Corriere della Sera: "Caso Lotito, nelle carte dell'indagine venti episodi tra insulti e minacce". Il senatore: "E' l’inizio del cinema"
"Caso Lotito, nelle carte dell'indagine venti episodi tra insulti e minacce", si legge su Corriere della Sera in edicola questa mattina.
"Sono venti gli episodi tra intimidazioni, minacce e insulti finiti nelle carte dell’inchiesta che ruota attorno al presidente della Lazio e senatore di Forza Italia Claudio Lotito. A ricostruire il quadro è il Corriere della Sera, che dà conto degli elementi raccolti dal pm Lorenzo Del Giudice nell’arco di circa due anni. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Lotito sarebbe stato destinatario di una vera e propria campagna di pressione e denigrazione, sviluppatasi attraverso differenti canali: dai post e commenti pubblicati sui social network alle telefonate ricevute sui cellulari privati del presidente biancoceleste, passando per manifestazioni e iniziative dimostrative.
Tra gli episodi riportati nelle carte figura anche una protesta organizzata di fronte alla Camera dei deputati, durante la quale da un appartamento sarebbe stato esposto uno striscione con la scritta “Lotito libera la Lazio”, tanto grande da occupare l’intera facciata dell’edificio. Gli atti fanno inoltre riferimento alla diffusione di adesivi dal contenuto ritenuto oltraggioso nei confronti del numero uno laziale", si legge.
Aggiunge poi il quotidiano milanese: "Quando ieri mattina si è saputo delle perquisizioni a Mauro Masi e Luigi Bisignani, ora indagati per aggiotaggio, i cellulari di Claudio Lotito già squillavano tutti. Ma il presidente della Lazio ha risposto solo al suo alter ego, Emanuele Floridi, 48 anni, romano, il capo della comunicazione e della strategia di Formello, l’unico di cui il senatore di Forza Italia veramente si fidi, che stava con lui già nel 2023 e lo seguiva per i tratturi antichi del Molise, nella campagna elettorale del candidato governatore del centrodestra, Francesco Roberti, poi eletto. Così, insieme a Floridi, che è anche l’uomo dello sbarco della Lazio al Nasdaq di New York, il patron biancazzurro in cinque minuti ieri ha concordato la linea: «Meglio star zitti, è l’inizio del cinema».
Lo show è appena iniziato e Lotito, dunque, s’aspetta altre puntate dall’inchiesta della Procura di Roma. E però quanta rabbia trattenuta («Potrei ricordare tutto quello che ho vissuto e sto vivendo in questi anni, ma non sarebbe corretto nei confronti di chi indaga, è una fase molto delicata», così nello sfogo con il suo alter ego)".
Il tifo organizzato, uno degli attori della protesta, ha ricordato l'archiviazione di un'altra inchiesta nata dalle denunce dello stesso Lotito: "Davanti alle accuse della Procura, il tifo organizzato sui social ieri ha già risposto, ricordando il precedente del 2006, l’inchiesta su un’altra presunta scalata ai danni del senatore, organizzata dal gruppo degli Irriducibili che avrebbero voluto mettere al suo posto Giorgio Chinaglia. Poi si è visto com’è finita: tutti assolti. Per i giudici, gli attacchi rivolti all’epoca a Lotito erano solo il frutto di «un’aspra contestazione».
Questa storia, però, sembra diversa, le pressioni su Lotito perché venda la società durano almeno da un paio d’anni. Da quando si è messo in testa di prendere lo stadio Flaminio, forse, sono cresciuti anche gli appetiti sulla Lazio. Gli insulti telefonici, le minacce di morte, i cortei di protesta: erano 5 mila i tifosi in marcia il 14 giugno 2024 (l’inizio della rivolta), sono diventati 20 mila il 2 luglio scorso. E poi manifesti funebri affissi in tutta Roma («Al tuo funerale prosecco e caviale») fino alla minaccia dei mesi scorsi al governo di centrodestra di votare No al referendum sulla giustizia e di non votare più Forza Italia («Il tema di perdere voti esiste», ha ammesso di recente il governatore del Lazio Francesco Rocca, tifoso laziale anche lui). Lo stesso Bisignani, dal palco del Manzoni, fece un appello ai politici di fede laziale a mobilitarsi.
Così, le cose da dire sarebbero molte, ma anche all’uscita del ristorante di palazzo Madama, subito dopo l’ok dell’Aula alla riforma elettorale, ieri il senatore ha dribblato le domande: «No comment». Due anni fa, davanti alla Giunta per le immunità, Lotito chiese l’autorizzazione di Palazzo Madama per far acquisire i suoi tabulati telefonici dalla Procura di Roma e dalla Digos. Così è nata l’inchiesta. E il racconto delle minacce impressionò tantissimo i suoi colleghi: «Non sembrano cani sciolti né può parlarsi di un gruppo di tifosi burloni al bar che si diverte a rompergli le balle di giorno e di notte, la percezione piuttosto è che ci sia dietro una struttura ben organizzata...», concluse preoccupato il vicepresidente della Giunta, Manfredi Potenti, leghista e juventino".
