La storia della Reggina parla chiaramente: solo una politica giovanile seria potrà garantire un futuro alla nostra squadra
Nella storia della fu Reggina Calcio, che tra pregi e difetti ha avuto il merito di allestire un settore giovanile serio e produttivo, tanti ragazzi reggini sono diventati calciatori importanti.
Quante volte allo stadio abbiamo sentito gli scherni dei tifosi da Tribuna (oggi diventati da social) che accusavano sopratutto i ragazzi reggini di essere inadeguati per giocare in determinate categorie? I Morabito, i Missiroli, i Barillà, poi i Viola e tanti altri che magari dimentichiamo sono cresciuti nell'ambito di una strategia inconfutabilmente vincente: i loro risultati sono sotto gli occhi di tutti. Missiroli o lo stesso Barillà hanno spopolato in serie A e comunque in piazze importanti, per non parlare di Nicolas Viola e di tanti altri ancora. Allo scouting nel locale, si è affiancato quello fuori regione e gli esempi di Belardi, Cirillo e Perrotta, o anche Di Lorenzo, sono tutti principali esempi di virtuosità gestionale.
Da quella maledetta estate del 2015, che ha ficcato la Reggina in un tunnel, con ben due fallimenti e tante, tante difficoltà, anzi diremmo crisi d'identità, oggi si fatica a trovare una via d'uscita che possa avere una prospettiva. A dire il vero, nell'ultima gestione Ballarino si era tentato di dare un barlume di luce al settore giovanile, oggi la questione sembra sparita dal dibattito. Poi ci si è anche persi per strada qualche elemento che poteva essere funzionale alla causa, non dimentichiamolo: il portiere De Lorenzo (un 2007 che oggi faceva comodissimo, ora è alla Nocerina), lo stesso Gatto e altri ancora.
La Prima Squadra deve chiaramente viaggiare con regole ed esigenze diverse, sopratutto in questo incubo chiamato serie D, ma più che altro in una piazza medio-piccola è obbligatorio dover lavorare seriamente con il vivaio, come lo è stato nella gestione Foti. Altrimenti dobbiamo solo prepararci al prossimo default.
Un Chirico o un Macrì persi oggi sono un danno meno visibile ma domani un danno evidente. Oggi c'è chiaramente l'esigenza di costruire la squadra per uscire dalla categoria, ma allevare un ragazzo con delle doti e poi perderlo senza criterio è un errore senza rimedio. Un Chirico o un Macrì o un 2007 Scali sono più "scarsi" degli Under presi oggi dalla nuova gestione? Speriamo di si, in prospettiva lo dirà il tempo.
Il continuo avvicendarsi di proprietà che hanno come priorità cancellare quanto fatto dalla gestione precedente, solo per motivazioni politiche o per accontentare le groupies di questo o quel dirigente, alla fine porterà solo a guai e disastri: lo suggerisce la storia della Reggina, non ci inventiamo proprio nulla. Se la Reggina diventa sempre più oggetto di scontro politico, preparatevi ad un futuro senza Reggina.
Se in questa città, oggi anestetizzata dalla politica spicciola, esiste ancora un dibattito attorno alla Reggina, che si parli anche dell'esigenza di costruire un "progetto visionario" sopratutto dalle basi, quindi dal settore giovanile, ma da un settore fatto seriamente: deve essere una priorità da qui all'eternità calcistica.
