REGGINA: IL BENE SUPREMO RESTA L’AMARANTO, MA MOLTI NON SEMBRANO ANCORA D’ACCORDO

11.06.2026 09:00 di  Valerio Romito   vedi letture
REGGINA: IL BENE SUPREMO RESTA L’AMARANTO, MA MOLTI NON SEMBRANO ANCORA D’ACCORDO

Viviamo giornate frenetiche, scosse da colpi di scena improvvisi, quasi fragorosi, alternati da lunghe e snervanti pause, nel contesto di una compravendita che sembra sempre essere sul punto di concretizzarsi, ma che a giugno inoltrato non vede ancora materializzarsi concretamente quella che sarà la nuova proprietà della A.S. Reggina 1914.

Chiariamo subito che non è intenzione di chi scrive assumere alcuna posizione in ordine a chi dovesse spuntarla al termine delle trattative, bastando ed avanzando la constatazione, assai consolante, che gli interessi manifestati nelle ultime settimane verso il sodalizio amaranto sembrano spazzare via i timori, non del tutto infondati di qualche tempo fa, che si potesse precipitare in un oblio di disinteresse ed abbandono. A patto però, ma è anche inutile specificarlo, che si tratti di gente seria e che operi nella legalità.

Il grande fermento delle ultime settimane certifica che il brand Reggina, differentemente da alcune teorie piuttosto insistenti e reiterate, non è stato sbiadito dai tre anni in quarta serie (con il quarto, ahinoi, alle porte), tanto da indurre diversi soggetti a presentare proposte più o meno allettanti, tra le quali, come è noto, almeno due hanno conquistato il proscenio e creando, per l’attuale proprietà, un vero e proprio dilemma che, ci aspettiamo, venga definitivamente risolto per poter finalmente passare alla costruzione di quel nuovo progetto che dovrà, necessariamente ed indifferibilmente, riportarci tra i professionisti.

Nondimeno, oltre all’aspetto agonistico comunque preponderante, l’arrivo di una nuova governance in riva allo stretto può e deve costituire un’occasione per ritrovare quella compattezza di intenti ed ambientale la cui mancanza ha, di fatto, dilaniato la città ed il tifo in proporzioni ormai insopportabili: tuttavia, le prime avvisaglie sembrano purtroppo non andare nella direzione sperata.

La libera scelta operata da chi, in questo triennio, ha deciso di seguire o non seguire la squadra, pur nell’eventuale non condivisione reciproca delle rispettive motivazioni, risulta assolutamente legittima e comprensibile; è apparsa invece molto meno giustificabile il deprecabile costume di voler per forza etichettare la controparte con epiteti tanto odiosi quanto deleteri per una serenità che invece avrebbe dovuto accompagnare la risalita amaranto, a suon di venduti, ingenui, creduloni da un lato ed ignavi, occasionali ed ideologizzati dall’altro.

Se quindi anche la semplice aspettativa, o semplicemente un pronostico, riguardo chi alla fine la potrà spuntare nell’acquisizione del club, sta cominciando sin da subito a creare nuove tensioni nella tifoseria, complice probabilmente anche quelle simpatie o antipatie politiche che non ne vogliono sapere di cessare le loro intromissioni in questa storia, chiaramente il viatico non sembra avviarsi nel migliore dei modi, e certamente non andrà a favorire quell’obiettivo a cui, e di questo ne siamo certi, tutti vorrebbero giungere.

Perché alla fine molti sembrano quasi dimenticare quale sia il bene supremo di tutti i tifosi, ossia quei colori amaranto che già in passato hanno rappresentato un collante eccezionale per tutta la comunità reggina, rivestendo il ruolo di stella polare anche e soprattutto nei momenti più bui della storia cittadina; proprio per questi motivi, ci ostiniamo a credere che ritrovare coesione ed unità di intenti non possa e debba rappresentare un’impresa così improba, ed i primi a poter favorire tale processo potrebbero essere proprio i mezzi di informazione: ma davvero è sperare troppo?

Nell’attesa, auspicabilmente molto breve se non improcrastinabile, che venga deciso definitivamente quale sarà il nuovo corso amaranto, confidiamo anche nella capacità della nuova proprietà, qualunque essa sarà, di poter magari incidere, ovviamente in positivo, nella creazione di un nuovo inizio, con la consapevolezza che comunque potranno essere soprattutto i risultati, come è ovvio, a favorire questo processo.