esce dal settore giovanile non pronto per i grandi palcoscenici, ha bisogno di formazione. La Lega Pro si colloca lì. Serve tempo, strutture, pazienza. L’indirizzo deve andare sempre più verso il merito: deve giocare il più bravo, non chi ha più giovani per fatturato o per quota".